Quotidiano Enti Locali & PA – Il Sole 24 Ore

  • 22 Set 2016
  • Si consolida l'esperienza della Pa nella comunicazione via social

    di Sergio Talamo
  • Si può ancora considerare l’uso dei social nella Pa come una sperimentazione, una semplice avanguardia innovativa? In realtà è la normativa della riforma a indurre le amministrazioni a un utilizzo dei social media sistematico e professionale. Nel nuovo sistema, i social sono promossi, sia pure implicitamente, come un cambio di passo indispensabile. Prendiamo l’articolo 2 del decreto 97 sulla trasparenza: l’obiettivo del nuovo accesso civico - quello che non ha più bisogno di legittimazione soggettiva - non è la concessione di un diritto astratto, ma un principio di rango costituzionale, “promuovere la partecipazione degli interessati all’azione amministrativa”. Ed è indubbio che il cittadino viene chiamato alla partecipazione attiva soprattutto dalla comunicazione a due vie tipica dei social, e non certo dal vecchio sistema “comunicati e sportelli” della legge 150/2000. Per non dire degli effetti di trasparenza indotti da un’informazione che arriva via whats app (fra i vari, il caso-Toscana). Oppure, si consideri il decreto 179 di riforma del Codice dell’amministrazione digitale. Il concetto stesso di “cittadinanza digitale” - articolo primo e architrave della Riforma (legge 124/2015) che contiene anche la delega alla revisione del Cad - comprende il pieno utilizzo degli strumenti interattivi. All’articolo 3, infatti, si chiarisce non solo che “il diritto all’uso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione” è rivolto “a chiunque”, ma subito dopo si precisano gli obblighi dei soggetti - cioè le Pa - che devono rendere effettivo tale diritto: nell’amministrazione “digital first”, il cittadino-utente ha diritto di verificare, anche da remoto, i tempi di risposta e lo stato di avanzamento di ogni specifico procedimento. E certo questo non è agevole farlo con lettera e francobollo... Ma prima ancora degli obblighi, esiste la necessità di coinvolgere, formare, far sapere. È del resto ciò che raccomandava anche il Consiglio di Stato, nella sua illuminata pronuncia dell’aprile 2016: è necessaria “un'ampia pubblicizzazione dei benefici pratici, sulla vita quotidiana, che il digital first comporta per gli utenti”. Informare è la vera priorità per far decollare la Riforma. E “l’informazione della PA deve andare lì dove sono i cittadini”, dice Francesco Di Costanzo, promotore della rete #PAsocial operante a Palazzo Chigi. Quindi su facebook, twitter, instagram, youtube...

    Best practices
    Si potrebbero fare molte altre citazioni, tratte da articoli di legge o da qualificati pareri istituzionali, per ribadire che una Riforma varata nell’anno 2016 vive di comunicazione digitale, e la comunicazione digitale viaggia con i moduli e soprattutto con la velocità e l’interattività dei social media. Ma più delle norme, raccontano le esperienze. Ad esempio, quella del Comune di Grottaglie, provincia di Taranto, dove l’app “Decoro urbano” permette ai cittadini di segnalare guasti, situazioni di degrado, vandalismo, sporcizia, dissesto stradale. La peculiarità è che le segnalazioni vengono inoltrate automaticamente ai settori di competenza per accelerare gli interventi. E, a proposito di articolo 3 del nuovo Cad, sempre tramite l’app il settore interessato rende consultabile all’utente lo stato della lavorazione del caso: “in attesa”, “in carico” o “risolta”. L’iniziativa del Comune tarantino segue altre best practices, come quella di Udine, dove dal 2010 funziona con un meccanismo simile l’app georeferenziata “Epart”. In casi come questi, la digitalizzazione via social è davvero veicolo di partecipazione civica e accountability. Con in più lo specifico valore aggiunto del “tempo reale”.

    Terremotocentroitalia.info
    Ma i problemi urbanistici, purtroppo, non riguardano solo l’ordinaria amministrazione. Ha fatto scalpore (ma solo per chi non conosce i nuovi media) che la notizia del tremendo terremoto del centro Italia, la notte del 23 agosto, arrivò da Twitter e Facebook molto prima che da giornali, tv e agenzie. È intuibile il valore informativo e civico di una rete sociale in cui ogni utente aggiunge qualcosa di suo, qualcosa che “vede” o “sente” prima ancora di decifrare e interpretare, compiti che restano peculiari del giornalismo e delle sue professionalità. Bene, anche dopo il sisma, il contributo dell’attivismo social è rimasto alto. Ad esempio, una community di attivisti digitali si è messa in moto per organizzare la solidarietà in rete. La strada scelta è quella di raccogliere le informazioni utili e fare da repository aggiornata di tutto ciò che può servire, sia alla vita quotidiana sia alla ricostruzione. La piattaforma, che si chiama Terremotocentroitalia.info, è partita mentre ancora si contavano le vittime del sisma. Uno dei promotori, Matteo Tempestini, racconta: “Ci siamo chiesti: cosa possiamo fare, in concreto? E abbiamo pensato che sarebbe stato utile organizzare la grande mobilitazione che in quelle ore si stava sviluppando sulla rete creando un unico canale dove raccogliere le informazioni che arrivavano dalle zone terremotate, dai cittadini, dalla protezione civile, poi aggregarle, verificarle e quindi diffonderle. Abbiamo quindi creato un gruppo Facebook e poi la piattaforma web, l’account Twitter, il profilo Instagram, il gruppo e il canale Telegram, il gruppo su Flickr”. In questa forma di “volontariato social”, come si può notare, sono importanti soprattutto due fattori, l’attività di verifica delle notizie e la sollecitazione della partecipazione civica (vengono monitorate anche offerte dei cittadini di beni di prima necessità). Ed è una mobilitazione contagiosa, visto che a oggi ci lavorano oltre 100 persone, nelle zone terremotate e in tutto il territorio nazionale, mentre i fruitori del servizio sono già diverse migliaia. L’esperienza di Terremotocentroitaoia.info sarà di scena il prossimo 30 settembre a Catania, in un evento promosso da #PAsocial insieme al Comune etneo e all’Agid. Sarà l'occasione per raccontare anche il lavoro dei Vigili del Fuoco, che hanno affrontato l’emergenza del terremoto unendo i loro tradizionali e insostituibili interventi con una capillare informazione via Twitter. È dall’uccellino, per dirne una, che apprendiamo questo semplice e confortante dato: domenica 18 settembre, mentre gli italiani riposavano, nelle zone colpite c’erano 985 vigili ad aiutare i cittadini.