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Progetto Co-City, Torino e le esperienze italiane di rigenerazione urbana partecipata

di Simone d'Antonio

Le città rappresentano il principale laboratorio di soluzioni per la cura dei beni comuni e la promozione di nuove forme di governance condivisa con i residenti, approcci capaci di influenzare in maniera più ampia il rapporto tra cittadini e pubblica amministrazione ma anche la rigenerazione dell'enorme patrimonio di beni dismessi o parzialmente in disuso che rappresentano un'opportunità di crescita per il paese. L'esperienza che Torino si appresta a portare avanti con il progetto Co-City, presentato ufficialmente il 31 marzo con un evento di lancio organizzato in collaborazione con Anci, presenta elementi utili per orientare l'intero dibattito nazionale sulle forme innovative di rigenerazione urbana e di partecipazione civica.

La rigenerazione urbana
In un momento di passaggio decisivo per numerose città impegnate ad attivare potenti azioni di rilancio urbano con i progetti del Piano periferie, il modello di governance condivisa promosso da Torino a partire da un'applicazione originale del Regolamento Beni Comuni offre spunti importanti per le città che scelgono di investire sull'empowerment civico per abilitare i cittadini ad essere i veri motori delle azioni di crescita urbana.
Dal recupero di spazi verdi dismessi alla rigenerazione di strutture abbandonate o sottoutilizzate, le tre tipologie di patto di collaborazione presentate dalla città di Torino a stakeholder e esperti locali, nazionali ed europei corrispondono a una visione ben definita dell'impegno collettivo verso una pluralità di azioni, che vanno dal recupero degli immobili individuati attraverso un'apposita delibera comunale fino all'accompagnamento, svolto dalla Rete delle Case del Quartiere, verso la creazione di nuove imprese sociali e punti di aggregazione sul territorio. Il miglioramento della qualità della vita e il contrasto a degrado e povertà urbana, soprattutto nelle aree periferiche, rappresentano due obiettivi elevati che Torino punta a centrare attraverso una strategia di governance condivisa che si alimenta dei risultati dei percorsi di condivisione e collaborazione civica realizzati negli ultimi anni da altre città italiane, che hanno partecipato all'evento di lancio offrendo con confronto inedito fra le strategie italiane di cura dei beni comuni e sharing economy emerse e a livello urbano.

La cura dei beni comuni e le politiche di innovazione urbana a Bologna, Milano e Reggio Emilia
Ricollegare le esperienze di riuso di spazi e strutture dismesse all'impatto creato sul territorio in termini di creazione di nuove imprese creative e raccordo con i processi partecipativi attivati a partire dal Regolamento Beni Comuni, è il cuore dell'esperienza di Bologna, che ha fatto dei programmi di accelerazione Incredibol e degli oltre trecento patti di collaborazione con i cittadini due motori di sviluppo partecipativo e di rilancio urbano per numerose strutture cittadine, anche a partire dal rapporto con gruppi informali di cittadini come le Social Street. Tali soggetti, nati spontaneamente dall'attivismo dei cittadini su gruppi tematici sorti su Facebook, hanno costituito un attore di riferimento anche per le strategie di coinvolgimento avviate da Milano nel quadro della sua strategia locale sulla sharing economy, che sulla scia di quanto promosso a partire da Expo ha accelerato processi di innovazione già in corso e favorire l'attivazione di nuove progettualità in spazi restituiti alla città, dall'incubatore di innovazione CoHub fino ad azioni più articolate di recupero urbano, come quella che ha visto la creazione del community hub Base negli spazi dell'ex complesso Ansaldo.
“Il quartiere bene comune” è invece il nome dell'iniziativa lanciata da Reggio Emilia per mettere le persone al centro di un percorso di ascolto e condivisione di pratiche nelle varie zone della città, ridefinendo così nuove modalità di impegno civico a partire dalla figura dell'architetto di quartiere, che ha offerto nuove opportunità di dialogo e condivisione di soluzioni alle esigenze maggiormente avvertite dai residenti.


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