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Scuola, Anci in audizione al Senato: «Risorse adeguate, maggiore coordinamento sul territorio e flessibilità dei servizi»

di Federica Demaria

«I decreti in corso di approvazione rappresentano di fatto una rivoluzione dell'impianto dei servizi e per questo esprimiamo una grande soddisfazione da parte degli amministratori per l'arrivo di provvedimenti che realizzano davvero ciò che la riforma della “Buona scuola” ha previsto e prefigurato. È chiaro, però, che nel percorso di approvazione non tutto è andato come doveva andare e, in tal senso, come Anci mettiamo l'accento su tre provvedimenti che ci riguardano da vicino: l'inclusione scolastica degli alunni con disabilità; il sistema integrato di educazione e istruzione e, infine il diritto allo studio». Così la vice sindaca di Firenze e presidente della Commissione Istruzione Anci, Cristina Giachi, intervenuta ieri pomeriggio all'audizione al Senato dove in rappresentanza di Anci è stata ascoltata in merito ai profili attuativi della legge 107/2015.

Gli obiettivi da raggiungere
Giachi ha sottolineato come i temi ricorrenti siano la mancanza di coordinamento tra le diverse deleghe, nonché di risorse che non appaiono commisurate agli obiettivi che le deleghe stesse si prefiggono, con particolare riferimento alla «generalizzazione dell'offerta della scuola dell'infanzia e al raggiungimento del 33% di offerta di servizi formativi per la fascia d'età da 0 a 3 anni. C'è bisogno di uno stanziamento di maggiori fondi perché così – ha detto - copriamo soltanto in parte il fabbisogno di risorse necessarie al raggiungimento degli obiettivi di Lisbona».
«Altro limite che evidenziamo – ha continuato Giachi – è di non prevedere un sostegno agli enti locali che nel corso degli anni hanno investito in servizi 0-3 e 0-6. Se, infatti, ci si concentra in via prevalente sui territori che non hanno mai impiantato servizi educativi, si rischia di creare un duplice danno che insiste sia sulla carenza dei servizi, sia sulla sostenibilità di quelli esistenti».
«Altro obiettivo da raggiungere – ha sottolineato il vicesindaco di Firenze – è di prevedere un'uscita del servizio educativo dalla dimensione dei servizi a domanda individuale, dato che ancora, in molte regioni, è collocato nell'ambito delle politiche sociali e non di quelle d'istruzione».
«Un elemento importante – ha precisato – sarebbe quello di consentire agli Enti locali di caricare sul Fondo Nazionale per l'Infanzia anche una riduzione del costo dei servizi a carico delle famiglie che al momento è il maggiore ostacolo all'accesso ai servizi educativi specialmente quelli 0-3 che sono molto costosi».
Giachi ha poi, infine, posto l'accento sulla necessità di una maggiore flessibilità dell'organizzazione dei servizi educativi. «I dati ci dicono che con il cambiare delle leve demografiche e la diminuzione delle nascite potremmo avere in futuro esigenze nuove quali ad esempio richieste di maggiori servizi 0-3 e minori servizi 3-6 e, quindi, poter contare su strutture elastiche e meccanismi spesa che possano flessibilizzare la risposta per noi sarebbe importante per ottimizzare l'impiego delle risorse previste».


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