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Unioni civili, vincono le grandi città

di Valentina Maglione e Bianca Lucia Mazzei

Le coppie gay dicono «sì» con più frequenza nelle grandi città del Nord, meno nel resto d'Italia. Infatti nelle regioni settentrionali le unioni civili (già costituite o in programma nei prossimi mesi) sono quasi 25 ogni 100mila abitanti; un dato trainato da Milano (36,8 unioni per 100mila abitanti), seguita da Bologna (26,1) e da Torino (22,6). Invece nelle aree del centro Italia le unioni civili si fermano a 15 per 100mila abitanti e nelle isole e nel Meridione crollano, rispettivamente, a 9 e a meno di 7 ogni 100mila abitanti. E in alcune città (Catanzaro, Potenza e Campobasso) i numeri sono fermi a zero. È quanto emerge dall'indagine che Il Sole 24 Ore ha condotto nei 21 Comuni capoluogo delle regioni e delle province autonome, a poco più di otto mesi dall'entrata in vigore, avvenuta il 5 giugno dello scorso anno, della legge 76 del 2016 (la "Cirinnà", dal cognome della senatrice del Pd, prima firmataria del Ddl).
Una legge che oggi raggiunge la piena attuazione, con l'entrata in vigore dei Dlgs 5, 6 e 7 del 2017, che adeguano le regole dello stato civile (superando il decreto-ponte del luglio 2016, che ha permesso di costituire le prime unioni da agosto), le norme penali e quelle di diritto internazionale privato.

Le unioni civili
In particolare, il decreto legislativo 5/2017, che adegua le regole dell'ordinamento dello stato civile su iscrizioni, trascrizioni e annotazioni, affronta anche alcuni dei nodi emersi nei primi mesi di vita della legge: ad esempio, stabilisce che l'ufficiale dello stato civile di fronte al quale viene costituita l'unione deve indossare la fascia tricolore, come quando celebra un matrimonio. Un "dettaglio" che in alcune realtà era stato messo in forse; non nei capoluoghi di regione, però, con l'eccezione di Trieste, che si adeguerà però d'ora in poi. In totale, sono state 942 le unioni civili costituite fino al 31 gennaio scorso nei capoluoghi, che, con quasi 10 milioni di abitanti, rappresentano un sesto del Paese. Di queste, la stragrande maggioranza - 714 - riguarda coppie maschili, mentre sono state 228 le coppie femminili a formalizzare il loro legame. Altre 267 unioni civili arrivano dall'estero: 232 coppie hanno chiesto di registrare in Italia matrimoni o unioni celebrate all'estero e altre 35 hanno deciso di dire sì nelle ambasciate.
Le unioni già prenotate per i prossimi mesi sono 479, un numero in linea con l'andamento di questi primi mesi: al momento non sembra quindi probabile un boom di costituzioni per la primavera, la stagione preferita per sposarsi.
A guidare la classifica dei Comuni, ci sono Milano (495, considerando anche le prenotazioni), Roma (430) e Torino (201). Ma se i dati vengono letti alla luce del numero di abitanti Milano e Torino confermano il primo e il terzo posto (con rispettivamente 36,8 e 22,6 unioni ogni 100mila abitanti), Bologna occupa la seconda posizione (26,1) e Roma scivola all'ottava (15 unioni per 100mila abitanti). A Napoli, la terza città più grande d'Italia, le unioni sono 87, nove per 100mila abitanti.

Le convivenze
Appeal molto contenuto per le convivenze di fatto e quasi inesistente per i contratti di convivenza. I due istituti introdotti dalla legge 76/2016 e rivolti sia alle coppie etero che a quelle omosessuali non hanno suscitato molto interesse.
Nei 21 capoluoghi regionali, le convivenze di fatto (che consistono nella registrazione della convivenza attraverso l'iscrizione all'anagrafe comunale) sono state 567, ossia 5,8 ogni 100mila abitanti. Ma è una media nazionale, perché come per le unioni civili, il divario fra Nord e Sud è elevato. Nel Mezzogiorno i numeri si riducono infatti al lumicino con 0,8 convivenze ogni 100mila abitanti, contro le 11,6 (sempre ogni 100mila abitanti) dei capoluoghi settentrionali. Pochissime anche nelle Isole (1,2 ogni 100mila abitanti) e nel centro Italia: 2,5 ogni 100mila abitanti.
Interesse quasi nullo per i contratti di convivenza, ossia per quegli atti scritti con l'assistenza di un professionista (notaio o avvocato) con cui partner possono disciplinare i rapporti patrimoniali reciproci. Fatta eccezione per Roma, in cui ne sono stati stipulati 15, negli altri capoluoghi se ne contano solo poche unità e in molti nessuno: il totale infatti è 26.


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