Home  › Welfare e anagrafe

Trascrivibile il matrimonio contratto all'estero

di Andrea Gragnani

Con l'entrata in vigore dei tre decreti attuativi della legge 76/2016 sulle unioni civili si realizza compiutamente la formazione giuridicamente rilevante dei legami affettivi tra persone dello stesso sesso.

Il regolamento dello stato civile
Il primo decreto riguarda il regolamento dello stato civile, che è stato ampliato con l'inserimento delle norme che disciplinano la costituzione, sotto il profilo formale, delle unioni civili.
Il secondo decreto riguarda alcuni aspetti del diritto e della procedura penale, rispetto ai quali si rendeva necessario adeguare lo stato di partner di una unione civile a quello di coniuge (ad esempio per quanto riguarda i limiti alla possibilità di testimoniare, riconosciuti al coniuge e ora estesi a chi è parte di una unione civile).

L'integrazione del diritto internazionale privato
Il terzo decreto, infine, riguarda l'integrazione della legge sul diritto internazionale privato, che regola le situazioni che hanno una qualche interessenza internazionale (ad esempio perché almeno uno dei partner è straniero o perché l'unione è celebrata all'estero). Questo terzo decreto, tra l'altro, risolve definitivamente la questione, lungamente dibattuta, della trascrizione in Italia di un matrimonio celebrato all'estero tra due italiani dello stesso sesso. La nuova normativa, infatti, integrando la legge di diritto internazionale privato (218/1995), prevede adesso che «Il matrimonio contratto all'estero da cittadini italiani dello stesso sesso produce gli effetti dell'unione civile regolata dalla legge italiana». Il legislatore ha quindi chiarito che il matrimonio all'estero di due italiani aventi lo stesso sesso non entra nell'ordinamento come matrimonio, bensì come unione civile.

La giurisprudenza
Sino ad ora la Cassazione (ad esempio con le sentenze 4184/2012 e 8907/2015) aveva sempre negato l'ingresso nell'ordinamento, ai fini della trascrizione nei registri dello stato civile, del matrimonio omosessuale contratto all'estero da due italiani, sulla base del principio, giuridicamente ineccepibile, che due italiani che si sposino all'estero sono considerati sposati non già sulla base della legge dello Stato di celebrazione del matrimonio, ma sulla base della legge italiana. Il che, non essendoci in Italia una legge sul matrimonio omosessuale, non si poteva estendere al matrimonio tra persone dello stesso sesso formatosi all'estero. Recentemente si è fatto un gran parlare di una sentenza della Cassazione (2487/2017) secondo la quale tale principio sarebbe stato superato, ma si è trattato di una notizia infondata. Il caso riguardava due cittadine francesi (di cui una anche cittadina italiana), rispetto alle quali la Corte di appello di Napoli aveva stabilito che il loro matrimonio francese poteva essere trascritto in Italia in quanto perfettamente valido nel loro Paese. Si trattava quindi di una situazione completamente diversa da quella di due coniugi italiani dello stesso sesso, perché alle due cittadine francesi si applicava la legge sul matrimonio del loro Paese, il che consentiva la trascrivibilità dell'atto anche in Italia. La Cassazione, peraltro, non si è espressa nel merito della questione, in quanto ha rigettato il ricorso per ragioni procedurali. Scorrettamente pertanto è stata diffusa la notizia secondo cui la Cassazione avrebbe mutato il proprio indirizzo, perché la Corte non si è in alcun modo pronunciata sulla questione. In ogni caso la questione adesso è chiusa grazie alla nuova normativa, sopra richiamata, secondo cui il matrimonio estero tra due persone dello stesso sesso entra in Italia come unione civile.


© RIPRODUZIONE RISERVATA