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Toponomastica, rischio pasticcio con nuovo archivio dei numeri civici - Decaro chiede a Istat ed Entrate confronto per rimediare

di Matteo Valerio

Circa 15mila numeri civici da modificare, con conseguente mole di lavoro anche per i servizi anagrafici dei Comuni, chiamati a cambiare i dati di tutti i cittadini coinvolti, costretti a loro volta a subire un ulteriore disagio. È portando l'esempio di quel che avverrebbe in una città medio-grande come Bologna che il presidente dell'Anci, Antonio Decaro, ha scritto al suo omologo all'Istat Giorgio Alleva e al direttore generale dell'Agenzia delle Entrate Rossella Orlandi, chiedendo di «riattivare il confronto tecnico per assicurare le condizioni migliori per l'avvio a regime dell'Anncsu secondo modalità più sostenibili dai Comuni», alla luce della "preoccupazione" manifestata all'Anci da molte amministrazioni.

La vicenda
L'Anncsu altro non è che l'«Archivio nazionale dei numeri civici delle strade urbane», istituito nel 2012 per rispondere all'esigenza di creare un database unico, informatizzato e con dati omogenei, gestito da Agenzia delle Entrate e Istat, che lo dovrà utilizzare come unico archivio toponomastico di riferimento per il censimento permanente e la produzione di statistiche territoriali.
La questione è riemersa proprio in seguito a una nota "di chiarimenti" dell'Istituto nazionale di statistica, diffusa lo scorso 10 Ottobre, che avvertiva i Comuni: l'Anncsu non sarebbe predisposto per contenere numeri civici con esponenti numerici, quindi ogni Comune sarebbe obbligato ad adeguarsi e modificare le numerazioni, eliminando appunto gli esponenti numerici associati ai numeri civici (ovvero gli ulteriori numeri identificativi che in alcuni casi seguono il numero civico e ne sono separati da una barra, ndr). Ebbene questa disposizione, spiega Decaro, «contrasta con la situazione de facto di numerose realtà territoriali, e mette molti Comuni in difficoltà, a fronte di attribuzioni storiche di numeri civici con esponente numerico».

I rischi dell'operazione
L'attuale situazione e l'uso di esponenti numerici, fa del resto notare il presidente dell'ANCI, non costituisce una scelta arbitraria da parte dei Comuni, ma al contrario è stata resa possibile grazie agli «avalli rilasciati nel tempo da codesto Istituto» e alle «regole di standardizzazione ricevute dallo stesso Istituto con la circolare prot. n. 912/2014/P, la quale ha chiarito come il civico possa "contenere un'eventuale parte alfanumerica definita esponente"».
Chiedere ora ai Comuni di modificare le numerazioni civiche e i dati anagrafici dei cittadini coinvolti - in contrasto con le precedenti disposizioni - «richiederebbe risorse umane e strumentali che peserebbero in maniera rilevante su Comuni e cittadini, considerata anche la consistenza del fenomeno che in alcune città arriva a coinvolgere decine di migliaia di casi. Nel caso del solo Comune di Bologna – ed ecco l'esempio di Decaro – risulterebbero da modificare non meno di 15 mila civici».
Il riavvio del confronto tecnico sull'applicazione delle nuove norme, infine, viene richiesto anche alla luce di ulteriori osservazioni: «La piena operatività del Dpcm del 12 maggio 2016 relativo proprio all'Anncsu – ricorda Decaro - deve comprendere il completamento della decretazione attuativa. La norma prevede infatti l'adozione di una o più istruzioni tecniche oltre alla definizione, attraverso apposito provvedimento interdirigenziale, delle specifiche tecniche e delle modalità di accesso ai servizi erogati dall'Anncsu, passaggi su cui è previsto il parere dell'Anci».


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