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Obiezione di coscienza impossibile sulle unioni civili

di Mimma Amoroso

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Per dare immediata attuazione agli adempimenti di stato civile necessari per consentire concretamente la celebrazione delle unioni civili, in attesa dei decreti legislativi attuativi della legge Cirinnà n. 76/2016 (di non semplice elaborazione) il Governo ha dovuto emanare il Dpcm 23 luglio 2016 n. 144, che regola transitoriamente la tenuta dei registri nell'archivio dello stato civile. Al regolamento è seguito un decreto del ministro dell'Interno con le formule da utilizzare nella redazione degli atti di stato civile.

La valenza del decreto di Palazzo Chigi
Per una lettura ragionata del Dpcm 144/2016 si può fare riferimento al parere reso dal Consiglio di Stato, che preliminarmente ha voluto sottolineare la natura temporanea del decreto governativo, che sarà superato dai Dlgs attuativi della legge Cirinnà entro il prossimo 5 dicembre.
Il Dpcm 144, peraltro, è circoscritto alle sole norme sulla tenuta dei registri di stato civile e non regola il «secondo livello» della legge Cirinnà, così prefigurando una «attenta, approfondita ed equilibrata attività interpretativa» da parte delle istituzioni coinvolte, supportate dallo stesso Consiglio di Stato.
Sempre per sgombrare il campo da interpretazioni distorte, palazzo Spada ha ribadito che il riconoscimento delle unioni civili ha fondamento costituzionale, perché si basa sulla tutela delle "formazioni sociali" assicurata dagli articoli 2 e 3 della Costituzione (e già invocati da sentenze della Corte Costituzionale precedenti alla legge), rispetto alla quale non è consentito opporre alcuna motivazione dettata dalla coscienza che possa impedire la celebrazione dell'unione.
Il consiglio di Stato, a tal proposito, ricorda che solo la legge può autorizzare la mancata osservanza di qualche disposizione (come l'interruzione della gravidanza o la sperimentazione sugli animali), ma negli altri casi nessun pubblico ufficiale può sottrarsi dall'applicazione di una legge solo perché le proprie convinzioni morali o religiose glielo impongono. Pertanto, qualora da parte di qualche sindaco o ufficiale di stato civile ci fossero motivazioni ideologiche che si oppongono alla celebrazione di un'unione civile, è agevolmente possibile ricorrere allo strumento della delega delle funzioni, ammessa per le celebrazioni dei matrimoni.
Infine, il Consiglio di Stato sostiene la legittimità del Dpcm nonostante su di esso non sia stato acquisito il parere del Garante della privacy previsto per tutti i casi in cui norme e regolamenti incidono su aspetti di privacy tutelati dalla legge, per fortuna «perdonando» il Governo per questa svista (non si sa quanto voluta) giustificabile dall'urgenza di garantire immediata efficacia alle norme sulla celebrazione delle unioni civili e dalla transitorietà della valenza del decreto stesso. Cionondimeno raccomanda la sottoposizione del testo al vaglio dell'Autorità, anche per ovviare – in sede di esercizio della delega - ad eventuali violazioni dei principi di tutela della riservatezza personale.

Il contenuto
Il Dpcm del 23 luglio scorso scandisce il procedimento in 4 fasi:
a) presentazione delle richieste di costituzione dell'unione civile;
b) le verifiche dell'ufficio;
c) la dichiarazione costitutiva dell'unione civile;
d) la registrazione.

Gli atti derivanti da ciascuna fase saranno iscritti in un registro provvisorio, in base all'articolo 9, che presumiamo dovrà essere "riversato" in quello definitivo dopo l'emanazione del o dei decreti legislativi di attuazione. Interessanti le osservazioni che il Consiglio di Stato ha espresso sul registro provvisorio, così come le argomentazioni a favore di un'interpretazione estensiva della legge.

La presentazione della richiesta
I cittadini interessati possono chiedere di celebrare la loro unione in un qualsiasi comune italiano: della presentazione della richiesta l'ufficiale di stato civile deve redigere un verbale e fissare una data – successiva al tempo necessario per accertare eventuali cause di impedimento (minimo 15 giorni) - per la celebrazione dell'unione.
Se per infermità o altro legittimo impedimento una delle parti non può recarsi dall'ufficiale di stato civile, sarà questi a «trasferirsi» nel luogo ove si trova l'impedito, per assolvere alla verbalizzazione della richiesta. Quest'ultima ipotesi pone già un primo quesito: cosa accade se il Comune scelto dalle parti è diverso e magari molto lontano da quello in cui ove si trova la parte che non si può presentare di persona? Il trasferimento previsto nel regolamento, quale che sia la sua entità in termini di distanza e di mezzi necessari, a spese di chi è effettuato? Oppure: è possibile incaricare l'ufficiale di stato civile di altro Comune per assolvere all'adempimento? Il Dpcm è necessariamente incompleto, data l'urgenza che ha portato alla sua emanazione, ma si spera che il prossimo decreto legislativo possa disciplinare i dettagli di questa ipotesi.

Le verifiche dell'ufficio
Acquisita l'istanza, in base all'articolo 2 l'ufficiale dello stato civile deve effettuare tutti gli accertamenti necessari per verificare che le dichiarazioni rese siano esatte e non sussistano ragioni impeditive, nel qual caso è previsto che debba invitare le parti alle necessarie correzioni oppure comunica le ragioni dell'impedimento.
Anche per questa previsione (sulla quale palazzo Spada non ha opposto osservazioni), si pone una perplessità: le dichiarazioni rese dinanzi a pubblico ufficiale non sono passibili di denuncia per falso nel caso in cui non rispondano al vero? Come si può ammettere che in un procedimento di tal genere si possa rendere erroneamente dichiarazioni su generalità, data e luogo di nascita, nonché su assenza di rapporti di parentela e affiliazione altre fattispecie impeditive?

La dichiarazione
La vera e propria cerimonia avviene il giorno indicato nel verbale previsto dall'articolo 1 e consiste in una dichiarazione resa in presenza di due testimoni, in cui le parti affermano di voler costituire una unione civile e confermano l'assenza di cause impeditive (articolo 3). Analogamente all'ipotesi della verbalizzazione, anche per la cerimonia è previsto il «trasferimento» dell'ufficiale di stato civile in caso di impedimento di una delle parti e anche per questo caso si pongono i dubbi sollevati a proposito dell'articolo 1.
Nel corso della cerimonia le parti possono indicare la scelta del regime di separazione dei beni, perciò, in mancanza di espressa dichiarazione in tal senso, dall'unione civile deriva ex lege il regime patrimoniale della comunione dei beni. Il Dpcm 23 luglio non regola l'ipotesi in cui la scelta del regime patrimoniale avvenga in un momento successivo alla celebrazione dell'unione, ma certamente questo sarà uno degli aspetti che verranno disciplinati in occasione dei decreti legislativi di attuazione.
Alla scelta del cognome è dedicato l'articolo 5 che, in linea con quanto previsto dalla legge, consente alla coppia di assumere un cognome comune scegliendolo tra i loro, e alla parte che ha il cognome diverso è data la possibilità di decidere se anteporre o posporre al cognome comune il proprio. Tali scelte vanno annotate nell'atto di nascita (per il cognome anche in quello di residenza), secondo le regole già osservate per le altre procedure di stato civile.
Nessuna cerimonia, invece, è necessaria quando in una coppia eterosessuale unita in matrimonio una delle parti ottiene la modificazione anagrafica del sesso, ma non intende sciogliere il matrimonio: in tal caso è sufficiente fare una dichiarazione congiunta all'ufficiale di stato civile che provvede a disporre l'iscrizione dell'unione civile.
Pur essendo un regolamento solo transitorio, in attesa dell'emanazione del o dei decreti legislativi di attuazione della legge potrebbe verificarsi l'esigenza di sciogliere un'unione civile. L'articolo 6 prevede che le parti possano avvalersi di quanto previsto per i coniugi dall'articolo 12 del Dl 132/2014, e manifestare la volontà di sciogliere l'unione dinanzi all'ufficiale di stato civile del Comune di residenza o quello che ha celebrato l'unione, con conseguente annotazione nei registri di unione civile e di nascita.

La registrazione
Tutti gli adempimenti connessi alla registrazione e certificazione delle unioni civili e delle vicende che da esse ne derivano spettano all'ufficiale di stato civile che ha celebrato l'unione e a tutti quelli di anagrafe e stato civile che devono effettuare le conseguenti annotazioni (articolo 7).
Tra questi adempimenti c'è anche l'eventuale trascrizione dell'unione celebrata all'estero presso uno dei nostri consolati, mentre se uno straniero vuole celebrare un'unione civile in Italia deve presentare un nulla osta rilasciato dalla competente autorità del proprio Paese, purché – ma questo lo precisa solo il Consiglio dio Stato - con il parere reso sul regolamento, lo Stato estero non esprima obiezioni basate esclusivamente sul fatto che il proprio ordinamento non contempla l'ipotesi dell'unione tra persone dello stesso sesso. Qualora ciò accadesse, l'ufficiale di stato civile potrebbe comunque celebrare l'unione in quanto la norma italiana regola principi di ordine pubblico non contestabili da parte di altri ordinamenti.

Il decreto Interno
Contestualmente alla pubblicazione del Dpcm, il ministro dell'interno ha emanato il decreto ministeriale che approva le formule che i pubblici ufficiali devono adottare nella redazione degli atti di loro competenza. Con la circolare n. 15/2016, inoltre, il capo dipartimento per gli Affari interni e territoriali, dopo una rapida illustrazione dei contenuti del regolamento, ha fatto sue le considerazioni svolte dal Consiglio di Stato in conclusione del parere reso quando ha evidenziato che «il successo di qualunque intervento normativo non dipende esclusivamente dalla qualità della regolazione, ma in parte ben più rilevante dall'attento monitoraggio sulla sua attuazione concreta».
Perciò i prefetti – titolari della funzione di vigilanza sulla corretta tenuta dei servizi di anagrafe e stato civile da parte dei Comuni – sono stati invitati a esercitare attenta attività di «controllo, di natura collaborativa, sulla corretta osservanza della nuova disciplina, mediante una continua vigilanza sull'esercizio delle funzioni di stato civile».
Vedremo poi, in sede di adozione del o dei decreti legislativi di attuazione, in che misura la regolamentazione frettolosa del Dpcm sarà sviluppata per dare piena e completa vigenza agli effetti delle unioni civili tra persone dello stesso sesso.


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