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Immigrazione: Anci, sistema Sprar è patrimonio da tutelare e rafforzare

di Redazione Anci

«Dobbiamo innanzitutto ringraziare tutti quei Comuni che, nonostante le oggettive difficoltà del momento che stiamo attraversando, hanno scelto di partecipare al Bando Sprar, facendo quindi una scelta che li rende protagonisti dei percorsi di accoglienza sui propri territori, non delegando ad altri un tema così delicato». È quanto dichiara Paolo Perrone, sindaco di Lecce e vicepresidente Vicario Anci al termine della riunione di ieri della Conferenza unificata.

Le valutazioni sul Bando Sprar
«Il lavoro della Commissione di valutazione è stato un lavoro attento e scrupoloso – aggiunge - che ha verificato la reale capacità dei progetti presentati di impostare e portare a termine con successo percorsi di reale integrazione, a vantaggio delle persone che accolgono e della comunità intera. È stata verificata prioritariamente l'idoneità delle strutture, che devono essere di piccole dimensioni e ben collegate con i servizi del territorio, ed è stata valutata la qualità dell'equìpe messa a disposizione, elemento cruciale per accompagnare i beneficiari verso celeri percorsi di autonomia attraverso l'apprendimento della lingua italiana, la disponibilità di tirocini formativi, la disponibilità di accordi con le realtà sociali e produttive del territorio».
«Molta attenzione è stata posta anche alla coerenza del budget di spesa con il numero delle persone da accogliere e con i servizi che si intende attivare. Questo è lo Sprar – sottolinea Perrone - e in questo si differenzia dagli altri circuiti dell'accoglienza. Per questo motivo, alcuni progetti non hanno superato la verifica qualitativa. A ciascuno di questi Comuni Anci scriverà per ringraziarli comunque della disponibilità e per invitarli a contattare gli uffici per avere, come tutti gli altri Comuni interessati, l'assistenza tecnica necessaria per ripresentare la propria domanda di finanziamento».

Le nuove prospettive
«Con il ministero dell'Interno – evidenzia - abbiamo già concordato la necessità di riaprire subito i termini del Bando, ma anche di andare velocemente verso il superamento del meccanismo del Bando, optando per un sistema ad accredito permanente, che permetta a qualunque territorio, in qualunque momento, di candidarsi a entrare nella rete. Siamo però consapevoli che nessuno strumento tecnico può, da solo, permetterci di raggiungere l'obiettivo comune, che è la progressiva chiusura di ogni altra forma di accoglienza a favore dello Sprar come sistema unico per la seconda accoglienza. Deve essere aperta una nuova stagione. Servono da un lato garanzie piene e certe che i Comuni che decidono di aderire alla rete verranno tutelati dall'avvio massivo e non programmato di altre forme di accoglienza. L'abbiamo detto in passato e torniamo a dirlo con chiarezza: non si può chiedere a un Sindaco di aderire allo Sprar se sul suo territorio sono presenti altre, sempre più numerose, forme di accoglienza attivate senza il suo coinvolgimento. E questo è un messaggio che deve arrivare, forte e chiaro, in ogni angolo del Paese, da parte di ogni singola Prefettura».
«In secondo luogo – continua Perrone - servono incentivi concreti che sostengano i Comuni che decidono di gestire direttamente le accoglienze. I Sindaci devono potersi organizzare al meglio, anche in termini di risorse di personale, affinché il progetto Sprar diventi un'opportunità per l'ente locale che giova a tutti i cittadini. La possibilità di proporre una maggiore capacità di assunzione quale specifico incentivo ai Comuni aderenti alla rete Sprar, ad esempio, sarebbe un segnale molto importante».
«Queste - conclude il vicepresidente Vicario Anci - sono le basi minime, senza le quali il modello Sprar, sinonimo di accoglienza diffusa, efficienza, trasparenza amministrativa, governance pubblica, non potrà che rimanere un pezzo prezioso, ma troppo piccolo, del puzzle dell'accoglienza».


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