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Ddl disabilità grave: primo passo per il riconoscimento di «Dopo di noi» come priorità

di Giuseppe Pellicanò

La presentazione di due disegni di legge, che prevedono misure di assistenza in favore di persone con disabilità grave, è un punto di partenza importante nel quadro della prevista definizione dei nuovi «Lea socio sanitari» e degli obiettivi di servizio in campo sociale riferiti alle persone con disabilità. Lo sottolinea l'Anci che nei giorni scorsi, rappresentata dal vicesindaco di Torino e assessore al welfare Elide Tisi, ha sostenuto un'audizione presso l'XI Commissione Lavoro del Senato proprio sul cosiddetto disegno di legge "Dopo di noi" n. 2232 e 292.
Una posizione questa che si inserisce nel solco sia delle numerose esperienze realizzate dai Comuni sul ‘Dopo di noi' , ovvero la possibilità di garantire a persone disabili una vita dignitosa e indipendente dopo la morte dei familiari, che sui progetti del ‘Durante Noi', forme di coabitazioni o "palestre di autonomia" anche per giovani che vogliano e possano intraprendere percorsi di emancipazione dalla famiglia, e quindi non solo in previsione della perdita di genitori/familiari, ma in chiave del raggiungimento dell'autonomia.

I due Ddl
Entrando nel merito dei due ddl, l'Anci saluta innanzitutto con favore il riconoscimento del ‘Dopo di noi' come una priorità, peraltro rappresentando uno strumento per l'attuazione dell'articolo 19 della Convenzione Onu e per il riconoscimento del diritto delle persone con disabilità all'autodeterminazione, a scegliere liberamente dove e con chi vivere. Nello specifico i Comuni valutano in modo positivo la previsione di un fondo dedicato per lo sviluppo di programmi in questo ambito per il quale già la Legge di Stabilità 2016 aveva previsto 90 milioni di euro annui a decorrere dal 2016.

I punti critici
Quanto, invece, ai punti critici, via dei Prefetti disapprova la metodologia di intervento basata su provvedimenti di legge parziali, focalizzati su specifici aspetti della disabilità, con il rischio forte che tali aspetti siano considerati più rilevanti di altri. Una impostazione peraltro contraria proprio all'approccio della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità, oltre che passibile di indebolire molto il ruolo di Regioni e Comuni per una programmazione coerente con i bisogni territoriali.
Da qui l'auspicio che nei provvedimenti sia ribadita la necessità di un'effettiva integrazione sociosanitaria attraverso cui Asl ed enti locali, insieme con cooperative sociali, fondazioni e associazioni di famiglie, possano affrontare il tema del "Durante Noi" e del "Dopo di noi".
Anci ritiene importante che il fondo sostenga i Comuni per il finanziamento della componente sociale delle prestazioni integrate, superando le realtà in cui i progetti di vita soffrono della separazione tra le prestazioni sanitarie e quelle sociali.
Più in generale via dei Prefetti rivendica un approccio integrato alle problematiche collegate alla disabilità, che non può essere affrontata e gestita con "sperimentazioni", fondi spot, ma ha bisogno di un orizzonte temporale lungo per definire ed implementare di progetti di vita.
Da questo punto di vista, la separatezza dei fondi rischia di creare discontinuità dovendo, molto spesso, rispettare criteri rigidi e predefiniti e che, talvolta, mal si conciliano con il progetto di vita. Quindi, l'auspicio è quello di dotare le politiche e i servizi per la non autosufficienza di risorse che non scindano per patologie, età o percorsi ma che si integrino il più possibile con il complesso delle risorse a disposizione.

Le copertura di spesa
Infine, pur valutando positivamente la possibilità di detrarre le spese sostenute per polizze assicurative finalizzata alla tutela di persone disabili (articolo 5), nonché quella di istituire dei Trust per persone con disabilità grave e relative agevolazioni fiscali (articolo 6), desta perplessità nei Comuni il fatto che la copertura delle minori entrate derivante da tali previsioni sottragga fondi, a valere sulle annualità 2017 e 2018, al Fondo istituito dal disegno di legge (comunque inadeguate limitandosi a 90 milioni annui) per il finanziamento di servizi sul territorio. In questo senso ci si augura ogni possibile sforzo per mantenere invariati gli importi da destinare ai servizi sul territorio (90 milioni annui), soprattutto in considerazione del fatto che le polizze assicurative e i Trust sono strumenti fruibili da una parte limitata della platea dei disabili gravi, poiché presuppongono il possesso di beni e patrimoni.


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