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Per gli ammortizzatori in deroga 200 milioni a disposizione delle Regioni

di Maria Rosa Gheido

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Con la pubblicazione online sul sito istituzionale del decreto interministeriale Lavoro-Finanze 23 marzo 2016, le Regioni e delle Province autonome possono disporre di 200 milioni di euro per la concessione o per la proroga dei trattamenti di cassa integrazione e di mobilità in deroga per l'anno 2016. Come noto, il comma 304 dell'articolo 1 della legge n. 208 del 2015 dispone il rifinanziamento degli ammortizzatori sociali in deroga, per l'anno 2016, per l'importo di 250 milioni di euro, posti a carico del Fondo sociale per l'occupazione e formazione.
La legge 208/2016 consente il riconoscimento degli ammortizzatori sociali fino al 31 dicembre 2016 confermando le disposizioni del Dm 83473/2014. Possono pertanto richiedere il trattamento di Cigid le imprese di cui all'articolo 2082 del codice civile, a fronte di sospensioni dal lavoro o riduzioni di orario derivanti da contrazione o sospensione dell'attività produttiva per le seguenti causali:
• situazioni aziendali dovute ad eventi transitori e non imputabili all'imprenditore o ai lavoratori;
• situazioni aziendali determinate da situazioni temporanee di mercato;
• crisi aziendali;
• ristrutturazione o riorganizzazione.
In nessun caso il trattamento può essere concesso se l'attività è cessata. Ne possono beneficiare i lavoratori subordinati, con qualifica di operai, impiegati e quadri, compresi gli apprendisti e i lavoratori somministrati, purché in possesso di una anzianità lavorativa di almeno 12 mesi alla data di inizio del periodo di intervento di Cigd.

Le somme per il 2016
Per gli interventi relativi all'anno 2016, alle Regioni e alle Province Autonome sono assegnate al fine della concessione o della proroga, in deroga alla vigente normativa, dei trattamenti di cassa integrazione guadagni, ordinaria e/o straordinaria, e di mobilità ai lavoratori subordinati delle imprese ubicate nelle Regioni o nelle Province Autonome medesime, le seguenti risorse:
• Regione Abruzzo – Euro 6.136.503;
• Regione Basilicata – Euro 2.078.001;
• Regione Calabria – Euro 8.881.783;
• Regione Campania – Euro 12.458.405;
• Regione Emilia Romagna - Euro 15.433.089;
• Regione Friuli Venezia Giulia - Euro 2.980.219;
• Regione Lazio - Euro 16.956.924;
• Regione Liguria - Euro 4.336.952;
• Regione Lombardia - Euro 35.368.221;
• Regione Marche – Euro 5.881.639;
• Regione Molise - Euro 1.375.789;
• Regione Piemonte – Euro 14.991.075;
• Regione Puglia – Euro 17.356.326;
• Regione Sardegna – Euro 8.656.537;
• Regione Siciliana – Euro 9.853.855;
• Regione Toscana – Euro 13.291.094;
• Regione Umbria - Euro 3.680.880;
• Valle D'Aosta – Euro 301.707;
• Regione Veneto – Euro 17.818.623;
• Provincia Autonoma di Bolzano – Euro 983.386;
• Provincia Autonoma di Trento - Euro 1.178.991.

Il rifinanziamento della legge di stabilità
Per il disposto dell'ultimo periodo del richiamato comma 304, le Regioni e le Province Autonome possono disporre la concessione dei trattamenti di integrazione salariale e di mobilità, anche in deroga ai criteri di cui agli articoli 2 e 3 del decreto interministeriale 83473/2014, in misura non superiore al 5 per cento delle risorse ad esse attribuite, ovvero in eccedenza a tale quota disponendo l'integrale copertura degli oneri connessi a carico delle finanza regionali ovvero delle risorse assegnate alla Regione nell'ambito di piani o programmi coerenti con la specifica destinazione, ai sensi dell'articolo 1, comma 253, della legge 28/2012 e successive modificazioni. Le Regioni e le Province Autonome dispongono, quindi, di un margine di autonomia nello stabilire criteri di riconoscimento della prestazione aggiuntivi rispetto a quelli stabiliti nel decreto interministeriale n. 83473. A questo fine, le Regioni e le Province Autonome possono disporre per l'anno in corso la concessione dei trattamenti di integrazione salariale e di mobilità secondo criteri dalle stesse determinati, entro i seguenti limiti:
• Regione Abruzzo – Euro 306.825;
• Regione Basilicata – Euro 103.900;
• Regione Calabria – Euro 444.089;
• Regione Campania – Euro 622.920;
• Regione Emilia Romagna - Euro 771.654;
• Regione Friuli Venezia Giulia – Euro149.011;
• Regione Lazio - Euro 847.846;
• Regione Liguria - Euro 216.848;
• Regione Lombardia - Euro 1.768.411;
• Regione Marche – Euro 294.082;
• Regione Molise - Euro 68.789;
• Regione Piemonte – Euro 749.554;
• Regione Puglia – Euro 867.816;
• Regione Sardegna – Euro 432.827;
• Regione Siciliana – Euro 492.693;
• Regione Toscana – Euro 664.555;
• Regione Umbria - Euro 184.044;
• Valle D'Aosta – Euro 15.085;
• Regione Veneto – Euro 890.931;
• Provincia Autonoma di Bolzano – Euro 49.169;
• Provincia Autonoma di Trento - Euro 58.950.
In ogni caso, gli effetti dei suddetti trattamenti non possono prodursi oltre la data del 31 dicembre 2016.
L'Inps, oltre che le stesse Regioni e Province Autonome, è tenuto a controllare e monitorare che i flussi di spesa afferenti all'avvenuta erogazione delle prestazioni e a darne riscontro al Ministero del lavoro e delle politiche sociali e al ministero dell'Economia e delle Finanze.


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