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Voto valido anche se il numero della scheda elettorale non è stato registrato

di Ulderico Izzo

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Se non viene riportato sul registro degli elettori il numero della tessera elettorale, le operazioni di voto non sono inficiate, in quanto trattasi di mera irregolarità.
Ciò è quanto emerge dalla recente pronuncia del Consiglio di Stato, Sezione V, n. 1067 del 16 marzo 2016.

Il fatto
All’esito delle operazioni di voto, relative all’elezione diretta del Sindaco e del consiglio comunale di un Comune, alcuni candidati consiglieri hanno impugnato dinanzi al giudice amministrativo la proclamazione degli eletti, ritenendo che non sia stata salvaguardata l’integrità delle operazioni, per la presenza di evidenti violazioni di legge, in particolare la violazione dell’articolo 48 del Dpr n. 570/60.
Tra le diverse censure formulate nel ricorso introduttivo e riproposte in appello, i ricerrenti hanno evidenziato che sul registro degli elettori, in più punti, non è stato trascritto il numero della tessera elettorale del cittadino elettore, cosa che avrebbe inficiate le operazioni di quella sezione elettorale.

La decisione
Il giudice amministrativo dichiara infondato il ricorso, in quanto nessuna legge o disposizione di legge è stata violata dai componenti del seggio elettorale.
Se gli elettori sono stati correttamente identificati e il relativo diritto di voto è stato esercitato, la volontà del corpo elettorale risulta ampiamente salvaguardata.
Non può sfuggire che gli elettori, al momento della loro presentazione al seggio elettorale, per l’esercizio del diritto costituzionalmente garantito ex articolo 48 Costituzione, vengono identificati mediante l’esibizione di un valido documento di riconoscimento o mediante riconoscimento diretto da parte di un componente del seggio; in ultima ipotesi, se nessuno dei componenti il seggio può riconoscere l’identità dell'elettore, questi può presentare un altro elettore del Comune, noto all'Ufficio, che attesti la sua identità.
Il momento dell’identificazione è, quindi, per il giudice amministrativo, momento certificativo dell’avvenuto esercizio del diritto di voto.

Conclusioni
È noto che, nel quadro di una giusta composizione tra l'esigenza di reintegrare la legittimità violata nel corso delle operazioni elettorali e quella di salvaguardare la volontà espressa dal corpo elettorale, il principio della prova di resistenza non consente di pronunciare l'annullamento dei voti in contestazione, se l'illegittimità denunciata al riguardo non abbia influito in concreto sui risultati elettorali, sicché l'eliminazione di tale illegittimità non determinerebbe alcuna modifica dei risultati medesimi.
Tale regola, tuttavia, non è utilizzabile quando le contestazioni riguardino gli aspetti generali delle operazioni elettorali quali, ad esempio, l'omessa sottoscrizione dei verbali di sezione, l'arbitraria chiusura della sezione elettorale, l'irregolarità della scheda ecc.
La carenza riscontrata risulta frutto di mero errore materiale, quindi una irregolarità formale, che non ha inciso in alcun modo sulla formazione della volontà del corpo elettorale democraticamente e liberamente espressa.


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