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Nullo il voto se la scheda ha un segno anomalo e l'elettore non ne chiede la sostituzione

di Massimiliano Atelli

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Con sentenza 25 gennaio 2016, n. 245, la Sezione V del Consiglio di Statoha chiarito che ai sensi dell'articolo 64, comma secondo, e 69, comma secondo, n. 2), del Dpr n. 570 del 1960, nelle elezioni amministrative devono considerarsi nulli i voti contenuti in schede che presentano scritture o segni tali da far ritenere, in modo inoppugnabile, che l'elettore ha voluto far riconoscere il proprio voto.

L’approfondimento
Nel caso di errore materiale della preferenza, è fatto obbligo all'elettore di rivolgersi all'ufficio elettorale e chiedere la sostituzione della scheda al fine di eliminare l'errore ed apporre un'indicazione chiara e valida di voto (Consiglio di Stato, sezione V, 19 agosto 2015, n. 3949), sicché l’elettore che abbia apposto erroneamente segni sulla scheda, e non abbia inteso effettuare segni di riconoscimento, ben può chiedere la sua sostituzione.
La giurisprudenza ha precisato al riguardo che la nullità del voto elettorale si verifica solo quando dall'esame obiettivo della scheda emerge chiaramente l'intento dell'elettore di farsi riconoscere, per cui i segni superflui, quelli eccedenti il modo normale d'indicare un determinato simbolo, le incertezze grafiche, nonché l'imprecisa collocazione dell'espressione del voto rispetto agli spazi a ciò riservati non sono elementi sintomatici idonei a determinare la nullità del voto stesso solo qualora non sia evidente che l'irregolare compilazione sia preordinata al riconoscimento dell'autore (Consiglio di Stato, sezione V, 7 luglio 2015, n. 3368), nonché qualora si tratti di segni riconducibili a difficoltà di movimento o di vista dell'elettore (Consiglio di Stato, sezione V, 15 giugno 2015, n. 2934).

La decisione del Consiglio di Stato
Laddove, dunque, sia ben delineata l’espressione grafica che caratterizza il segno (nella specie, il voto era sì stato espresso mediante l’apposizione di un crocesegno sul simbolo della lista ma nello spazio riservato all’indicazione della preferenza per il candidato Consigliere era stato apposto anche un segno non indistinto, ma un ben delineato cerchio recante un secondo tratto a suo contorno sulla parte sinistra), ad avviso dei Giudici di Palazzo Spada il segno non si può qualificare quale segno superfluo o incertezza grafica, ovvero segno riconducibile a difficoltà di movimento o di vista dell’elettore, ma denota, stante la mancata richiesta di sostituzione della scheda, una sicura volontà dell'elettore di farsi riconoscere.

Argomenti, spunti e considerazioni
La decisione del Consiglio di Stato persuade.
E, per vero, offre anche un’utile rassegna casistica delle situazioni che possono darsi, in concreto, distinguendo le ipotesi in cui sia, appunto, ben delineata l’espressione grafica che caratterizza il segno, sì da escluderne la qualificabilità quale segno superfluo o incertezza grafica, da quelle in cui il segno sia riconducibile a difficoltà di movimento o di vista dell’elettore.
Importante appare anche, nella consolidata logica del favor voti nei casi di genuina espressione del voto, l’affermazione che tende ad attribuire rilievo alla mancata richiesta di sostituzione della scheda. È infatti noto che, nel caso di errore materiale, l'elettore si può rivolgere all'ufficio elettorale e può chiedere la sostituzione della scheda al fine di eliminare l'errore ed apporre un'indicazione chiara e valida di voto. Non farlo, a fronte di un segno dalla ben delineata espressione grafica che per le sue caratteristiche non possa ragionevolmente essere inteso come segno superfluo o incertezza grafica, integra un comportamento concludente.
L’osservazione coglie bene il punto, quando, come nei casi di cui si discorre, il tema è quello della ricerca di una sicura volontà dell'elettore di farsi riconoscere, a fronte di un segno estraneo alle esigenze di espressione del voto e non trovando ragionevoli spiegazioni nelle modalità con cui l'elettore ha inteso esprimere il suffragio.


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