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No tratta: nuove strategie per una migliore identificazione e assistenza alle vittime

di Federica Demaria

Protezione internazionale e strategie di contrasto alla tratta degli esseri umani sono stati i temi al centro della conferenza conclusiva del progetto No Tratta «Protezione internazionale e tratta degli esseri umani: nuove strategie per una migliore identificazione e assistenza alle vittime» che si è svolta ieri a Roma e nel corso della quale è stato fatto il punto sulla situazione italiana ed europea per discutere e condividere buone prassi di lotta alla tratta degli esseri umani. Obiettivo primo: la necessità di incoraggiare la cooperazione tra i diversi soggetti del territorio che operano sulle tematiche correlate alla tutela dei diritti umani e al contrasto della tratta, così da orientare le politiche pubbliche e l'agenda europea.

La lotta alla tratta
«L'immigrazione è un tema scivoloso con mille sfaccettature che richiede impegno costante perché rischia di essere travolto da polemiche demagogiche. Come Anci e come amministratori siamo interessati affinché si esca dalla logica dell'emergenza per entrare in una fase più strutturata e consapevole della lotta alla tratta», ha detto Matteo Biffoni sindaco di Prato e delegato Anci per l'immigrazione e le politiche per l'integrazione.
«Purtroppo – ha sottolineato il sindaco di Prato - in questi flussi migratori c'è sempre il forte rischio che si inneschino fenomeni criminali che portano alla tratta, per questo dobbiamo intervenire in modo puntuale, per rispetto alla dignità delle persone e per aiutare chi ha bisogno di trovare protezione, riducendo al minimo le tensioni sul territorio».
In tal senso, «è funzionale – ha aggiunto Biffoni – incontrare sul territorio chi tutti i giorni ha a che fare con queste realtà, recepirne le istanze e costruire delle strategie di intervento efficaci». Una esigenza sottolineata anche da Irma Melini consigliere comunale di Bari e presidente della Commissione Immigrazione Anci che ha rimarcato come «la conoscenza del fenomeno è conditio sine qua non per aiutare chi è in difficoltà. È quindi evidente che tutti gli operatori (dalle prefetture, alle associazioni fino agli enti locali) devono padroneggiare gli strumenti legati al fenomeno per individuare strategie utili a contrastare la tratta. Un fenomeno quello della tratta che presenta interconnessioni sempre più evidenti con i flussi migratori afferenti la protezione internazionale».
Le osservazioni più recenti delle Ong e degli operatori della protezione internazionale mostrano, infatti, che la presenza di vittime di tratta tra i richiedenti asilo è un fenomeno in aumento, anche se difficilmente quantificabile.

Lo studio di Cittalia
Nell'attuale situazione caratterizzata da forte instabilità, si legge nello studio di Cittalia, la commistione di diverse condizioni possono coesistere nella stessa persona e progetto migratorio (un richiedente asilo può essere vittima di tratta, e viceversa). Inoltre, il fenomeno della tratta si sta evolvendo e abbraccia tipologie di sfruttamento e categorie di vittime sempre più differenziate e complesse, un fenomeno dunque da affrontare adottando un approccio multidisciplinare. In tal senso, il progetto No Tratta, co-finanziato dal Programma Prevenzione e Lotta contro la Criminalità dell'Unione europea si è incentrato sull'analisi del nesso tra il fenomeno della tratta degli esseri umani e la protezione internazionale per richiedenti asilo e rifugiati e che punta a migliorare la capacità di identificazione e di assistenza delle vittime di tratta tra coloro che, a vario titolo, si occupano di protezione internazionale rafforzando, in un'ottica di governance multilivello, una maggior cooperazione tra gli attori istituzionali e non istituzionali coinvolti nella presa in carico di chi è - o verso chi corre il rischio di diventare - vittima di tratta.
«Si è trattato di un lavoro importante – ha sottolineato il presidente di Cittalia Leonardo Domenici - Ciò che è emerso è soprattutto la necessità di raccogliere l'impegno che viene dalla società civile e dalle numerose associazioni di volontariato che insieme agli operatori locali si occupano del problema e di aver un maggior impegno a livello istituzionale per sostenere l'attività di emersione di questa condizione di quasi schiavizzazione delle persone, soprattutto in settori come la prostituzione, l'accattonaggio ma anche il lavoro nero, in modo tale che si possa offrire una tutela e una garanzia per il futuro di queste persone».
Per realizzare questi obiettivi, il progetto – coordinato da Cittalia, la Fondazione di Ricerche dell'Anci, in partenariato con Gruppo Abele e On the Road e col supporto del Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Dipartimento per le Libertà Civili e l'Immigrazione del Ministero dell'Interno e del Centro Interdipartimentale per i diritti dell'uomo e dei popoli dell'Università di Padova – ha realizzato diverse attività di ricerca, monitoraggio, formazione fino alle attività di rete.
Tra prodotti realizzati nell'ambito del progetto: un rapporto sulle «Vittime di tratta e richiedenti/titolari di protezione internazionale», un manuale operativo per «Richiedenti/titolari di protezione internazionale e vittime di tratta» e un documento strategico di posizionamento (Position Paper) contenente un ventaglio di raccomandazioni politiche indirizzate alle istituzioni e alle organizzazioni competenti in Italia e nell'Unione Europea.


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