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Al via la consultazione sul codice di comportamento per i dipendenti del Viminale

di Roberta Giuliani

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Regali e compensi, rapporti con il pubblico, obbligo di astensione, incarichi di collaborazione extra istituzionale con soggetti terzi, partecipazione ad associazioni e organizzazioni: il Viminale ha aperto la consultazione sulla "bozza" del codice di comportamento interno dei propri dipendenti. Entro l'8 gennaio 2016 gli interessati potranno inviare «un modulo» con i contributi e le osservazioni sugli articoli indicati nello schema di codice di comportamento all'indirizzo responsabiletrasparenzaecorruzione@pec.interno.it. La consultazione sullo schema è espressamente stabilita dalla delibera Anac n. 75/2013 relativa alle «Linee guida in materia di codici di comportamento delle pubbliche amministrazioni».

Il quadro normativo
Lo schema è stato redatto in base alle norme sull'anticorruzione fissate dalla legge 190/2012 che ha modificato il testo unico del pubblico impiego. Al comma 5 dell'articolo 54 del Dlgs 165/2001 si legge infatti che «ciascuna pubblica amministrazione definisce, con procedura aperta alla partecipazione e previo parere obbligatorio del proprio organismo indipendente di valutazione, un proprio codice di comportamento che integra e specifica il codice di comportamento» dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni definito dal Governo con il Dpr 62/2013 allo scopo di «assicurare la qualità dei servizi, la prevenzione dei fenomeni di corruzione, il rispetto dei doveri costituzionali di diligenza, lealtà, imparzialità e servizio esclusivo alla cura dell'interesse pubblico. Il codice contiene una specifica sezione dedicata ai doveri dei dirigenti, articolati in relazione alle funzioni attribuite, e comunque prevede per tutti i dipendenti pubblici il divieto di chiedere o di accettare, a qualsiasi titolo, compensi, regali o altre utilità, in connessione con l'espletamento delle proprie funzioni o dei compiti affidati, fatti salvi i regali d'uso, purché di modico valore e nei limiti delle normali relazioni di cortesia».

L'approvazione del codice
Il codice, che si applica ai dipendenti, dirigenti e non, dell'amministrazione civile dell'Interno ma anche a tutti i collaboratori e consulenti a qualsiasi titolo e ai titolari di organi e di incarichi negli uffici di diretta collaborazione delle autorità politiche, dovrà essere inviato all'Autorità nazionale anticorruzione, unitamente alla relazione illustrativa.
Nella bozza è stata data particolare evidenza all'innovazione voluta dal codice generale sull'estensione delle regole «a tutti i collaboratori o consulenti, con qualsiasi tipologia di contratto o incarico e a qualsiasi titolo, ai titolari di organi e di incarichi negli uffici di diretta collaborazione delle autorità politiche, nonché nei confronti dei collaboratori a qualsiasi titolo di imprese fornitrici di beni o servizi e che realizzano opere in favore dell'amministrazione». Al comma 2 dell'articolo 4 della bozza viene infatti previsto che nei bandi di gara o atti di incarico o di assunzione della titolarità siano inserite, in caso di violazione, apposite disposizioni o clausole di risoluzione o decadenza del rapporto.
Il codice, insieme alla relazione, una volta approvato sarà pubblicato sui siti del ministero, dei vari dipartimenti, delle prefetture e comunicato dai dirigenti al personale tramite email. I nuovi assunti dovranno invece sottoscriverlo insieme al contratto.
Il controllo su attuazione e rispetto del codice è assicurato dai dirigenti responsabili di ciascuna struttura, dall'ufficio incaricato di attendere ai procedimenti disciplinari e dall'Oiv, mentre le violazioni, ferme restando le eventuali responsabilità di natura civile, amministrativa, contabile e penale disciplinate dalla legge, sono stabilite dai Ccnl – comparto ministeri.


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