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Oggi la giornata internazionale contro la violenza sulle donne: dati sul fenomeno e iniziative dei Comuni

di Antonio Ragonesi (*)

Sono sei milioni 788mila, secondo i dati Istat, le donne che hanno subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale, il 31,5% delle donne tra i 16 e i 70 anni: il 20,2% ha subìto violenza fisica, il 21% violenza sessuale, il 5,4% forme più gravi di violenza sessuale come stupri e tentati stupri (652mila gli stupri e 746mila i tentati stupri). Il 10,6% delle donne ha subìto violenze sessuali prima dei 16 anni.
Considerando il totale delle violenze subìte da donne con figli, aumenta la percentuale dei figli che hanno assistito a episodi di violenza sulla propria madre (dal 60,3% del dato del 2006 al 65,2% rilevato nel 2014). Le donne separate o divorziate hanno subìto violenze fisiche o sessuali in misura maggiore rispetto alle altre (51,4% contro 31,5%).
Critica anche la situazione delle donne con problemi di salute o disabilità: ha subìto violenze fisiche o sessuali il 36% di chi è in cattive condizioni di salute e il 36,6% di chi ha limitazioni gravi. Il rischio di subire stupri o tentati stupri è doppio (10% contro il 4,7% delle donne senza problemi).

Segnali positivi
Emergono importanti segnali di miglioramento rispetto all'indagine precedente: negli ultimi 5 anni le violenze fisiche o sessuali sono passate dal 13,3% all'11,3%, rispetto ai 5 anni precedenti il 2006. Ciò è frutto di una maggiore informazione, del lavoro sul campo, ma soprattutto di una migliore capacità delle donne di prevenire e combattere il fenomeno e di un clima sociale di maggiore condanna della violenza.
È in calo sia la violenza fisica sia la sessuale, dai partner e ex partner (dal 5,1% al 4% la fisica, dal 2,8% al 2% la sessuale) come dai non partner (dal 9% al 7,7%).
Il calo è particolarmente accentuato per le studentesse, che passano dal 17,1% all'11,9% nel caso di ex partner, dal 5,3% al 2,4% da partner attuale e dal 26,5% al 22% da non partner. In forte calo anche la violenza psicologica dal partner attuale (dal 42,3% al 26,4%), soprattutto se non affiancata da violenza fisica e sessuale.
Alla maggiore capacità delle donne di uscire dalle relazioni violente o di prevenirle si affianca anche una maggiore consapevolezza. Più spesso considerano la violenza subìta un reato (dal 14,3% al 29,6% per la violenza da partner) e la denunciano di più alle forze dell'ordine (dal 6,7% all'11,8%). Più spesso ne parlano con qualcuno (dal 67,8% al 75,9%) e cercano aiuto presso i servizi specializzati, centri antiviolenza, sportelli (dal 2,4% al 4,9%). La stessa situazione si riscontra per le violenze da parte dei non partner.
Rispetto al 2006, le vittime sono più soddisfatte del lavoro delle forze dell'ordine. Per le violenze da partner o ex, le donne molto soddisfatte passano dal 9,9% al 28,5%.

Elementi negativi
Si segnalano però anche elementi negativi. Non si intacca lo zoccolo duro della violenza, gli stupri e i tentati stupri (1,2% sia per il 2006 sia per il 2014).
Le violenze sono più gravi: aumentano quelle che hanno causato ferite (dal 26,3% al 40,2% da partner) e il numero di donne che hanno temuto per la propria vita (dal 18,8% del 2006 al 34,5% del 2014). Anche le violenze da parte dei non partner sono più gravi.
Tre milioni 466mila donne hanno subìto stalking nel corso della vita, il 16,1% delle donne. Di queste, 1 milione 524mila l'ha subìto dall'ex partner, 2 milioni 229mila da persone diverse dall'ex partner.

La rete dei centri antiviolenza e il contributo dei Comuni
È almeno dal 1996 e dai primi provvedimenti sul tema che i Comuni sostengono dal basso servizi territoriali contro la violenza sulle donne. A partire dalla legge n. 328/2000 sulla «Realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali», i Comuni acquisiscono un ruolo centrale nella lotta alla violenza contro le donne. La loro dimensione locale li rende in effetti un attore privilegiato per intervenire su un fenomeno multidimensionale come quello della violenza di genere, che necessita di azioni trasversali e del coinvolgimento dei diversi attori pubblici e del privato sociale che operano nell'ambito. Il lavoro di rete tra questo insieme di attori costituisce pertanto il mezzo più efficace per affrontare il fenomeno.
È con tale consapevolezza che il Dipartimento per le Pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei ministri si è fatto promotore, a fine 2005, della costituzione di una «Rete nazionale antiviolenza», dapprima nell'ambito del progetto ARIANNA. Nel corso della prima fase del progetto sono stati firmati una trentina di Protocolli d'intesa (che diventeranno più di 40 nella seconda fase successiva al 2012) con altrettanti territori (prevalentemente Comuni, ma anche alcune province) al fine di: gestire in maniera sinergica il numero di pubblica utilità «1522» attivato dal progetto, un servizio nazionale di accoglienza telefonica per donne vittime di violenza e di stalking; sostenere lo sviluppo di reti locali; diffondere procedure standardizzate per migliorare l'integrazione dei servizi e l'efficacia degli interventi. Per quanto riguarda in particolare la gestione coordinata del «1522» tra il Dipartimento e i Comuni/Province pilota, ciò ha permesso di accompagnare le donne vittime di violenza nell'accesso ai servizi territoriali, in primis i Centri antiviolenza, mettendole in contatto direttamente con l'ente locale di riferimento.
Nel corso dell'ultimo decennio, alcuni Comuni si sono fatti promotori in prima persona di formalizzare e coordinare delle reti locali attraverso la firma di un Protocollo d'intesa tra i principali organismi coinvolti localmente nella prevenzione e nella lotta alla violenza contro le donne (dai Centri antiviolenza ai servizi sanitari, dalle forze di pubblica sicurezza agli organi giudiziari).
Tra i primi Comuni a essersi attivati in tal senso vi è il Comune di Reggio Emilia, il quale ha costituito nel 2006 il «Tavolo interistituzionale sulla violenza»; o, in tempi più recenti, il Comune di Rovereto, che a fine 2013 ha promosso la costituzione di una «Rete territoriale di prevenzione e contrasto alla violenza contro le donne». Si tratta solamente di due esempi tra i numerosi protocolli attivati localmente. Nella maggior parte dei casi, tali protocolli sono nati con l'obiettivo principale di strutturare e rendere meno provvisorie e personali delle collaborazioni nate spesso in maniera informale, definendo una comune visione del fenomeno della violenza di genere a partire dalla costruzione di un linguaggio comune, promuovendo lo scambio di informazioni e il coordinamento tra i diversi servizi, attuando formazioni per l'aggiornamento del personale coinvolto, avviando azioni comuni di prevenzione e contrasto.
Nel maggio 2014 è stato siglato un accordo tra Anci e Di.R.E. «Donne in Rete contro la Violenza» che si sono impegnate per svolgere una funzione di prevenzione e contrasto della violenza contro le donne attraverso iniziative concrete come l'inserimento dei Centri antiviolenza nei piani di zona, la formazione della polizia municipale e degli operatori dei servizi sociali e infine l'adozione di un sistema che prevede la raccolta di dati sul fenomeno della violenza.
Con la stessa sensibilità sono state realizzate le «Linee guida per l'intervento e la costruzione di rete tra i Servizi sociali dei Comuni e i Centri antiviolenza», il primo strumento di questo tipo a livello nazionale destinato agli operatori e alle operatrici dei servizi sociali che si trovino a supportare donne vittime di maltrattamento. L'obiettivo è di costruire una rete di sostegno concreto alle donne vittime di violenza e ai loro figli: dagli effetti della violenza sulla salute delle donne (conseguenze fisiche, psicologiche e comportamentali), agli aspetti per riconoscere i casi di violenza (identificazione degli indicatori di rischio, valutazione dei sintomi fisici e psichici nella donna). Le Linee guida forniscono anche le modalità per intercettare la violenza di genere e le buone pratiche per l'accoglienza.

Il piano di azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere
Il Piano d'azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere, secondo quanto previsto dall'articolo 5 del decreto legge n. 93 del 14 agosto 2013, recante Disposizioni urgenti in materia di sicurezza e per il contrasto della violenza di genere, nonché in tema di protezione civile e di commissariamento delle province, ha come obiettivo principale quello di garantire azioni omogenee nel territorio nazionale che hanno lo scopo di prevenire e contrastare il grave fenomeno della violenza di genere e di tutelare le donne che subiscono violenza e i loro figli.
Gli obiettivi del Piano. Il Piano interviene sul fenomeno della violenza maschile contro le donne attraverso una serie di azioni volte a:
• prevenire il fenomeno della violenza contro le donne utilizzando come strumenti primari l'informazione e la sensibilizzazione della collettività;
• promuovere, nell'ambito dei programmi scolastici delle scuole di ogni ordine e grado, l'educazione alle relazioni non discriminatorie nei confronti delle donne;
• potenziare le forme di assistenza e sostegno alle donne e ai lori figli, attraverso lo sviluppo dei servizi territoriali e dei Centri antiviolenza;
• garantire la formazione per tutte le professionalità che entrano in contatto con la violenza di genere e lo stalking;
• accrescere la protezione delle vittime attraverso una forte collaborazione tra tutte le istituzioni coinvolte e le associazioni del privato sociale che operano nel settore del sostegno e dell'aiuto alle donne vittime di violenza e ai loro figli;
• prevedere una raccolta dei dati del fenomeno anche attraverso il coordinamento delle banche dati esistenti;
• prevedere azioni che valorizzino le competenze delle amministrazioni impegnate nella prevenzione, nel contrasto e nel sostegno delle vittime di violenza di genere e di stalking;
• definire un sistema di governance tra tutti i livelli di governo che si basi sulle esperienze e sulle buone pratiche realizzate nelle reti locali e nel territorio.
Le novità del Piano.
Costituire, una Cabina di regia interistituzionale presieduta dall'autorità politica di riferimento in materia di Pari Opportunità, composta dai rappresentanti delle amministrazioni statali (Interno, Giustizia, Salute, Istruzione, Esteri, Sviluppo economico, Difesa, Economia e finanze, Lavoro e politiche sociali, Funzione pubblica), dai rappresentanti delle Regioni e degli enti locali designati in sede di Conferenza Stato-Città.
Istituire, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri un Osservatorio nazionale sul fenomeno della violenza che avrà il compito di supportare la Cabina di regia interistituzionale anche mediante la realizzazione di studi e ricerche, di formulare proposte di intervento, monitoraggio dell'attuazione del Piano e valutazione sull'impatto delle politiche in tema di contrasto alla violenza maschile sulle donne e protezione delle vittime.
Gli strumenti. Presso la Presidenza del Consiglio dei ministri - Dipartimento per le Pari opportunità è costituita una Banca dati nazionale dedicata al fenomeno della violenza sulle donne basata sul genere. L'obiettivo è di superare la frammentarietà e la parzialità delle informazioni creando un sistema di raccolta dati capace di organizzarsi in un sistema integrato di rilevazioni che porti allo sviluppo di indicatori per il monitoraggio del fenomeno.
Le risorse finanziarie. Le risorse finanziarie stanziate e assegnate per l'attuazione del Piano ammontano a 30 milioni di euro da suddividere nel triennio 2013-15:
• 10 milioni di euro per il 2013
• 10 milioni di euro per il 2014
• 9.119,726 milioni di euro per il 2015

In particolare:
Tredici milioni di euro saranno ripartiti in sede di Conferenza Stato-Regioni tra le Regioni e le Province autonome per le seguenti linee di azione:
- formazione, presso i Dipartimenti di emergenza e i Pronto soccorso degli ospedali anche al fine di promuovere modelli di soccorso e assistenza;
- inserimento lavorativo delle donne vittime di violenza;
- interventi finalizzati all'autonomia abitativa per le donne vittime di violenza, anche attraverso un accesso agevolato all'edilizia residenziale pubblica;
- implementazione dei sistemi informativi relativi ai dati sul fenomeno della violenza, compresi il numero dei Centri antiviolenza e delle case rifugio presenti sul territorio regionale, al fine di agevolare la trasmissione alla Banca dati nazionale sul fenomeno della violenza.
Sette milioni di euro saranno destinati a:
- azioni che la Presidenza del Consiglio dei ministri intende realizzare sui temi della prevenzione, attraverso interventi volti alla comunicazione istituzionale, all'educazione dei giovani in ambito scolastico e alla formazione dei docenti e alla formazione di tutte le professionalità che entrano in contatto con le donne vittime di violenza.
Due milioni di euro per:
- istituzione e gestione della Banca dati nazionale dedicata al fenomeno della violenza
Sette milioni di euro per:
- realizzare progetti per sviluppare la rete di sostegno alle donne e ai loro figli attraverso il rafforzamento dei servizi territoriali, dei Centri antiviolenza e dei servizi di assistenza e prevenzione che entrano in relazione con le vittime.

Centri antiviolenza nel 2014 (dati 1° gennaio-31 dicembre 2014)
I Centri antiviolenza gestititi da associazione di donne, che si ispirano alle pratiche e ai saperi elaborati dal movimento delle donne, costituiscono un osservatorio privilegiato sul fenomeno della violenza maschile contro le donne. In questi luoghi, l'attività di accoglienza così come la rilevazione e l'analisi di ciò che accade, si basa, infatti, sulla legittimazione dei vissuti e delle percezioni delle donne accolte che chiedono aiuto.
Da alcuni anni D.i.Re si impegna nella realizzazione di un lavoro di monitoraggio, al duplice scopo di verificare le caratteristiche dei Centri che ne fanno parte, dei servizi e risorse che essi offrono e di raccogliere dati sulle donne accolte e sulle violenze da esse subite.
La Rete Di.Re, Donne in Rete contro la Violenza è presente attualmente sul territorio nazionale con 73 associazioni.
Caratteristiche. I Centri antiviolenza che aderiscono a D.i.Re. sostengono le donne nei loro percorsi di uscita dalla violenza attraverso una metodologia condivisa, fondata sulla relazione fra donne e sull'autodeterminazione di chi chiede aiuto. Al centro di ogni intervento vi è la donna accolta, con i suoi bisogni e suoi desideri, la sua progettualità di vita. Nulla viene fatto senza il suo consenso. I servizi e le risorse che essi offrono sono numerosi e si sono diversificati nel tempo, al fine di rispondere in modo sempre più appropriato alle richieste espresse dalle donne accolte. Il numero dei Centri antiviolenza D.i.Re collegati con il numero verde nazionale "1522" è pari al 90,4%. Rimane problematica tuttavia la possibilità per i Centri antiviolenza di rispondere adeguatamente a un incremento costante delle richieste che arrivano anche attraverso questo canale nazionale.
Aumentano, rispetto al 2013, i Centri che possono offrire servizi specializzati. Nel 2014 quasi tutti i Centri offrono alle donne accolte la possibilità di consulenza legale (99%); in misura leggermente inferiore offrono consulenza psicologica (88%).
La maggioranza dei Centri offre l'opportunità di una consulenza genitoriale (59%); di un percorso di orientamento al lavoro (64%); e infine il 75% di essi offre la possibilità di rielaborare i vissuti e le esperienze attraverso il sostegno di un gruppo di auto aiuto.
Più di un terzo dei Centri offre servizi specifici per bambini/e (42%); per sostenere le donne che vivono problemi di stalking (41%); per donne provenienti da altri paesi (38%).
Dodici Centri (il 16%) sono impegnati sul fronte delle donne trafficate, che vivono il problema della prostituzione forzata, offrendo un sostegno altamente specializzato a donne che provengono da situazioni di violenza particolarmente gravi.
La diffusione sul territorio. La presenza dei Centri antiviolenza sul territorio nazionale non è omogenea. Essi risultano più numerosi nel Nord (39) e nel Centro del Paese (18) piuttosto che nel Sud (16). La carenza di finanziamenti e di risorse ha reso infatti più difficile anche lo sviluppo dei singoli Centri situati nelle regioni meridionali. In media essi possono accogliere meno donne che non i Centri situati nel Nord e nel Centro del Paese e in proporzione minore sono dotati di struttura di ospitalità: il 43,8% di essi, infatti, contro il 61,1% dei Centri presenti nell'Italia centrale e il 69,2% dei Centri presenti nel Nord, ne ha almeno una.
Nel 2014, tuttavia, risultano notevolmente aumentate le donne presenti nelle strutture di ospitalità dei Centri dell'Italia meridionale, che passano dalle 79 del 2013 alle 146 del 2014. Un dato importante che attesta lo straordinario impegno e i risultati che possono essere raggiunti anche in queste regioni dalle associazioni che gestiscono i Centri. Esso va di pari passo con l'aumento di finanziamenti provenienti da fonti pubbliche per i Centri che operano in quest'area.
Le risorse. I Centri antiviolenza gestiti da associazioni di donne vivono di molto volontariato e risorse economiche scarse, a volte in prevalenza pubbliche, a volte in prevalenza private. I Centri dell'associazione nazionale DiRe, che godono di finanziamenti pubblici sono complessivamente 68. I Centri che godono di finanziamenti privati sono 62. Ciascuno di essi può avere finanziamenti sia pubblici che privati.
Per quanto riguarda l'entità dei finanziamenti pubblici, nel 2014 circa il 36% dei Centri non ha avuto finanziamenti superiori ai 40mila euro annui; il 6% dei Centri si colloca in una fascia medio-bassa, con finanziamenti di entità compresa fra i 40mila e i 70mila euro; il 59% riceve finanziamenti che superano i 70mila euro annui; fra questi ultimi, la maggioranza supera i 100mila.

L'iniziativa Anci del 25 novembre
L'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha designato il 25 novembre come Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, invitando i Governi, le Organizzazioni internazionali e le Ong a organizzare attività volte a sensibilizzare l'opinione pubblica sul dramma del femminicidio e più complessivamente sul fenomeno della violenza contro le donne.
La Presidenza del Consiglio dei ministri ha avviato da tempo un processo di collaborazione con Anci, nel contesto dell'attuazione del Piano d'azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere previsto dal decreto legge n. 93 del 2013, al fine di favorire la più ampia consapevolezza dei territori rispetto alle azioni che il Piano consentirà di attuare nonché di valorizzare le esperienze realizzate a livello comunale nel contrasto a ogni fenomeno di violenza.
Intendimento dell'Anci è stato di dare rilevanza agli impegni e agli eventi di sensibilizzazione presi dalle amministrazioni locali per il 25 novembre prossimo, dandone ampia visibilità a livello nazionale per rafforzare la consapevolezza collettiva della necessità di contrastare ogni forma di violenza e sostenere l'operato dei servizi di accoglienza e delle case rifugio.
Questi i numeri dei Comuni che hanno risposto all'invito dell'Anci e del Dipartimento nazionale Pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei ministri: sono oltre 250 i Comuni che hanno inviato all'Anci l'elenco delle iniziative programmate per il 25 novembre pubblicate sulla home page www.anci.ite più di 1.000 le iniziative realizzate dai Comuni o in collaborazione.

(*) Responsabile Area Sicurezza e legalità, partecipazione, infrastrutture, pari opportunità Politiche ambientali, territorio, sport, associazioni internazionali cooperazione e sviluppo Anci


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