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Migranti: domande di asilo in aumento, allo Sprar 242 milioni dei 1.162 previsti per il 2015

di Roberta Giuliani

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Nel 2015 la spesa pubblica per l'accoglienza dei migranti sarà di 1.162 milioni, una stima soggetta alle variazioni dei flussi ma che si basa sui costi sostenuti fino 10 ottobre per ospitare 99.096 persone di cui 10.322 minori non accompagnati. A fare il punto su numeri, risorse, strutture e procedure è il «Rapporto sull'accoglienza di migranti e rifugiati in Italia», redatto dal gruppo interdisciplinare di studio istituito presso il Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione del ministero dell'Interno e presentato ieri al Viminale (disponibile anche l'abstrac pubblicato sul sito del dipartimento).

I costi
In particolare 918,5 milioni dovrebbero servire a coprire le uscite per le strutture governative (Cara, Cda, Cpsa) e temporanee (Cas) che accolgono il 72% dei migranti e 242,5 milioni quelle per la rete Sprar che ne ospita il 21 per cento.
Questi costi, si legge nella relazione del gruppo di studio, vengono «in gran parte riversati sul territorio sotto forma di stipendi a operatori, affitti e consumi. In ogni caso, rappresentano una piccolissima percentuale, quantificabile nello 0,14%, della spesa pubblica nazionale complessiva». Nel 2014 la spesa per la gestione dei centri governativi e delle strutture temporanee si è attestata sui 436 milioni con un costo medio giornaliero pari a 30-35 euro per i migranti adulti e a 45 euro per i minori, «costi nettamente inferiori a quelli riconosciuti durante l'emergenza nord Africa pari a 46 euro per gli adulti e ai 75 euro per i minori».

La rete Sprar
Più articolata la gestione della rete Sprar: per finanziare gli enti locali che prestano servizi di accoglienza dei richiedenti asilo e di tutela di rifugiati e stranieri destinatari di altre forme di protezione umanitaria si è speso nel 2014 circa 197,5 milioni di euro, per un costo medio ponderato pari a 35 euro giornalieri pro capite. Ma lo Sprar è un sistema di accoglienza di secondo livello, cui sono destinati coloro i quali hanno espletato tutte le attività preliminari previste per i centri di prima accoglienza). Oltre un terzo dei fondi - sottolinea il gruppo di lavoro – ha infatti coperto le retribuzioni di operatori e professionisti mentre il 23,8% è andato per l'assistenza e il 27,3% per l'integrazione. Un sistema dunque più qualificato su cui si cerca di investire anche nel futuro.
Per ampliare la sua capacità ricettiva il 7 ottobre è stato pubblicato un avviso pubblico rivolto agli enti locali che prestano servizi di accoglienza e che permetterà di aggiungere 10mila posti (si veda l'articolo pubblicato sul Quotidiano degli enti locali e Pa del 12 ottobre 2015).
Nel 2014 erano 432 i progetti avviati nella rete Sprar, 381 gli enti locali coinvolti, 19 le regioni in cui erano diffusi (assente la Valle d'Aosta). Il numero totale di posti in accoglienza era di 20.752. Lazio, Sicilia, Puglia e Calabria, i territori con il maggior numero di posti. Il 61% degli accolti era richiedente protezione internazionale, il 15% titolare di protezione umanitaria, il 13% di protezione sussidiaria e l'11% aveva ottenuto lo status di rifugiato. Lo Sprar, si ricorda nel Rapporto, rappresenta «la struttura di riferimento dove far confluire tutte le situazioni di vulnerabilità emergenti». Per ognuna delle persone accolte «rimane il principio fondamentale del carattere temporaneo dell'accoglienza (sei mesi, rinnovabili per altri sei), che è sempre finalizzata a creare autonomia e inserimento dei beneficiari».

Domande asilo
L'ampliamento dello Sprar è direttamente collegato a un fenomeno in espansione: anche se diminuiscono del 7,4% gli sbarchi nel nostro paese (fino a ottobre sono arrivati 136.432 migranti contro i 147.377 dello stesso periodo dello scorso anno) aumentano del 31% le domande di asilo presentate dai migranti alle Commissioni territoriali competenti. Si è passati dalle 47.130 giunte nei primi nove mesi del 2014 alle 61.545 del 2015. In crescita anche il numero di richieste esaminate dalle Commissioni (+70%): 46.490 nel 2015, contro le 27.393 del 2014 mentre sono 23.905 le domande rigettate quest'anno (9.564 l'anno scorso). Nel 2015 le Commissioni territoriali (passate in un anno da 20 a 40) hanno riconosciuto finora lo status di rifugiato a 2.549 persone, la protezione sussidiaria a 7.242, la protezione umanitaria a 10.821. 1.926 persone che avevano fatto domanda di asilo sono risultate irreperibili.

Le strutture di accoglienza
Sono 3.090 strutture temporanee di accoglienza italiane, Cie compresi ma secondo il Rapporto è impossibile «in una situazione di così eccezionale mobilità e di ristrutturazione dell'intero sistema nazionale di accoglienza» riuscire a «misurare in tutti i casi i tempi medi di permanenza degli immigrati». Dai dati disponibili è comunque possibile osservare alcuni elementi che caratterizzano la situazione attuale. Il primo è che, sul totale degli immigrati presenti nei centri di accoglienza, il 70% (70.918) è sistemato nelle strutture temporanee (strutture ricettive pubbliche e private); questo, evidentemente, comporta una serie di problematiche nella gestione operativa.
Un altro elemento di grande impatto - spiega ancora il dossier - riguarda la distribuzione dei migranti sul territorio nazionale che, seppure con percentuali diverse, ha via via interessato quasi tutte le regioni. Al primo posto per numero di presenze sono la Sicilia e la Lombardia, nei cui centri è attualmente accolto il 13% circa degli immigrati (in particolare in Sicilia la percentuale è scesa dal 42% del 2013 e dal 22% del 2014, ma con un numero assoluto che oscilla sempre intorno a 14.000). Seguono il Lazio con il 9% e la Campania con l'8%, Piemonte, Veneto e Toscana con il 7% e la Puglia e l'Emilia Romagna con il 6 per cento.

I minori
Un dato «meritevole di grande attenzione politica e amministrativa» è quello che riguarda i minori non accompagnati: fino al 10 ottobre la quota è pari al 73% di tutti i minori soccorsi negli ultimi mesi (10.322 su 14.109). Secondo i dati del dipartimento della Pubblica sicurezza, a cui fa riferimento il Rapporto, i minori stranieri (e coloro che si dichiarano tali) non accompagnati sbarcati nel 2014 erano 13.026, il 50% di tutti i bambini arrivati (26.122). Al 20 settembre 2015 gli under 18 soli e accolti nelle strutture del ministero dell'Interno (nei 15 centri in 9 regioni finanziati con fondi Fami per la prima accoglienza) sono 1.688; quelli presenti nel sistema Sprar 1.318. I dati relativi ai minori non accompagnati - ricorda il gruppo di studio autore del Rapporto - sono raccolti da una pluralità di attori: per ottenere un «sistema affidabile è necessario un coordinamento statistico». Per il ministero del Lavoro, infatti, nel 2014 i minori non accompagnati sono 14.243, di cui 3.707 irreperibili. I segnalati al 31 agosto 2015 sono 14.378, di cui 5.434 irreperibili (soprattutto egiziani, eritrei, somali e afghani) e 8.944 in strutture. Tra questi ultimi, il 95% è maschio e l'81% ha 16-17 anni; oltre il 34% si trova in Sicilia (3.052).


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