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Accoglienza dei rifugiati: 10mila nuovi posti con il bando Sprar per finanziare i Comuni

di Mimma Amoroso

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Parte il nuovo bando Sprar 2016-2017 per il sostegno finanziario agli enti locali che prestano servizi di accoglienza dei richiedenti asilo e di tutela dei rifugiati e degli stranieri destinatari di altre forme di protezione umanitaria (articolo 1-sexies del Dl 416/1989). È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 7 ottobre l'avviso relativo all'emanazione del bando, ovvero il decreto Interno del 7 agosto 2015, che firmato in questa data richiama ancora il Dlgs n. 140/2005, ormai abrogato dal Dlgs n. 142/2015, entrato in vigore lo scorso 30 settembre. Comunque, al di là di questo disallineamento, anche nell'ambito dell'attuale Dlgs n. 142, lo Sprar rappresenta il sistema di accoglienza qualificata di secondo livello, cui sono destinati coloro i quali hanno espletato tutte le attività preliminari previste per i centri di prima accoglienza (compatibilmente con la disponibilità di posti).
Si tratta di un provvedimento di grande interesse per tutti gli enti locali, in alcune parti innovativo rispetto al passato, vedremo perché.

Il sistema di protezione
Lo Sprar è una rete di strutture il cui funzionamento è affidato, ai sensi del decreto n. 416/1989, a una struttura denominata Servizio centrale, a sua volta gestito da Anci.
In linea con il Piano nazionale approvato in Conferenza unificata del 10 luglio 2014, il bando appena emanato è volto ad ampliare l'attuale rete, finanziando 10mila nuovi posti rispetto alla rete che per il triennio 2014-2016 ne ha a disposizione oltre 20mila. Purtroppo si tratta in ogni caso di un numero di posti non sufficiente a soddisfare l'attuale esigenza di accoglienza che vede sistemati in strutture del tutto temporanee (e quindi non ideali) oltre 90mila richiedenti asilo.
Per presentare la domanda di contributo occorre proporre progetti di «accoglienza integrata», ovvero servizi materiali di base (vitto e alloggio), contestualmente a servizi volti al supporto di percorsi di inclusione sociale, funzionali alla riconquista dell'autonomia individuale. Tali attività possono essere rivolte nei confronti della generalità dei richiedenti asilo e/o rifugiati o nei confronti di persone con necessità di assistenza sanitaria, sociale e domiciliare, specialistica e/o prolungata, fatta eccezione per persone con disagio mentale o psicologico e minori stranieri non accompagnati (per i quali è stato emanato bando a parte).

Il finanziamento agli enti locali
La domanda di finanziamento può essere presentata solo da Comuni, province, città metropolitane, comunità montane, comunità isolane e unioni di comuni, in forma singola o associata, purché non siano già titolari di un progetto Sprar in corso di finanziamento a meno che i progetti già finanziati riguardino:
a) solo strutture destinate a minori stranieri non accompagnati richiedenti asilo;
b) solo strutture dedicate a persone con disagio mentale o psicologico e con necessità di assistenza sanitaria, sociale e domiciliare, specialistica e/o prolungata;
c) solo strutture ordinarie ma si faccia domanda per gestire strutture dedicate a persone con necessità di assistenza sanitaria, sociale e domiciliare, specialistica e/o prolungata.
In sostanza si intende privilegiare l'individuazione di strutture di accoglienza in territori ove non siano già operativi altri progetti, per favorire, quanto più possibile, la disseminazione dell'accoglienza su tutto il territorio nazionale, nella convinzione che ciò favorisca l'inserimento sociale dei beneficiari e che il fenomeno migratorio costituisca un'esperienza che coinvolge tutto il territorio nazionale.
Naturalmente, trattandosi di un settore di assistenza altamente specialistico, gli enti locali possono assicurare i servizi richiesti tramite uno o più enti attuatori soggetti con esperienza pluriennale e consecutiva nella presa in carico di richiedenti/titolari di protezione internazionale, comprovata da attività e servizi in corso di svolgimento al momento della presentazione della domanda di contributo.

Capacità ricettiva
Le strutture di accoglienza offerte dall'ente proponente devono essere dedicate almeno nella misura del 70 % all'accoglienza dei soggetti beneficiari di un posto Sprar e in ogni caso è previsto che la capacità ricettiva dei servizi di accoglienza non deve essere inferiore a dieci posti né superiore a:
a) 25 posti per i servizi degli enti locali, singoli o consorziati, con una popolazione complessiva fino a 20mila abitanti;
b) 40 posti per i servizi degli enti locali, singoli o consorziati, con una popolazione complessiva tra 20.001 e 40mila abitanti;
c) 50 posti per i servizi degli enti locali, singoli o consorziati, con una popolazione complessiva tra 40.001 e 200mila abitanti;
d) 100 posti per i servizi degli enti locali, singoli o consorziati, con una popolazione complessiva tra 200.001 e 1.000.000 di abitanti;
e) 150 posti nel caso di enti locali, singoli o consorziati, con una popolazione complessiva tra 1.000.001 e 2.000.000 abitanti;
f) 250 posti per i servizi degli enti locali, singoli o consorziati, con una popolazione superiore a 2.000.001 abitanti.
È inoltre previsto che se la domanda è presentata da più enti locali in forma associata, la popolazione va calcolata in base alla somma degli abitanti dei soli Comuni dove sorgono le strutture di accoglienza.
Anche rispetto a tali parametri – che sono mutati rispetto ai precedenti bandi – è evidente l'intento di non sbilanciare le capacità ricettive di tali strutture rispetto alle dimensioni demografiche dei Comuni ove sono istituite ed evitare, in tal modo, che la presenza di cittadini stranieri in attesa di conoscere l'esito della domanda di asilo o non ancora ben integrati, possa incidere negativamente sulla popolazione locale.

Tipologia di servizi da erogare
Trattandosi di strutture di secondo livello, tra i servizi richiesti, oltre all'assistenza materiale di base, è necessario assicurare anche altri servizi come la mediazione linguistica-culturale, l'orientamento e accesso ai servizi del territorio; la formazione e riqualificazione professionale; l'orientamento e accompagnamento all'inserimento lavorativo, abitativo, sociale, legale e la tutela psico-socio-sanitaria.
Si tratta di attività (le cui caratteristiche sono descritte più dettagliatamente nelle linee guida che accompagnano il bando) evidentemente rivolte all'integrazione socio lavorativa dei soggetti, finalizzate a consentire loro piena autonomia e capacità di comprendere i canoni di vita della società italiana, ai quali è richiesto di conformarsi.

Requisiti strutturali
Le strutture che possono essere messe a disposizione devono essere di carattere residenziale ed essere idonee a consentire di svolgere tutte le attività richieste. In sostanza si sta cercando luoghi non isolati rispetto ai centri abitati (a meno che non siano serviti dai servizi di trasporto) e comunque luoghi che si adattano alla tipologia di migranti che poi dovranno essere accolti (se si intende prestare servizi a favore di persone con necessità di assistenza sanitaria non dovranno esserci barriere architettoniche, ecc.).

Come presentare la domanda
La domanda di finanziamento deve essere presentata, unitamente ai numerosi allegati richiesti, a pena di inammissibilità, esclusivamente compilando online i modelli disponibili sul sito internet predisposto dal ministero dell'Interno. Anche in questo caso si tratta di una novità per quel che riguarda la storia dello Sprar, essendo la prima volta che la procedura è completamente informatizzata.
Il termine ultimo per la presentazione è stato fissato alle ore 12 del 14 gennaio 2016, trascorso il quale le domande di finanziamento saranno dichiarate inammissibili.
Occorrerà prestare molta attenzione alla redazione del piano finanziario preventivo e agli altri documenti richiesti, tenendo conto che, la quota di cofinanziamento chiesta agli enti partecipanti deve essere almeno pari al 5% e che almeno il 7% del costo complessivo del progetto dovrà essere destinato alle «Spese per l'integrazione». In sostanza, il contributo che il Fondo gestito dal ministero dell'Interno potrà essere corrisposto potrà essere pari anche al 95% del costo complessivo del progetto: una vera novità rispetto al passato in cui veniva corrisposto sino all'80% del costo complessivo.

Valutazione dei progetti
La valutazione dei progetti è affidata ad una commissione composta da rappresentanti del ministero dell'Interno, Anci, Upi, Unhcr e Regioni. Le graduatorie finali saranno due: una dedicata ai progetti di accoglienza ordinaria, l'altra ai progetti per persone con necessità di assistenza sanitaria, sociale e domiciliare, specialistica e/o prolungata, e saranno ammessi al finanziamento i progetti che abbiano totalizzato almeno 66 punti.
Il punteggio dipende da una serie di fattori, come la qualità del progetto, l'organizzazione delle attività, le caratteristiche della struttura di accoglienza, la composizione del gruppo di lavoro e, fattore di assoluta novità, la collocazione geografica.
Sì perché riceveranno punteggi maggiori gli enti locali che si trovano nelle regioni del Nord (Lombardia, Valle d'Aosta, Trentino Alto Adige, Veneto) e della Sardegna. In linea con quanto concordato in sede di Conferenza unificata, che ha approvato il Piano nazionale per l'immigrazione il 10 luglio 2014, si intende promuovere lo sviluppo di questa modalità di accoglienza nei territori ove la rete territoriale Sprar è meno presente.

Considerazioni
Con l'emanazione di questo bando è stata lanciata una sfida a tutti gli enti locali: l'Italia dei Comuni può dimostrare vera solidarietà nei confronti delle migliaia di migranti che continuano a raggiungere il nostro Paese, via mare e via terra, e che chiedono protezione perché fuggono da guerre e persecuzioni?
In alcuni casi si tratterà di fare tesoro dell'esperienza maturata nell'ultimo anno e poco più, durante il quale i Prefetti hanno attivato strutture di accoglienza temporanee che hanno, quindi, già maturato una certa esperienza e possono assumere una connotazione più stabile e duratura, che possa anche consolidare i rapporti di lavoro già instaurati o crearne di nuovi, molti dei quali qualificati, alla luce della qualità dei servizi richiesti.


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