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Nei concorsi universitari anche i lavori in collaborazione sono «valutabili»

di Giovanni La Banca

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

La valutazione comparativa concerne la procedura concorsuale nel suo complesso, nel senso che questa deve svolgersi in modo da consentire che emergano, nel raffronto dei singoli giudizi (individuali, prima, e collegiali, poi) i candidati da ascrivere al novero degli idonei, rispetto a quelli che tale idoneità non conseguano o la conseguano in misura (relativamente) insufficiente (Tar Lazio, Roma, sezione 2, sentenza 22 settembre 2015, n.11339).

La valutazione del profilo professionale
L'articolo 4, comma 4 del Dpr 117/2000 dispone che le commissioni giudicatrici predeterminano i criteri di massima e le procedure della valutazione comparativa dei candidati. Per valutare le pubblicazioni scientifiche e il curriculum complessivo del candidato la commissione tiene in considerazione diversi criteri: in particolare, i titoli ivi elencati sono da "valutare specificamente".
Tale prescrizione deve essere rapportata alla finalità altresì assegnata dalla normativa alla valutazione comparativa per cui la "valutazione comparativa" che la commissione esaminatrice di un concorso per professore universitario è chiamata a svolgere consiste in un raffronto globale delle capacità e dei titoli dei vari candidati.
Ciò comporta che deve essere costruito il profilo complessivo dei candidati risultante dalla confluenza degli elementi che lo compongono, i quali sono apprezzati in tale quadro non isolatamente ma in quanto correlati nell'insieme secondo il peso che assumono in una interazione di sintesi oggetto di un motivato giudizio unitario.
Di tal chè, la suddetta valutazione specifica dei titoli deve essere sì svolta ma non con dettaglio tale da instaurare una valutazione comparativa puntuale di ciascun candidato rispetto agli altri per ciascuno dei titoli di cui al comma 4, del citato articolo 4.
Così facendo, infatti, si perderebbe la contestualità sintetica della valutazione globale, risultando perciò necessario e sufficiente che i detti titoli siano stati acquisiti al procedimento e vi risultino considerati nel quadro della detta valutazione.

I lavori in collaborazione
Tra i criteri e i parametri per la valutazione dei titoli e delle pubblicazioni scientifiche per l'attribuzione dell'abilitazione alle funzioni di professore di prima fascia vi è anche la valutazione delle pubblicazioni scientifiche presentate dai candidati. In particolare, la verificabilità dell'apporto individuale dell'autore (elemento di valutazione contemplato dall'articolo 4, comma 2, lettera b) del Dm 76/2012) non attiene tanto al momento di valutazione del 'merito scientifico" (in linea di massima sottratta, com'è noto, al vaglio giurisdizionale) quanto piuttosto al 'fatto' della obbiettiva riferibilità dell'opera a colui che se ne dichiara autore.
I lavori in collaborazione non possono essere presi in considerazione solo nel caso sia possibile stabilire con certezza l'apporto individuale del candidato, in quanto ciò si pone in contrasto rispetto ai dettami e alla prassi seguiti dalla comunità scientifica di riferimento e all'impostazione editoriale, seguita a livello internazionale dalle primarie riviste scientifiche del settore di riferimento. Invero, non è determinante e non si provvede in genere a delimitare con esattezza le porzioni (paragrafi, capitoli ecc.) dell'elaborato riferibili esclusivamente a uno dei coautori, senza contare che può spesso accadere che l'operazione sia semplicemente impossibile potendo l'elaborato nella sua interezza costituire lo sforzo comune e 'inscindibile' dei due o più coautori.
Non può adottarsi, giacché contraddittorio e irragionevole, un criterio così selettivo e penalizzante che conduce a un giudizio di irrilevanza rispetto a elaborati di elevato, se non eccellente, valore scientifico per la sola circostanza della non chiara delimitazione dell'apporto individuale del singolo coautore, la quale tuttavia non è pretesa né dalle riviste di settore né, più in generale dai principi seguiti dalla comunità scientifica di riferimento.
Sono le caratteristiche del settore disciplinare e la volontà degli stessi coautori, implicita nella mancata specifica attribuzione di apporti più chiaramente distinguibili, a far ritenere assolutamente equivalente il loro apporto (come evenienza normale) e quindi, giustificato e razionale il criterio di attribuzione paritaria ai coautori dei lavori collettivi.
In via generale, in tutti i settori (specialmente nella ricerca scientifica) l'analisi è normalmente il risultato di una attività svolta in comune: conseguentemente, è giustificato il criterio che consente l'attribuzione paritaria dei lavori collettivi in assenza, ed è questo il profilo di maggiore rilevanza, di specifici elementi contrari.


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