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Sanatoria degli stranieri, schede telefoniche e servizi di money transfer provano la presenza in Italia

di Tiziana Krasna

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

L'utilizzo ripetuto nel tempo dei servizi pubblici presenti nel territorio nazionale è certamente idoneo a dimostrare il radicamento in Italia del centro di interessi del lavoratore extracomunitario, e quindi anche la presenza ai fini della sanatoria. Questo vale sia per i servizi gestiti direttamente dall'amministrazione sia per quelli gestiti da privati all'interno di una cornice regolatoria pubblicistica (assistenza sanitaria, telefonia, trasferimento di denaro all'estero).
Lo ha chiarito con sentenza del 23 settembre 2015, n. 1224, il Tar Lombardia-Brescia.

Il principio di diritto
La scheda telefonica è una prova idonea, in quanto assicura all'origine l'identificazione del cliente e costituisce poi uno strumento di tracciabilità attraverso la verifica del traffico telefonico. Parimenti, la dimostrazione della presenza in Italia mediante il servizio di money transfer può essere considerata ammissibile, essendovi una procedura che prevede l'identificazione dei clienti per finalità antiriciclaggio, con un obbligo sanzionato penalmente (si vedano l'articolo 55 del Dlgs 21 novembre 2007 n. 231 e la circolare Mef protocollo n. 993439 del 15 novembre 2011).
Altri elementi documentali, pur non offrendo le medesime garanzie circa l'identificazione del lavoratore extracomunitario, possono concorrere alla formulazione di presunzioni semplici a sostegno della tesi della presenza in Italia. Possono svolgere una funzione simile le dichiarazioni testimoniali rese in tempi successivi da soggetti che per la loro attività istituzionale hanno avuto contatti con il lavoratore extracomunitario nel periodo utile ai fini della sanatoria.

Il caso
Nel caso in esame era contestata la reiezione da parte dello Sportello unico per l'Immigrazione di Brescia di una domanda di emersione dal lavoro irregolare ex articolo 5 del Dlgs 16 luglio 2012 n. 109 per mancanza del requisito della presenza in Italia alla data del 31 dicembre 2011, avendo l'amministrazione considerato gli elementi forniti (contratto di telefonia mobile del 20 febbraio 2010, operazioni di money transfer del 27 marzo 2011, prescrizione medica extra servizio sanitario del 21 novembre 2011) non sarebbero utili ai fini della sanatoria, perché troppo remoti o non provenienti da organismi pubblici.

Considerazioni
La decisione del Tar di Brescia persuade. L'utilizzo ripetuto nel tempo dei servizi pubblici presenti nel territorio nazionale è in effetti da ritenere circostanza sufficiente a dimostrare il radicamento in Italia del centro di interessi del lavoratore extracomunitario, e quindi anche la presenza ai fini della sanatoria, perché il sistema di fruizione degli stessi sottende precisi meccanismi di identificazione personale. Questo vale, come giustamente puntualizzano i giudici amministrativi lombardi, sia per i servizi gestiti direttamente dall'amministrazione sia per quelli gestiti da privati all'interno di una cornice regolatoria pubblicistica (assistenza sanitaria, telefonia, trasferimento di denaro all'estero).
Non v'è infatti ragione plausibile di distinguere fra di essi.
In tal modo si attribuisce un'importanza a ricaduta sistemica a quella fruizione, e, di riflesso, a quei meccanismi. Sicché, occorre seriamente domandarsi se l'odierna architettura dei controlli sull'identità personale dei fruitori di detti servizi sia realmente adeguata a questo mutato scenario, o non occorra invece rafforzarla.


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