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Edilizia popolare, i contributi per l'accesso alle abitazioni in locazione sono misure di contrasto alla povertà

di Massimiliano Atelli

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

I contributi per il sostegno all'accesso alle abitazioni in locazione sono misure di contrasto alla povertà. Devono essere di volta in volta individuati in base alla funzione che essi svolgono, e non certo in base alla "capacità selettiva" che essi possiedono, la capacità, cioè, di ridurre al minimo le domande di assegnazione di alloggi di edilizia sociale ammissibili al beneficio.
Non può dunque essere questo il mezzo per risolvere, o contenere, il problema che origina dallo squilibrio tra il numero degli alloggi di edilizia sociale disponibili ed il numero dei nuclei familiari che aspirano ad averne rendendo inammissibili il maggior numero possibile di domande di assegnazione: un simile modus agendi deve però essere stigmatizzato perché viziato da sviamento di potere in quanto verosimilmente ispirato dalla intenzione di celare alla opinione pubblica la inadeguatezza del numero degli alloggi di edilizia sociale disponibili, dalla intenzione di far apparire inferiore al reale il numero delle famiglie aventi diritto alla assegnazione e prive di alloggio per mancanza di strutture, e così, in ultima analisi, dalla intenzione di coprire eventuali responsabilità della politica.
I problemi nascenti dallo squilibrio di cui sopra possono e debbono invece essere risolti, in prima battuta, mediante la attribuzione di punteggi e la compilazione di graduatorie trasparenti, e certamente rinunciando ad interpretare i requisiti di cui alla legislazione regionale di settore ed al Regolamento comunale in maniera restrittiva e non coerente con il dettato normativo.
Così il Tar Piemonte pronunciandosi sulla possibilità di includere i contributi previsti dall'articolo 11 della legge 431/98 tra i contributi finalizzati al contrasto della povertà, ai sensi dei regolamenti comunali (sentenza 19 settembre 2015, n. 1361).

Il principio di diritto
I contributi per il sostegno all'accesso alle abitazioni in locazione sono attinti dal Fondo nazionale per il sostegno all'accesso alle abitazioni in locazione, la cui dotazione non è illimitata ma è stabilita annualmente con la legge finanziaria e può essere eventualmente incrementata con risorse stabilite dalle Regioni. Le Regioni possono anche definire, sentiti i Comuni, le finalità di utilizzo del Fondo ottimizzandone l'efficienza, anche in forma coordinata con il Fondo per gli inquilini morosi incolpevoli istituito dall'articolo 6 comma 5, del decreto-legge 31 agosto 2013 n. 102 (articolo 11 comma 6 legge 431/1998).
I Comuni, poi, definiscono l'entità e le modalità di erogazione di contributi individuando con appositi bandi pubblici i requisiti dei conduttori che possono beneficiarne, nel rispetto dei criteri e dei requisiti minimi (articolo 11 comma 8 legge 431/98).
Posto che detti contributi non spettano a tutti i conduttori di immobili in locazione, ma solo a coloro che presentino "requisiti minimi" fissati con apposito decreto del ministero dei Lavori pubblici "in relazione al reddito familiare ed all'incidenza sul reddito medesimo del canone di locazione" (articolo 11 comma 4 legge 431/1998), risulta evidente che essi intendono rappresentare un concreto sostegno per le famiglie nelle quali la soddisfazione di bisogni essenziali rischia di essere impedita dall'obbligo del pagamento del canone d'affitto e dalla incidenza che esso ha su un modesto reddito familiare. I contributi in questione tendono quindi, in ultima analisi, a preservare la capacità del reddito familiare a soddisfare bisogni essenziali ed in tal senso a contrastare ed a prevenire situazioni di povertà, che appunto contraddistinguono quei nuclei familiari che non siano in grado di vedere soddisfatti tutti o alcuni dei propri bisogni essenziali.

Il caso
Si controverteva se il Regolamento comunale riconoscesse il diritto ad ottenere l'assegnazione dell'alloggio in emergenza abitativa sia a chi in concreto fruisce di contributi finalizzati al contrasto alla povertà sia a chi ne abbia semplicemente diritto.

Considerazioni
La decisione del Tar Piemonte persuade nella parte in cui mette lucidamente a fuoco il tratto distintivo, sotto il profilo funzionale, dei contributi di cui alla legge 431/98, quali misure ascrivibili alla categoria dei contributi finalizzati al contrasto della povertà e anche nella parte in cui aggiunge che, laddove la Regione (come nel caso del Piemonte, appunto) preveda l'erogazione di contributi di natura analoga (segnatamente, quelli erogati al ricorrente dalla Agenzia Lo.ca.re. di Torino, costituita ai sensi dell'articolo 11 comma 7 della legge 431/98, quale organismo pubblico che può erogare ai conduttori contributi finalizzati al sostegno del pagamento del canone d'affitto), è ammissibile che essi possano essere ritenuti sostitutivi, precludendo l'accesso ai menzionati contributi di cui alla legge 431/98. E tuttavia ciò significa che anche i contributi erogati dalla Agenzia Lo.ca.re. di Torino mutuano la stessa natura dei contributi ex lege 431/1998, sicché anche per essi vale quanto sopra osservato.


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