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Centri di accoglienza per migranti, Alfano scarica sui prefetti il rischio «Roma Capitale»

di Mimma Amoroso

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Nel cuore dell'estate è stata diramata ai prefetti una direttiva firmata dal ministro dell'Interno Angelino Alfano il 4 agosto, riguardante le attività di controllo sui soggetti affidatari dei servizi di accoglienza dei migranti.
Non c'è bisogno di ricordare gli scandali che hanno investito proprio il settore dell'accoglienza degli immigrati per evidenziare come l'attenzione chiesta dal ministro sia giustificata dall'esigenza di assicurare massima trasparenza e legalità nella gestione del fenomeno migratorio. Fenomeno che si vuole affrontare con un approccio di lungo respiro e in maniera sistematica e strutturata.
La direttiva si inserisce espressamente nell'ambito di una più ampia programmazione delle attività del Viminale voluta dal ministro con la direttiva generale delle attività per il 2015 - e che pone in primo piano, appunto, il sistema dei controlli e dei monitoraggi dei centri di accoglienza.

Gli ambiti d'intervento
La direttiva individua quattro ambiti di intervento:
1) rafforzamento del sistema dei controlli sui requisiti soggettivi degli enti gestori e dei proprietari degli immobili destinati all'accoglienza (questo è l'elemento di novità principale), sui quali dovranno essere effettuati controlli in base al codice degli appalti, del testo unico della pubblica sicurezza (assenza di condanne penali superiori a 3 anni), nonché dalle norme in materia di contrasto alla criminalità di tipo mafioso;
2) Predisposizione di bandi di gara, inserendo espresse clausole risolutive a tutela del preminente interesse pubblico alla legalità e alla trasparenza (ai gestori si dovrà chiedere di trasmettere l'elenco dei fornitori, sui quali potranno essere svolti ulteriori accertamenti, di denunciare tentativi estorsivi o corruttivi in corso di gara o di esecuzione del contratto; di pretendere il rispetto della tracciabilità dei flussi finanziari);
3) Estensione dei controlli anche nel caso in cui la gestione delle strutture di accoglienza sia affidata a pubbliche amministrazioni mediante accordi/convenzioni;
4) Predisposizione di uno schema di bando di gara tipo per l'affidamento dei servizi relativi all'accoglienza (questo aspetto è rimasto solo enunciato cioè non illustrato nei dettagli ed è certamente rivolto al dipartimento per le Libertà civili e l'immigrazione, cui spetta il compito di sovrintendere al fenomeno dell'accoglienza).
Ai prefetti, insomma, vengono richieste indagini a tutto tondo. In futuro, clausole risolutive molto severe dovranno essere inserite nelle future convenzioni con i soggetti che si offriranno di gestire le strutture di accoglienza.

Considerazioni
Se da un lato non sembrano esserci grossi elementi di novità rispetto a quanto già previsto dalle norme attuali (e, quindi, a quanto già è dovuto da parte dei prefetti), dall'altro viene da chiedersi se tutto ciò sia compatibile con un fenomeno tanto fluttuante come quello dell'immigrazione, che richiede rapidità di intervento nell'individuazione di strutture in grado di assicurare l'accoglienza, mentre gli accertamenti richiesti, soprattutto quelli antimafia, richiedono settimane o mesi di istruttoria.
L'iniziativa appare piuttosto una sorta di alibi politico che il ministro intende procurarsi rispetto al rischio inevitabile che qualche struttura di accoglienza finisca, come già in passato, nelle mani della criminalità organizzata o meno.
La vera responsabilità, dunque, si riversa sul campo di prefetture e questure, la cui forza-lavoro – checché se ne dica - è sempre insufficiente, specie in prospettiva della imminente riforma che prevede tagli di spesa e addirittura soppressioni di sedi provinciali.


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