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Divorzio sprint, sì anche con figli minori da altra relazione e assegni concordati tra ex

di Giorgio Vaccaro

Finalmente più facili gli accordi di separazione o di divorzio davanti al sindaco. La circolare del ministero dell'Interno n. 6/2015 - già arrivata ai Comuni - spiega che la presenza di figli avuti da precedenti relazioni o il contenuto economico limitato all'assegno mensile non sono di ostacolo alla nuova procedura extra-tribunale varata con la legge 162/2014.
Si supera così l'impasse creata da una prima interpretazione ministeriale - circolari 16 e 19 del 2014 - ingiustamente limitativa delle potenzialità della riforma. Le norme hanno infatti previsto che i coniugi (ex) possano regolare direttamente tra loro - in base all'aticolo 12 della legge n. 162, con la sola presenza facoltativa di un avvocato - la separazione, il divorzio e le modifiche delle condizioni concordate in questi atti a patto che non ci siano figli che l'accordo non preveda «patti di trasferimento patrimoniale».

Precedenti interpretazioni
La prime disposizioni interpretative, come detto, avevano escluso dalla possibilità di raggiungere un accordo diretto i coniugi che avessero comunque un figlio da tutelare, anche se questo non fosse il frutto del matrimonio in essere, ma fosse il figlio avuto con altro diverso partner. Inoltre, la limitazione prevista dall'articolo 12 e riferita all'assenza nell'accordo di disposizioni che «contenessero patti di trasferimenti patrimoniali» era stata in un primo momento letta e interpretata nel senso di non consentire il recepimento, da parte dell'ufficiale di stato civile, di tutti gli accordi che contenessero la previsione di un importo mensile a titolo di assegno separativo o divorzile, frutto di un accordo diretto tra i coniugi. Patti di trasferimento mobiliare erano dunque considerati tutti quelli con un quasivoglia riconoscimento economico tra i coniugi e il loro divieto aveva ridotto grandemente la platea delle coppie che potevano usufruire del nuovo iter.

Assegno periodico
Ora il ministero dell'Interno arriva invece a questa specificazione: si considerano patti di trasferimento patrimoniale solo quei patti che siano «produttivi di effetti traslativi di diritti reali»; non rientra nel divieto della norma, la previsione, nell'accordo concluso davanti all'ufficiale di stato civile, di un «obbligo di pagamento» di una somma mensile a titolo di «assegno periodico».

Il dies a quo per il conteggio dei dieci giorni
La circolare n. 6/2015 risolve poi altri due dubbi operativi nel caso in cui le separazioni o il divorzio seguano l'iter di negoziazione assistita da due avvocati (ex articolo 6, in presenza di figli della coppia). Prima di tutto il dies a quo per il conteggio dei dieci giorni dopo i quali scatta la sanzione amministrativa a carico dell'avvocato ritardatario decorre dalla data della "comunicazione" del via libera da parte dell'ufficio del pm, sui quali grava il placet del Pm, di fatto obbligando gli uffici del Pm a informare del via libera gli avvocati delle parti.

Presenza dei due avvocati
Un secondo problema era quello relativo alla richiesta della contemporanea presenza di entrambi gli avvocati delle parti al momento della presentazione degli accordi di separazione avanti all'ufficiale di Stato civile: una prima interpretazione sosteneva infatti l'applicabilità della sanzione a quell'avvocato, dei due, che non avesse presentato presso gli uffici del Comune la copia dell'accordo. Diversamente ora l'interpretazione ministeriale ritiene sufficiente la trasmissione da parte di uno solo dei due legali dei coniugi, che abbia assistito e autenticato la sottoscrizione all'accordo.


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