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Terremoto, Valentini: «Misure straordinarie a lungo termine, altrimenti ricostruzione avverrà su territori deserti»

di Emiliano Falconio

«Le Regioni possono accontentarsi della quantità delle risorse, i Comuni no. I sindaci, che in questa fase sono dei veri e propri disaster manager, devono pensare a misure a medio e lungo termine per dare continuità e speranza alle popolazioni colpite. Se sbagliamo la ricostruzione del territorio e del suo tessuto sociale ed economico ci troveremo tra qualche anno a dialogare con una comunità deserta». Così il sindaco di Siena e delegato Anci alla Protezione civile, Bruno Valentini, ieri durante l'audizione dei Comuni alla Camera in merito al Dl 8/2017 sui nuovi interventi urgenti in favore delle popolazioni dal terremoto.

«Il governo sta facendo bene – ha detto Valentini - ma le risorse messe in campo devono essere spese altrettanto bene, riguardando il futuro di circa 1,3 milioni di cittadini. A noi sindaci non servono misure tampone ma interventi straordinari, data la devastazione economica, sociale e culturale che il sisma ha causato. I sindaci hanno in mente questo futuro e non di “passare la nottata”. Lavoriamo perciò – ha concluso Valentini – a una ricostruzione che ridia speranza a questi territori che altrimenti saranno ricostruiti quando saranno inesorabilmente deserti».

All'audizione, oltre ai sindaci di Teramo, Accumoli, Norcia e Crognaleto, è intervenuto anche Guido Castelli, sindaco di Ascoli Piceno, vicepresidente Anci e delegato dell'Associazione alla Finanza locale. «È necessario – ha detto – attivarsi sui fronti della contabilità e bilancio, per mettere i Comuni nelle condizioni di essere esonerati dai vincoli 2017. È questa una questione ineludibile, se non altro per non incappare in provvedimenti disposti per mancata ottemperanza».

Anche sulle proroghe e sospensioni per gli abitanti delle zone terremotate, il delegato Anci ha fatto presente ai commissari come «sulla Tari va congegnato un meccanismo per garantire i gestori del servizio, anche in mancanza di affluenza delle risorse da parte dei cittadini. Serve quindi assolutamente una compensazione effettiva e non solo formale». «Inoltre serve intervenire tramite zone di fiscalità agevolata in favore dei nuclei produttivi, per tenerli sul territorio spingendoli ad investire, così da evitare la desertificazione economica di zone già fortemente colpite dal sisma. È solo un meccanismo da rimettere in sesto, rivedendo il modello di sviluppo del nostro Paese: il modello italiano è orientato su standard di pianura che hanno fiaccato il sistema collinare e montano. La ricostruzione tenga quindi conto della contingenza ma anche del futuro, visto che i consumi si stanno spostando tutti sulle coste marine. Altrimenti – ha concluso Castelli – si corre il rischio che la ricostruzione possa essere del tutto inutile».


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