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Va restituito ai consorzi di riciclo il contributo pagato per l'Osservatorio rifiuti

di Mauro Calabrese

È illegittima la pretesa del ministero dell’Ambiente di incassare i contributi pagati dai diversi consorzi di riciclo e legati allo svolgimento delle funzioni di vigilanza e controllo del disciolto Osservatorio nazionale sui rifiuti, per il triennio 2010-2012, per un periodo in cui le relative funzioni erano di fatto state già trasferite alla direzione Generale del ministero, ma senza un'esplicita modifica legislativa.

La sentenza del Tar Lazio
Con la sentenza del Tar del Lazio, Sezione II bis, del 20 gennaio 2017 n. 1078, seguita da altre pronunce di identico tenore, i giudici amministrativi hanno dato ragione a numerosi consorzi privati di riciclo, dalla plastica agli imballaggi, dichiarando illegittimi e annullando i decreti del ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare del 5 marzo 2013, numeri di protocollo 79, 80 e 81, recanti la determinazione della misura dei contributi per la costituzione e il funzionamento dell’Osservatorio nazionale su Rifiuti, per gli anni 2010, 2011 e 2012, oltre alla ripartizione tra tutti i soggetti obbligati al versamento.

Osservatorio nazionale sui rifiuti
All’Osservatorio nazionale sui rifiuti, previsto dal vecchio testo dell’articolo 206-bis del Testo unico ambientale (Dlgs 152/2006), come risultante dalla novella del 2008, erano affidati compiti di vigilanza e controllo, al fine di garantire la riduzione della quantità e della pericolosità dei rifiuti, l’efficacia, l’efficienza e l’economicità della gestione dei rifiuti, degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio, tutelando salute pubblica e ambiente; gli oneri della costituzione e del funzionamento dell’organismo e della segreteria tecnica erano stati attribuiti al Consorzio nazionale imballaggi e a tutti gli altri consorzi previsti dal Codice dell’ambiente per le diverse categorie di materiali, come pneumatici, pile o olii usati.

Soppressione dell'Osservatorio e oneri annuali
A seguito della soppressione dell’Osservatorio per ragioni di contenimento della spesa pubblica attraverso la riduzione degli enti e organismi non essenziali, data, però, la rilevanza delle funzioni attribuite in materia di gestione dei rifiuti, il ministero ha di fatto provveduto all’attribuzione degli stessi compiti alla «Direzione per la tutela del territorio e delle risorse idriche», ritenendo pertanto comunque dovuto il pagamento dei relativi costi da parte degli stessi Consorzi individuati dall’articolo 206-bis, comma 6 del Codice dell’ambiente e prevedendo il contributo con i contestati decreti del 2013.

Le modifiche al Codice dell'ambiente
Nel ritenere fondate le doglianze dei consorzi sui rifiuti, i giudici romani hanno sottolineato il diverso tenore del citato articolo 206-bis del Dlgs 152/2006, che collegava direttamente la corresponsione degli oneri alla «costituzione» e al «funzionamento dell’Osservatorio nazionale», rispetto al testo vigente solo dal 2 febbraio 2016, che impone ai soggetti obbligati il versamento di ogni «onere derivante dall’esercizio delle funzioni di vigilanza e controllo», in virtù della modifica introdotta dall’articolo 29 della legge 28 dicembre 2015, n. 221, (cosiddetto collegato ambientale).

Effetto retroattivo
Per il collegio, quindi, non potendo attribuire effetto retroattivo alla norma citata che prevede per i consorzi l’obbligo di contribuzione per la copertura dei costi della funzione di vigilanza e controllo, oggi formalmente affidata alla competente Direzione generale del ministero, risulta, quindi, illegittima la pretesa di versamento degli oneri relativi al triennio 2010-2012, per legge ancora legati al soppresso Osservatorio, nonostante le relative funzioni di grande rilevanza ambientale fossero proseguite direttamente attraverso l’amministrazione, unica responsabile dei relativi costi.


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