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Migranti, sindaci divisi sui Cie

di Andrea Marini

Sulla riapertura dei centri di identificazione ed espulsione (Cie) proposta dal Viminale, i sindaci hanno opinioni divergenti. Con voci critiche che sono emerse anche tra i primi cittadini di centrosinistra, provenienti dalla stessa parte politica del ministro dell'Interno Marco Minniti. Ultimo in ordine di tempo a esprimere dubbi è stato il sindaco di Firenze Dario Nardella (già fedelissimo del segretario Pd Matteo Renzi): «Non facciamo confusione fra immigrati e migranti che si dichiarano rifugiati politici. I due problemi vanno affrontati con strumenti dedicati e differenziati. Vediamo meglio il piano, cerchiamo di capire. Non voglio dire no a priori, ma non chiamiamoli Cie perché l'esperienza di questi centri in passato non ha funzionato. Rischieremmo di avere tante Guantanamo». Una posizione che si è anche tirata dietro le critiche di Fabrizio Cicchitto di Ncd: «Nardella attacca il progetto del governo parlando di piccole Guantanamo, dimostrando di non aver capito nulla di ciò che sta avvenendo in Italia».

Parole concilianti invece sono venute dal Flavio Tosi, sindaco di Verona e segretario di Fare! (ex Lega): «Se Minniti farà seguire alle parole i fatti e se dai Cie si uscirà solo per esser espulsi dal Paese, come fece Maroni, Verona è disponibile». Anche il sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza (centrodestra), nei giorni scorsi aveva espresso una posizione nel solco di quella della sua parte politica, in linea generale favorevole ai Cie: «Io voglio che nella mia città chi delinque venga cacciato e rispedito al proprio Paese. Chi spaccia droga deve essere condannato e andare in carcere, ma al suo Paese. Sono quindi favorevole alla riapertura dei Cie finalizzata a questo obiettivo, ovvero espellere dal nostro Paese chi delinque».

Più articolata invece la posizione tra i sindaci di centrosinistra. Pochi giorni fa il sindaco di Milano Giuseppe Sala aveva così espresso la sua posizione su Facebook: «Non intendo essere contrario in modo preconcetto alla riapertura dei Cie. Ma, come ho sostenuto più volte, è necessario predisporre un piano nazionale serio». Anche il delegato Anci (l'associazione dei Comuni) all'immigrazione e sindaco di Prato, Matteo Biffoni (Pd), non aveva chiuso ai Cie, ma con alcuni paletti: «Nessuno crede che i Cie siano la panacea di tutti i mali. Possono servire se utilizzati per quello che dovrebbero davvero essere, cioè dei luoghi in cui vengono reclusi in attesa di espulsione i cittadini non comunitari che hanno commesso dei reati. In questo senso sì, oggi possono servire, naturalmente rispettando i diritti costituzionali dei migranti, anche per quanto concerne il tempo di permanenza». Più critica Maria Rosa Pavanello (Pd), che oltre ad essere presidente di Anci Veneto è anche sindaco di Mirano. In merito alla proposta di aprire un Cie in ogni regione, ha precisato: «Su questo tipo di realtà avevamo già espresso delle perplessità a suo tempo, le esperienze di questi centri non sono mai state positive». In sostanza sono le parole ripetute anche dal sindaco di Parma Federico Pizzarotti (ex M5S): «Il tema dei Cie non risolve il problema, come non risolve la grande aggregazione di queste persone. Bisogna creare una filiera, serve tenerli occupati».


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