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La nuova agenda urbana e il ruolo decisivo dei Comuni per l'implementazione

di Simone d'Antonio

L'impegno globale per un nuovo modello di urbanizzazione è stato rimarcato nell'ambito della conferenza Onu sullo sviluppo urbano sostenibile Habitat III, svoltasi a Quito dal 17 al 20 ottobre, con l'approvazione della Nuova Agenda Urbana da parte dei 167 paesi presenti all'incontro.
Il principale appuntamento dedicato ogni venti anni dall'Onu al tema delle città ha rappresentato una netta evoluzione nel dibattito mondiale sui contesti urbani, a partire dal confronto tra politiche e innovazioni adottate da governi nazionali e locali nonché da una pluralità di stakeholder che hanno animato conferenze e villaggio espositivo urbano con centinaia di appuntamenti su tutto il territorio della capitale ecuadoriana. Lo showcase delle soluzioni urbane ha rappresentato plasticamente la vivacità dei contesti urbani, che con Habitat III entrano di diritto nella dinamica di dialogo globale, finora dominata principalmente dagli Stati nazionali, affermandosi come i soggetti più in grado di mettere in pratica i principi di sviluppo urbano sostenibile rimarcati dalla Nuova Agenda Urbana.

I principi e gli impegni
Diritto alla città, contrasto allo sprawl urbano, governance multilivello e rigenerazione di slum e periferie urbane sono alcuni dei principi contenuti nell'ambizioso documento che fissa impegni comuni per la sostenibilità urbana sotto il piano ambientale, economico e sociale, segnando forti elementi di innovazione rispetto al passato. La logica della prosperità urbana, che finora ha animato il dibattito Onu sui contesti urbani con particolare attenzione ai sud del mondo, non rappresenta più l'unico paradigma di riferimento nella pluralità di modelli di urbanismo individuati grazie al confronto tra politiche e pratiche messe in campo dai paesi dei cinque continenti.
Garantire un accesso equo a risorse e servizi urbani assicurando allo stesso tempo uno sviluppo policentrico e città più compatte sono le priorità rimarcate dalla Nuova Agenda Urbana che assegna un ruolo predominante alle città e agli stakeholder nazionali e locali per la sua concreta implementazione sui territori: un cambio di prospettiva non da poco per il sistema di governance dei processi avviati dalle Nazioni Unite, che supera ulteriormente quanto decretato da COP21 e Sustainable Development Goals (di cui l'Agenda urbana è uno degli strumenti principali per la realizzazione dei loro obiettivi) in termini di impegno diretto dei sindaci per l'attuazione di politiche e interventi efficaci. La presenza a Quito di sindaci dai quattro angoli del pianeta, da Berlino a Buenos Aires passando per Barcellona e Dakar solo per citarne alcuni, ha riaffermato la volontà dei governi locali di cooperare alla realizzazione di agende urbane nazionali capaci di assicurare sul medio e lungo periodo l'implementazione dell'Agenda di Quito con misure che affrontino i nodo maggiormente avvertiti dai cittadini delle aree urbane.

Azioni e verifiche
L'impegno volontario per la realizzazione delle azioni si associa a un meccanismo di verifica che sarà definito nel corso dei prossimi anni e in particolare con il World Urban Forum di Kuala Lumpur del febbraio 2018, primo banco di prova per politiche urbane di nuova generazione che siano davvero capaci di migliorare la qualità della vita dei residenti urbani e assicurare quel "diritto alla città" che è stato al centro di forti negoziati nel corso del processo di preparazione verso Habitat III. La promozione dei principi di autonomia dei governi locali e di decentralizzazione dei poteri, ancora scarsamente diffusi in vaste zone del pianeta, rappresenta senza dubbio un elemento rimarcato con grande forza da un'Agenda urbana globale che l'Onu chiede ai governi locali di tutto il mondo di adottare nei rispettivi consigli comunali, favorendo la condivisione con società civile e cittadini di un impegno partecipato e condiviso verso città più coese, compatte e sostenibili.


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