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Protezione civile, Anci in Senato: «Serve forte guida nazionale, si eviti frammentazione a livello regionale»

di Giuseppe Pellicanò

«Il sistema di protezione civile necessita di una forte guida nazionale, perché sebbene occorra che i singoli territori siano protagonisti della riforma e del sistema a livello locale, allo stesso tempo un eccesso di regionalizzazione ha portato a una frammentazione eccessiva con alcune esperienze territoriali avanzate e altre arretrate». Lo ha sottolineato Bruno Valentini, sindaco di Siena e delegato a Politiche ambientali, territorio e protezione civile, intervenendo ieri davanti le commissioni Affari Costituzionali e Ambiente del Senato, dove è in discussione il Ddl delega al governo per il riordino delle disposizioni legislative in materia di sistema nazionale della protezione civile.

Le segnalazioni dell'Anci
«Ci sono sindaci e Comuni che sarebbero disponibili e interessati a contribuire– ha notato il delegato Anci - ma nella mancata o inadeguata risposta a livello regionale trovano un ostacolo forte a rinnovare e organizzare il sistema nel suo complesso».
Valentini, pur apprezzando l'avviato riordino del quadro normativo dopo che per anni si è sedimentato «un apparato non solo dispersivo e poco lineare ma talvolta anche incoerente», ha chiesto che ci «si interroghi su come gestire questo divario fra un responsabilità diretta in capo al sindaco e l'attribuzione di prerogative e risorse alle Regioni». «I cittadini chiedono ai sindaci di essere protagonisti, prima durante e dopo le emergenze, a loro – spiega il sindaco senese - importa poco dell'effettiva ripartizione delle risorse: abbiamo bisogno di una risposta a questa domanda diretta che viene dal popolo ai primi cittadini».
Lo stesso delegato Anci ha auspicato una migliore definizione delle competenze per gli interventi sovracomunali, che rappresentano il maggior numero delle emergenze. «Serve una definizione più coordinata delle responsabilità e delle attività, perché il sindaco è responsabile ma con un'emergenza su un territorio più ampio, se le procedure di intervento non sono chiare c'è il rischio di situazioni non coordinate e quindi disarmoniche».
Altro tema segnalato dall'Anci attraverso il suo delegato è quello delle risorse. «Dal 2001 al 2010, le risorse dirette dallo Stato alle Regioni in materia di protezione civile sono state oltre 1 miliardo di euro ma ora queste risorse non ci sono più», ha segnalato Valentini. «Se si vuole che il sistema protezione civile sia organizzato, soprattutto in un momento in cui i Comuni sono costrette a ridurre personale, difficile da sostituire con figure professionali specifiche, occorre che la legge espliciti il riferimento alle risorse finanziarie di sostegno per il livello locale».

L'applicazione della riforma
Il delegato Anci ha altresì messo in guardia contro il pericolo che la riforma di sistema, una volta approvata, abbia dei ritardi applicativi. «Chiediamo che Parlamento e governo siano rapidi nell'approvarla, perché questo paese non può essere gestito con la logica dell'emergenza. Ma non ci chiamino all'ultimo momento perché i sindaci, veri presidi del territorio, sono disposti a fornire indicazioni operative sin da subito», ha ammonito il sindaco senese.
Infine, l'Associazione ha ribadito l'importanza che il ruolo di autorità nazionale di protezione civile resti al Presidente del Consiglio dei ministri. «Questa funzione deve restare incardinata a Palazzo Chigi, perché occorre – ha evidenziato Valentini - che non ci sia un appesantimento decisionale e burocratico che potrebbe derivare dalla fuoriuscita dalle competenza della Presidenza del Consiglio». Tanto più che «una regia governativa unica sarebbe in grado di garantire la necessaria trasversalità a tutti gli interventi sui territori».


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