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Discariche abusive: Conferenza unificata, per l'Anci serve tavolo tecnico per verifica istruttoria dei singoli casi

di Federica Demaria

«Purtroppo la mancata presenza del ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti in sede di Conferenza Unificata ha impedito di avviare una discussione di merito sulla procedura di rivalsa a carico delle amministrazioni territoriali responsabili delle sanzioni inflitte all'Italia dalla Corte di Giustizia europea». Lo ha detto il vicepresidente Anci e sindaco di Valdengo Roberto Pella al termine della Conferenza Unificata che si è tenuta ieri.

La sospensione dei termini
«La sospensione dei termini concessa dal Mef a Comuni e Regioni rispetto all'applicazione della procedura di rivalsa avviata dal Governo sulle sanzioni comunitarie connesse alla sentenza di condanna Ue per le discariche abusive così come deciso nella scorsa Conferenza Unificata – ha detto Pella – è senz'altro un primo, importante, passo per fare chiarezza sulle responsabilità di tutti i livelli di governo interessati ma, è importante utilizzare questo tempo per analizzare la questione caso per caso e per valutare i diversi aspetti critici di questa procedura amministrativa, che sembra sia stata applicata in forma meramente automatica, semplicemente ribaltando su Regioni e Comuni gli oneri anticipati dal governo italiano a Bruxelles, senza valutazioni di merito, e senza tener conto della effettiva correlazione tra entità delle sanzioni e relativi inadempimenti, oltre che delle specificità dei siti non bonificati».

I lavori avviati dall'Anci
«Pertanto – ha aggiunto il vice presidente Anci – nel documento che abbiamo consegnato, l'Anci ha ribadito l'urgenza di avviare il tavolo tecnico per la verifica dell'istruttoria sui singoli siti, caso per caso, così da pervenire a una griglia degli esoneri di responsabilità, definendo i piani di corresponsabilità di tutti i livelli di Governo, anche centrale, solo così potremmo avere un quadro d'insieme più chiaro e aderente alla realtà».
In tal senso, «l'Anci – ha concluso Pella – ha già avviato un capillare lavoro di monitoraggio con i Comuni nei quali ricadono i 155 siti sanzionati e dai primi dati raccolti emergono evidenti elementi che indicano chiaramente la non possibilità di addossare agli enti territoriali e ai Comuni responsabilità non attribuibili agli stessi, ci riferiamo, ad esempio, a ricorsi amministrativi che hanno bloccato le procedure di bonifica dei siti o finanziamenti non erogati a fronte degli iniziali stanziamenti».


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