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Per il conferimento di rifiuti speciali si paga anche il «disagio ambientale»

di Mauro Calabrese

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

È legittimo gravare le operazioni di conferimento e smaltimento in discarica dei rifiuti speciali, anche non pericolosi, di un aumento del corrispettivo tariffario diretto a indennizzare la riduzione dello spazio residuo e della potenzialità di ricevimento della discarica, causa di «disagio ambientale» per i Comuni serviti.
Lo ha chiarito il Consiglio di Stato, sezione V con la sentenza 21 aprile 2016 n. 1591, respingendo il ricorso presentato da una ditta di smaltimento di rifiuti e confermando la legittimità del provvedimento dell'Assemblea dei rappresentanti di un Ambito territoriale integrato dell'Umbria di aumento del contributo. Il Collegio ha ritenuto legittimo l'incremento dei costi aziendali subito dalla ditta ricorrente, a decorrere retroattivamente, dall'inizio delle operazioni di conferimento dei rifiuti speciali nella discarica interessata, con la fissazione di un supplemento di costo pari a 10 Euro per tonnellata di materiale conferito, deciso all'esito dei risultati della rendicontazione pluriennale resa dal gestore dell'impianto.

Il caso
In virtù del Piano regionale di gestione dei rifiuti in un impianto di conferimento autorizzato per accogliere rifiuti solidi urbani era stata consentita la gestione anche di rifiuti speciali non pericolosi, provenienti dalla Regione, ma in misura non superiore al 10% della capacità residua della discarica stessa, con l'indicazione al gestore delle modalità di fissazione del prezzo di conferimento, che tenesse conto dei costi, dell'utile di impresa, del quoziente a favore dei Comuni, «al netto dell'indennità di disagio ambientale». In virtù della rendicontazione delle operazioni di conferimento e delle necessità di provvedere a un riequilibrio dei costi, compresi quelli rilevati nell'arco temporale precedente, tenendo conto dei limiti quantitativi prefissati dal Piano, si era provveduto ad adeguare la tariffa di conferimento in discarica dei rifiuti speciali non pericolosi.

Il disagio ambientale e l'indennità aggiuntiva
La diversa natura dei rifiuti speciali, ai sensi della classificazione dell'articolo 184 del Dlgs 3 aprile 2006 n. 152, comporta necessariamente una diversa modalità di trattamento e smaltimento rispetto ai rifiuti urbani, i cui maggiori costi devono essere ripartiti seguendo il principio europeo «chi inquina paga», anche al fine di compensare la perdita di spazio e potenzialità di conferimento dell'impianto interessato, in quanto ne viene ridotto il volume residuo destinabile alle altre tipologie di rifiuti. La situazione di fatto che dal riscontrato esercizio dell'impianto deriva sui Comuni coinvolti nella gestione dell'Ato di riferimento, provoca, argomentano i giudici amministrativi, un «disagio ambientale» diretto non solo verso quelli interessati dalla localizzazione territoriale della discarica, bensì su tutti «quelli che comunque risentono delle ricadute ambientali conseguenti all'attività dell'impianto», e che vedono limitata la loro possibilità di trattamento dei rifiuti solidi urbani per via del diverso uso della stessa e della restrizione della capacità recettiva. Pertanto, per Palazzo Spada, è legittima l'applicazione, in relazione al complesso dei rifiuti speciali conferiti, «sin dall'effettivo conferimento», di una voce di costo aggiuntiva in ragione della diversa natura dei rifiuti conferiti, come componente della complessiva «tariffa di conferimento agli impianti di rifiuti», a titolo di indennità, da destinare a favore dei Comuni interessati e vincolata all'attuazione di misure compensative del disagio ambientale.

Conclusioni
La previsione della misura indennitaria, anche alla luce della normativa regionale e nazionale, nel rispetto e in attuazione dei principi fondamentali di matrice europea in materia di rifiuti, quali i principi «chi inquina paga» e di prevenzione, proporzionalità e responsabilizzazione, codificati dagli articoli 3-ter e 178 del Codice dell'Ambiente, legittima la previsione di un diverso regime tariffario del conferimento per i rifiuti speciali, alla luce della «diversità di consistenza e di effetti sull'ambiente», che tenga conto altresì della «riduzione del volume utile che lasciano disponibile nella discarica per lo smaltimento dei rifiuti urbani e del disagio ambientale», non soltanto per il Comune nel cui territorio è localizzata la discarica, ma anche a favore di tutti quelli che da essa sono serviti e che vedono limitata la propria capacità di smaltimento.


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