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Ludopatie, Anci in commissione antimafia: «Da Comuni niente sconti nella lotta illegalità in cambio introiti gioco»

di Giuseppe Pellicanò

Un regime normativo unico per tutto il sistema del gioco legale, il sistema delle autorizzazioni che dovrà essere totalmente gestito dagli organi di polizia e dalle Questure, essendo tema di pubblica sicurezza; ai sindaci, invece, va lasciata solo la possibilità di pianificare la presenza delle sale da gioco sul proprio territorio in accordo con le Regioni. Sono queste le principali osservazioni formulate ieri dall'Anci durante un'audizione davanti la Commissione parlamentare Antimafia, nell'ambito del X Comitato che si occupa di infiltrazioni mafiose nel gioco lecito e illecito. A rappresentare il punto di vista dei Comuni – sintetizzato in un documento consegnato ai parlamentari - sono stati il vice presidente Anci e sindaco di Chieti Umberto Di Primio, presente Stefano Campioni Responsabile del dipartimento Attività produttive dell'associazione.
«I Comuni non sono disponibili a svendere la lotta alle ludopatie, che per noi rappresentano un problema sociale vissuto quotidianamente nelle nostre comunità, in cambio del trasferimento di una percentuale qualunque derivante dagli introiti da gioco», ha sottolineato il vice presidente Anci rivolto ai commissari.

Necessario un quadro normativo unico
Di Primio, anche in vista della definizione dei criteri dei punti vendita dove si raccoglie il gioco pubblico, da definire entro il prossimo 30 aprile in Conferenza Unificata, ha sottolineato l'urgenza di un sistema di regole unitario per tutto il sistema del gioco legale. «Al posto della Scia serve un quadro normativo unico sia per l'apertura che per il trasferimento delle sale gioco, rimandando sull'intera materia la competenza esclusiva allo Stato», ha ricordato il sindaco teatino facendo riferimento anche ai casinò pubblici che svolgono attività legale.
Nello specifico il vice presidente Anci ha auspicato «l'unificazione dei titoli autorizzatori previsti per le sale pubbliche per biliardi o per altri giochi leciti, nonché per l'esercizio delle scommesse in una unica autorizzazione in capo al questore, in quanto attività di pubblica sicurezza e ordine pubblico».
Secondo Di Primio, una volta ricondotto allo Stato tutto il sistema delle autorizzazioni, ai Comuni d'intesa con le Regioni, «dovrebbe restare la sola competenza alla pianificazione territoriale attraverso i PRG e altri strumenti urbanistici economico-sociali e di localizzazione». In questo senso l'esponente Anci ha ricordato la necessità «di norme che limitino le sale nei centri storici, o comunque ne consentano la presenza ad almeno 500 metri da alcuni "luoghi sensibili", come scuole, luoghi di culto, impianti sportivi e centri giovanili o altri istituti frequentati principalmente da giovani, o strutture sanitarie o socio assistenziali, e giardini, parchi e spazi pubblici attrezzati e altri spazi verdi pubblici attrezzati».

Criteri rigorosi per le sale da gioco
Il sindaco di Chieti ha anche sollecitato, in vista della riqualificazione degli immobili, un assoluto rigore «nella individuazione delle sale gioco, che non devono essere tuguri dove aprire delle bische ma pubblici esercizi dove si fa gioco autorizzato».
Infine, il vice presidente Anci ha posto il tema dei cosiddetti Centri trasmissione dati, luoghi che di fatto sfuggono al controllo complessivo dello Stato. «Dietro attività autorizzate come semplici infopoint si celano vere e proprie attività di gioco illecito, che non sono catalogate in alcun modo come sale da gioco», ha sottolineato Di Primio. «Da qui la necessità ribadita da Anci di un quadro normativo che o elimini queste strutture, o che li disciplini alla stregua delle altre attività autorizzate, consegnandole così – ha concluso – al pieno controllo delle forze dell'Ordine".


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