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Anche per l'eliporto degli ospedali serve la valutazione di impatto acustico

di Massimiliano Atelli

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Il Tar Toscana si è pronunciato sulla possibilità di riportare le immissioni di rumore derivanti dalla presenza della cosiddetta elisuperficie alla legge quadro sull'inquinamento acustico (legge 26 ottobre 1995 n. 447) ed al Dpcm 14 novembre 1997 relativo alla determinazione dei valori limite delle sorgenti sonore. Ad avviso dei giudici amministrativi toscani non possono sussistere dubbi in ordine alla necessità di sottoporre l'attività in questione alla valutazione di impatto acustico (Tar Toscana II Sezione sentenza del 18 marzo 2016 n.481).

Il caso
A seguito di conferenza di servizi la Provincia e il Comune esprimevano parere contrario e disponevano l'archiviazione dell'istanza di rilascio dell'autorizzazione unica ambientale (Aua) presentata da una Ausl relativa all'elisuperficie del nuovo presidio ospedaliero. Il rigetto dell'istanza era determinato dal parere negativo reso da Arpat con riferimento alle immissioni di rumore presumibilmente determinate dai movimenti di elicotteri nei recettori sensibili posti a poca distanza dall'elisuperficie, giudicate insostenibili ai sensi della legge 26 ottobre 1995 n.447. Gli atti sopra indicati venivano impugnati dalla società di progetto incaricata della realizzazione in project financing del nuovo ospedale, che agiva a tutela del proprio interesse a non porre in essere ingenti modifiche progettuali e realizzative dell'elisuperficie.

Considerazioni
Il punto non è se l'elisuperficie - nel 2016 - sia da considerare un optional per un ospedale sito in un Paese occidentale. Il tema è un altro, cioè se l'elisuperficie, per il fatto solo di essere in dotazione all'ospedale, possa ritenersi esonerata dalla sottoposizione alla valutazione di impatto acustico. Valutazione, questa, che come tutte quelle di carattere ambientale e sanitarie, ha una gamma di esiti alternativi non riducibile al solo paradigma binario del "si" (secco) e del "no" (secco).
In particolare, nell'ambito di valutazioni di questo tipo vi è uno spazio (più o meno ampio, a seconda dei casi) che consente all'amministrazione competente di dire un "si" condizionato al rispetto di una o più prescrizioni, che solitamente si risolvono nell'imporre alcune cautele o misure di mitigazione o compensazione dell'impatto connesso ad attività di pubblico interesse (quale il servizio di elisoccorso certamente è).
Bene ha fatto, dunque, il Tar Toscana, a concludere nel senso della soggezione dell'elisuperficie a servizio dell'ospedale alla valutazione di impatto acustico, nel presupposto dell'innegabile distinzione fra l'esposizione occasionale al rumore originato da un'operazione di elisoccorso ed un'attività non più caratterizzata dal carattere episodico e necessitato, ma stabile ed organizzato, con i consequenziali (ed immaginabili) riflessi di tipo completamente diverso sulla sfera personale e la salute dei recettori posti nelle più immediate vicinanze dell'impianto.

Il quadro normativo
L'articolo 8, comma 2 della legge 26 ottobre 1995 n. 447 sottopone alla valutazione di impatto acustico non solo aeroporti e eliporti, ma anche le cosiddette aviosuperfici ed appare sostanzialmente incontestabile la necessità di riportare l'elisuperficie che ci occupa alla detta categoria, trattandosi indubbiamente di area non appartenente al demanio aeronautico e destinata al decollo ed all'atterraggio di elicotteri, ai sensi dell'articolo 701 del codice della navigazione, che espressamente contempla le elisuperfici e dell'articolo 1 del Dm Infrastrutture e trasporti 1° febbraio 2006.
Il fatto che si tratti di elisuperficie al servizio di ospedale non importa l'applicazione della più favorevole <<valutazione previsionale del clima acustico>> ex articolo 8, comma 3 della legge 26 ottobre 1995 n. 447, non essendo presente nella normativa un appiglio che possa portare ad estendere la disciplina degli ospedali anche a strutture accessorie, come le elisuperfici, caratterizzate da impatto acustico certamente diverso e ben maggiore. Del resto, la necessità di assoggettare alla valutazione di impatto acustico anche le elisuperfici, già desumibile da quanto sopra rilevato con riferimento alla legislazione statale, è oggi espressamente sancita anche dall'articolo 12, comma 6-bis della legge regionale 1° dicembre 1998 n. 89 che impone la valutazione di impatto acustico con riferimento alle aviosuperfici realizzate successivamente alla data di entrata in vigore del Dm 31 ottobre 1997 del Ministro dell'ambiente. Il riferimento sopra operato alla legislazione statale che impone la valutazione di impatto acustico rende poi inutile ogni discussione in ordine all'applicabilità della eventuale normativa regionale.

Le esclusioni non applicabili
L'applicazione diretta alla fattispecie della disciplina in materia di rumore prodotto dagli aeroporti è poi esclusa dagli articoli 3 del Dm Ambiente 31 ottobre 1997 e del Dlgs 17 gennaio 2005, n. 13 che prevedono un campo di applicazione delle fonti normative specifiche in materia limitato ai soli aeroporti e non esteso alle aviosuperfici e elisuperfici.
È sicuramente vero che l'articolo 25, comma 11-quater del Dl 21 giugno 2013 n. 69 ha disposto una serie di modificazioni normative destinate all'estensione della normativa in materia di rumore aeroportuale anche alle aviosuperfici; ai sensi dell'articolo 11, 1° comma della legge 26 ottobre 1995 n. 447, l'operatività della detta modificazione risulta però condizionata all'emanazione di apposito Dpr o ad una modificazione del Dpr 3 aprile 2001 n. 304 (relativo alla disciplina delle emissioni sonore prodotte nello svolgimento delle attività motoristiche) che, non essendo ancora intervenute, rendono praticamente inoperante l'innovazione, se non per l'esclusione dei cosiddetti valori limite differenziali di immissione, direttamente disposta dall'art. 4, 3° comma del Dpcm 14 novembre 1997 novellato.
A livello normativo, dunque, non esiste alternativa all'applicazione alle elisuperfici della disciplina normativa di cui alla legge 26 ottobre 1995, n. 447 ed al Dpcm 4 novembre 1997. Né sarebbe possibile applicare alla fattispecie anche l'esclusione relativa al rumore prodotto <<nello svolgimento di attività aeree di emergenza, pubblica sicurezza, soccorso e protezione civile>> prevista dagli articoli 1, comma 3 del Dm Ambiente 31 ottobre 1997 e 2, comma 2 del Dlgs 17 gennaio 2005 n. 13. Dette clausole di esclusione si inseriscono, infatti, in elaborati normativi destinati alle attività aeroportuali e devono pertanto essere lette con riferimento a detto ambito e non ad ambiti esclusi come le aviosuperfici; il significato normativo delle dette previsioni si esaurisce pertanto nell'esclusione delle dette tipologie di voli dalla valutazione del rumore prodotto dagli aeroporti e non dalle aviosuperfici (come già detto, già escluse in linea generale dall'ambito applicativo della normativa in questione).
Nemmeno potrebbe invocarsi l'esclusione con riferimento ai singoli voli di soccorso, atteso che risulterebbe comunque di tutta evidenza la strutturale inapplicabilità dell'esenzione ad un'attività, non più caratterizzata dal carattere episodico e necessitato, ma stabile ed organizzato, con i consequenziali (ed immaginabili) riflessi di tipo completamente diverso sulla sfera personale e la salute dei recettori posti nelle più immediate vicinanze dell'impianto. In buona sostanza, una cosa è l'esposizione occasionale al rumore originato da un'operazione di elisoccorso, nel qual caso è, infatti, ragionevole imporre ai recettori un piccolo sacrificio (che si giustifica nella prospettiva di un ragionevole bilanciamento di interessi e della sostanziale assenza di effetti nocivi sulla salute), ma non altrettanto è possibile dire per la realizzazione e gestione di un'elisuperficie in cui il prevedibile danno per la salute derivante dalla reiterazione di decolli ed atterraggi può essere neutralizzato da una localizzazione più "prudenziale" e distante dai recettori sensibili.


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