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Rifiuti, 180 giorni al Lazio per individuare la rete di impianti di smaltimento adeguata

di Mauro Calabrese

Le Regioni sono soggette all’obbligo di provvedere d'ufficio all’individuazione della «rete integrata e adeguata» di impianti del ciclo dei rifiuti, comprese le discariche destinate allo smaltimento dei rifiuti speciali originati dal trattamento dei rifiuti solidi urbani (Rsu), necessari a conseguire l'obiettivo dell'autosufficienza su scala regionale, in alternativa possono consentire agli operatori di procedere allo smaltimento in impianti situati fuori dal territorio regionale.

La Sentenza
Il Tar del Lazio, Roma, sezione I ter, con la sentenza 7 marzo 2016, n. 2902, chiamato a pronunciarsi sulla legittimità del rifiuto opposto dalla Regione Lazio alla richiesta di autorizzazione al trattamento fuori regione degli scarti derivanti dal trattamento dei rifiuti solidi urbani, ha accertato il perdurante inadempimento da parte dell’Amministrazione degli obblighi previsti dalla normativa europea e interna, ribaditi dalle pronunce della Corte di Giustizia europea. I giudici amministrativi hanno fissato, quindi, il termine perentorio di 180 giorni dal deposito della decisione per l’adeguamento della rete di impianti al raggiungimento dell’autosufficienza su scala regionale nel trattamento dei Rsu.

Il Ricorso
Il Tribunale amministrativo ha accolto il ricorso presentato dal gestore di un impianto, inserito nell'Ambito territoriale ottimale (Ato) di Latina, che effettua il «trattamento meccanico-biologico» (Tmb) dei rifiuti solidi urbani tramite «bioessiccazione», per la produzione di combustibile derivato dai rifiuti (Cdr, oggi «combustibile solido secondario Css»), destinato agli inceneritori laziali. Al termine del ciclo di trattamento dei rifiuti urbani, l’impianto genera un «sottovaglio stabilizzato» non pericoloso, da smaltire in discarica, conformemente alla normativa che vieta lo smaltimento in discarica dei rifiuti, se non previo trattamento e recupero, «in quanto lo smaltimento costituisce fase meramente residuale e subordinata nella c.d. gerarchia dei rifiuti».
In fatto, il ricorrente spiega che, nonostante l’impianto si dimostri altamente efficiente, garantendo un tasso di recupero complessivo superiore a quello stabilito dalla normativa regionale e dal Piano regionale di gestione dei rifiuti, nondimeno al termine del ciclo occorre gestire un quantitativo di scarti derivanti dal trattamento, circoscritto a circa il 30-39% del rifiuto in ingresso, pari a circa 90 mila tonnellate l’anno da avviare in discarica. Obbligato, quindi, a garantire la continuità del servizio di trattamento degli Rsu per un bacino di circa 2 milioni di cittadini, il titolare lamenta l’impossibilità di reperire, all’interno dell’Ato di riferimento come in quelli più vicini, apposite discariche dotate di sufficiente capacità ricettiva e a costi sostenibili, in linea con la disciplina tariffaria stabilita dalla stessa Regione Lazio.

Principio dell’autosufficienza regionale
Con i provvedimenti impugnati, a fronte della richiesta di autorizzazione da parte del titolare dell’impianto di avviare allo smaltimento i residui in questione verso discariche in altre regioni, la Regione Lazio, anche sulla scorta del parere emanato dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, nonostante la situazione di carenza di strutture apposite, ha negato la possibilità di smaltire fuori territorio tali rifiuti speciali, in assenza di preventivi accordi interregionali, richiamando il principio di autosufficienza e prossimità di cui all'articolo 182-bis, Dlgs. 152/2006, nonché il divieto di smaltire fuori regione i rifiuti urbani, ai sensi dell’articolo 182, comma 3, del Codice dell’Ambiente, alla luce delle previsioni del Piano regionale dei rifiuti attuative del principio stesso.

Inadempimento comunitario
Nel respingere tale impostazione, annullando i provvedimenti illegittimi adottati, i giudici amministrativi hanno, invece, ribadito che grava sull’amministrazione regionale, e non direttamente sullo Stato centrale, nell’ottica dell’autosufficienza regionale, l’obbligo di individuare e implementare, d’ufficio, la rete integrata e adeguata di impianti dei rifiuti, comprese le discariche per lo smaltimento dei rifiuti speciali del trattamento dei rifiuti urbani, ai sensi dell' articolo 16, comma 1, della Direttiva «Rifiuti» 2008/98/CE e delle norme corrispondenti del Codice dell’ambiente, come del resto ribadito dalla Corte di Giustizia Europea con le sentenze nella Causa C-297/08, relativa alla situazione dei rifiuti in Campania, e nella Causa C323/13 del 15 ottobre 2014, proprio relativa alla gestione dei rifiuti negli Ato di Roma e Latina.

Gestione dei rifiuti speciali
Inoltre, prosegue la sentenza, stigmatizzando il fatto che in casi simili la Regione avesse provveduto a individuare impianti alternativi dove conferire gli scarti, anche fuori dal proprio territorio, l’amministrazione non ha neppure verificato l’esatta natura di tali rifiuti, accertando l’avvenuta alterazione delle proprietà dei rifiuti iniziali, come emerso dagli ulteriori approfondimenti disposti, tale da qualificarli come «rifiuti speciali», per i quali non opera in maniera assoluta il principio di autosufficienza regionale, in quanto derivanti dal trattamento meccanico-biologico effettuato sui rifiuti urbani non pericolosi.

L’inerzia dell’Amministrazione
In conclusione, quindi, sancendo l’illegittimità dell’inerzia della Regione nel provvedere a individuare la prevista rete adeguata e integrata, a fronte delle ripetute richieste e solleciti, il Tar riconosce il diritto del ricorrente a far accertare l’inadempimento dell’Amministrazione, avendo interessa a beneficiare, in ambito regionale innanzitutto, al pari di tutti gli operatori laziali, di impianti idonei, con sufficiente capacità di smaltimento, a condizioni di parità, non discriminatorie ed economicamente eque, in linea con la disciplina tariffaria vigente. Per tali ragioni, oltre a impegnare l’Amministrazione a rivedere il procedimento autorizzatorio per il trasferimento fuori da territorio regionale richiesto dal ricorrente, una volta accertata la corretta natura dei rifiuti in questione, il collegio ha condannato la Regione Lazio a procedere, entro 180 giorni dal deposito della decisione, a individuare definitivamente la prescritta «rete integrata e adeguata» di impianti in ambito regionale, comprese le discariche per lo smaltimento dei rifiuti speciali originati dal trattamento dei rifiuti urbani.

 

 


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