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Autostrada A12, via libera definitivo alla realizzazione anche contro gli interessi locali

di Mauro Calabrese

In mancanza della prova concreta degli specifici danni all’ambiente o alle popolazioni derivanti dalla realizzazione dell’opera, sono stati respinti definitivamente i numerosi ricorsi contro la realizzazione definitiva del nuovo tracciato dell’autostrada A12 «Livorno - Civitavecchia», quale infrastruttura strategica per la facilitazione dei collegamenti interni e internazionali, nell’ottica della promozione dello sviluppo e della modernizzazione del Paese, anche contro gli interessi particolari delle comunità locali interessate.

Le sentenze
Il Consiglio di Stato, Sezione IV, con le sentenze del 22 febbraio 2016 numeri 719, 720, 721, 722 e 723, ha definitivamente sancito la legittimità dei provvedimenti necessari al completamento dell’Autostrada A 12 «Livorno - Civitavecchia», snodo prioritario nella facilitazione dei collegamenti interni e internazionali, prevista dal Programma infrastrutture strategiche (Pis), approvato con deliberazione Cipe del 21 dicembre 2001 n. 121, in attuazione dalla cosiddetta «Legge Obiettivo» (Legge 443/2001), diretta a sbloccare la realizzazione di opere di rilevanza strategica nei settori stradale, autostradale, ferroviario, del trasporto metropolitano, portuale e interportuale, idrico, della difesa del suolo e delle reti energetiche.
I giudici di Palazzo Spada hanno sancito la legittimità delle delibere del Cipe impugnate, unitamente ai procedimenti di valutazione di impatto ambientale e agli altri provvedimenti amministrativi collegati, e dirette alla approvazione del progetto definitivo e delle eventuali modifiche in corso d’opera, relativi alla realizzazione del tracciato autostradale e dei singoli lotti che lo compongono, quale infrastruttura strategica di preminente interesse nazionale, ai sensi degli articoli 161 e seguenti del Dlgs 163/2006.

I ricorsi
Contro l’approvazione del tracciato definitivo e dei singoli lotti dell’opera, avevano presentato numerosi e differenziati ricorsi il Comune di Orbetello, i proprietari di fondi oggetto di esproprio, la Provincia di Grosseto, Italia Nostra e altre associazioni ambientali e di tutela dei territori coinvolti. Tutti i ricorsi sono stati dichiarati però inammissibili, con altrettante sentenze di primo grado del Tar del Lazio, motivate dalla rilevata carenza di interesse dei singoli ricorrenti, incapaci di dimostrare la concreta lesività dei propri interessi soltanto affermata, conseguente alla definitiva realizzazione.
Il Consiglio di Stato, confermando l’assunto dei giudizi di primo grado, ha rilevato la carenza di interesse del Comune di Orbetello e della Provincia di Grosseto, non riscontrando la dimostrazione dello specifico, attuale e concreto pregiudizio che l’opera, sia come tracciato unitario che nei singoli lotti, produrrebbe sul territorio, sulle condizioni di vita e gli interessi della cittadinanza interessata o sulle attività economico-sociali, al di là di quello, ovvio, legato alla realizzazione di qualunque intervento urbanistico, edilizio o infrastrutturale.
Allo stesso modo, la Corte, ha negato la legittimazione nei confronti dei proprietari destinatari di provvedimenti di espropriazione, incapaci di provare quale specifico danno avrebbero, non in via potenziale e incerta, subito dai provvedimenti di attuazione impugnati. Infine, neppure è stata riscontrata la sussistenza di un concreto interesse al ricorso in favore di Italia Nostra o delle altre associazioni ambientali locali intervenute, seppure astrattamente legittimate dal perseguimento di finalità di tutela dell’ambiente, per non aver, in concreto e con ragionevole certezza, dimostrato quali conseguenze negative per l’ambiente e per il territorio, non in astratto, deriverebbe degli atti attuativi dell’opera pubblica contestata.

La vicinitas
In linea con il proprio costante indirizzo, il Consiglio di Stato, ha ribadito che nell’impugnazione di un qualsiasi provvedimento riguardante uno strumento urbanistico, edilizio o infrastrutturale, che comporta una modifica dell’assetto del territorio, rientrando la pianificazione territoriale nella discrezionalità amministrativa, non è sufficiente a radicare l’interesse al ricorso la mera «vicinitas» all’area oggetto dell’intervento da parte di un singolo residente o dell’ente locale esponenziale di una determinata collettività, richiedendo la piena dimostrazione dei pregiudizi puntuali, concreti o altamente probabili, che deriverebbero dall’esecuzione del provvedimento impugnato.

Il merito
Pur confermandone l’inammissibilità, sancita dalle decisioni di primo grado, il Consiglio di Stato sceglie in ogni caso di esaminare i motivi di merito di ogni singolo ricorso presentato contro le delibere del Cipe e i relativi provvedimenti amministrativi, statali e regionali, di approvazione del tracciato definitivo e dei singoli lotti, non soltanto per le asserite violazioni dei principi di tutela dell’ambiente e del paesaggio, specie in relazione alla frazionabilità della procedura di Via e per la difformità del progetto definitivo rispetto al preliminare, bensì, tra gli altri, anche per la violazione del principio costituzionale della libertà della circolazione delle persone e del loro diritto alla mobilità e per la mancata valutazione della cosiddetta «opzione zero», come alternativa incompatibile alla realizzazione dell’opera stessa.

Libera circolazione
Le sentenze, innanzitutto alla luce della delega al Cipe del potere di individuare le infrastrutture e gli insediamenti strategici di preminente interesse nazionale, considerano rispettata la riserva di legge prevista dall’articolo 16 della Costituzione in tema di libertà di circolazione, che, peraltro, non comporta che la libera mobilità dei cittadini lo sia anche in maniera gratuita, ben potendo essere previsto il pagamento di un pedaggio, come beneficio della concessione di gestione del tratto autostradale a favore della società incaricata di progettare e realizzare l’opera.

Valutazione di impatto ambientale unitaria
Per altro verso, respingendo le censure mosse da tutti i ricorrenti in ordine alla violazione delle disposizioni a tutela dell’ambiente, a causa del rinnovo, solo parziale, della procedura di valutazione di impatto ambientale, Palazzo Spada ritiene tale procedimento legittimo anche per le opere di preminente interesse nazionale suddivise in parti o lotti, nell’ipotesi, come avvenuto per l’autostrada A12, che il progetto definitivo sia diverso da quello preliminare. Infatti, ribadiscono le pronunce, il principio di unitarietà della Via, peraltro pienamente rispettato in sede di progettazione preliminare, comporta la necessità di «sottoporre l’opera, nella sua struttura definitiva, alla valutazione d’impatto ambientale, evitando che modifiche parziali nel progetto possano artificiosamente eludere la normativa posta a tutela dell’interesse ambientale», ma va interpretato alla luce dei principi di economicità e buon andamento dell’azione amministrativa, consentendo quindi l’aggiornamento e la revisione dell’impatto ambientale relativamente alle sole porzioni del progetto oggetto di modifica.

Opzione Zero
In ultimo, conclude il Consiglio di Stato, la stessa dichiarazione dell’opera quale di «preminente interesse nazionale», dà atto della piena ponderazione e comparazione degli interessi coinvolti operata dall’Amministrazione, non consentendo ai giudici di sindacare la prevalenza insita nella decisione rispetto alla meno impattante «opzione zero» o verso alternative che potrebbero comportare un minore impatto ambientale. A tal proposito, rileva il Collegio, è da apprezzare che l’opzione definitiva in merito alla realizzazione dell’opera, come «sovrapposizione» allo storico tracciato della via Aurelia, testimonia ancora una volta della scelta ponderata della Pa verso una soluzione meno impattante rispetto alla soluzione «in parallelo» prevista dal progetto originario.


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