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Ambiente, rischio idrogeologico nell'81,2% dei Comuni

di Daniela Casciola

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Bisogna «adattare» le città ai cambiamenti climatici. Conoscere il territorio e i rischi cui è esposto, elaborare scelte strategiche e strutturali mirate, gestite a livello nazionale e locale. È questa la ricetta di Gian Luca Galletti, ministro dell'Ambiente, intervenuto alla presentazione del dossier «Le città italiane alla sfida del clima» di Legambientein collaborazione con il ministero dell'Ambiente, oggi a Roma. Il ministro ha anche ricordato che per questo ci sono 800 milioni a disposizioni delle Regioni destinati alla manutenzione del territorio.
«Le città italiane - ha affermato il ministro Galletti – fanno ormai i conti con condizioni atmosferiche inedite e violente, che ci portano in pochi giorni dalle frane per i nubifragi alla secca dei fiumi e alle cappe di smog: per questo c'è bisogno di adattare i nostri centri urbani con sempre maggiore rapidità a una situazione climatica in continua evoluzione, che modifica anche il contesto sociale e le prospettive economiche».
«Serve un cambio di passo nelle politiche, con piani di intervento e risorse per l'adattamento al clima, come ci chiede anche l'Unione Europea – ha dichiarato la presidente nazionale di Legambiente Rossella Muroni - ma urge anche un cambio radicale delle scelte urbanistiche da parte dei Comuni, per mettere in sicurezza le aree più a rischio attraverso interventi innovativi, fermando il consumo di suolo e riqualificando gli spazi urbani, le aree verdi e gli edifici».

La fotografia dei richi climatici
I dati del dossier di Legambiente presentato oggi ci dicono che In Italia sono diverse le ragioni per cui l'adattamento al clima deve diventare una priorità nazionale. L'81,2% dei comuni è in aree a rischio di dissesto idrogeologico, con quasi 6 milioni di persone che vivono in zone a forte rischio idrogeologico. Questo dossier evidenzia come molte grandi città italiane hanno visto ripetersi negli anni fenomeni meteorologici estremi che hanno provocato danni alle infrastrutture e agli edifici e provocato morti e feriti. Tra il 1944 ed il 2012 sono stati spesi 61,5 i miliardi di euro solo per i danni provocati dagli eventi estremi nel territorio italiano. Secondo i dati di Italia sicura, l'Italia è tra i primi paesi al mondo per risarcimenti e riparazioni di danni da eventi di dissesto: circa 3.5 miliardi all'anno dal 1945 in poi. Dal 1950 ad oggi abbiamo contato 5.459 vittime in oltre 4.000 eventi tra frane e alluvioni.

Le misure necessarie
Per Legambiente una politica idonea deve prevedere l'elaborazione di Piani Clima delle città, cioè di uno strumento che consenta di individuare le aree a maggiore rischio, di rafforzare la sicurezza dei cittadini anche in collaborazione con la Protezione civile, in modo da elaborare progetti di adattamento di fiumi, delle infrastrutture, dei quartieri. Il ministero dell'Ambiente dovrebbe svolgere un ruolo di indirizzo e di coordinamento rispetto all'azione dei Comuni: di indirizzo, attraverso l'elaborazione di linee guida per i Piani in modo da semplificare il percorso di elaborazione e approvazione; di coordinamento, perché le azioni previste dai Comuni possano confluire nella strategia nazionale di adattamento e entrare nelle priorità della Struttura di missione contro il dissesto idrogeologico. Così da poter individuare gli interventi prioritari da realizzare attraverso cofinanziamenti nazionali e regionali, ma anche comunitari come é previsto da fondi strutturali 2014-2020 che, pur vincolati al clima, corrono il rischio di rimanere inutilizzati in assenza di chiare strategie e di una attenta regia.
Occorre predisporre monitoraggi degli impatti sanitari dei cambiamenti climatici con specifica attenzione alle aree urbane per capire le relazioni tra fenomeni climatici (come le ondate di calore e le piogge violente) e la salute delle persone. Occorre rafforzare e ampliare le indagini epidemiologiche in tutte le città italiane e poi utilizzare questi studi per Piani e interventi che riducano i rischi per le persone.


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