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Dal «baratto» nuove opportunità per i Comuni di ridurre i rifiuti

di Mauro Calabrese

I Comuni potranno dedicare appositi spazi all’interno delle isole ecologiche al «baratto» diretto tra cittadini dei beni usati e ancora funzionanti, riducendo la quantità di scarti avviati allo smaltimento, con un risparmio delle spese di gestione dei rifiuti urbani.

Economia circolare
Con l’entrata in vigore, lo scorso 2 febbraio, del Collegato ambientale (Legge 221/2015) diventano operative le numerose norme volte a incentivare i comportamenti dei cittadini verso una maggiore sostenibilità ambientale anche attraverso politiche che favoriscono le pratiche di recupero, riutilizzo e riuso dei rifiuti. In particolare, accanto alle disposizioni dirette a ridurre l’avvio dei rifiuti in discarica e aumentare i riciclaggio, disincentivando lo smaltimento e prevedendo riduzioni della tassa sui rifiuti in base al principio «chi inquina paga», sono previste misure di sostegno per il recupero e riciclo dei materiali con la promozione all’acquisto di prodotti derivati da materiali riciclati post-consumo o da disassemblaggio di prodotti complessi.

Beni usati
Nella stessa ottica di incentivazione del riutilizzo e della preparazione per il riutilizzo dei rifiuti, si inserisce la disposizione dell’articolo 66 della Legge 221/2015  che prevede l’introduzione nel testo dell’articolo 180-bis del Codice dell’ambiente, di un nuovo comma 1-bis, che dà ai Comuni la facoltà di individuare, all’interno dei centri di raccolta dei rifiuti, appositi spazi dove sia consentito «esporre» temporaneamente i beni usati conferiti dai cittadini, purché funzionanti e direttamente idonei a essere riutilizzati, per favorire lo scambio diretto tra privati.

Isole ecologiche
Di norma, la gestione delle isole ecologiche, sulla base della disciplina nazionale e dei regolamenti comunali, prevede rigidi e stringenti obblighi e divieti, per un corretto e sicuro conferimento dei rifiuti, anche pericolosi, in particolare relative alle modalità e orari di accesso del pubblico, alle specifiche modalità di conferimento dei rifiuti, correttamente suddivisi per tipologie, e al divieto assoluto, anche sanzionato, di asportare, in qualsiasi modo, i beni una volta conferiti negli appositi contenitori. Su tali discipline dovranno pertanto intervenire le amministrazioni locali per renderle compatibili con il «baratto» consentito.

Preparazione al riutilizzo
Ancora, per armonizzare la normativa del Codice dell’ambiente (Dlgs 152/2006) in tema di deposito dei rifiuti, la disposizione prevede che le amministrazioni comunali possano predisporre, all’interno delle proprie isole ecologiche, specifiche aree dove provvedere al deposito preliminare alla raccolta dei rifiuti destinati alla preparazione per il riutilizzo e alla raccolta dei beni riutilizzabili. Ricordiamo, infatti, che il Dl 78/2015, cosiddetto Decreto “Enti territoriali”, ha modificato la definizione di «raccolta di rifiuti» di cui all’articolo 183, lettera o) del Codice dell’ambiente, per cui si intende oggi «il prelievo dei rifiuti, compresi la cernita preliminare e il deposito preliminare alla raccolta, ivi compresa la gestione dei centri di raccolta di cui alla lettera “mm”, ai fini del loro trasporto in un impianto di trattamento».

Prevenzione del rifiuto
In ultimo, la norma in esame, con l’obiettivo della prevenzione della produzione di rifiuti, consente l’individuazione all’interno dei centri di raccolta comunali di appositi spazi dedicati alla raccolta di beni da destinare al riutilizzo, così da rendere più efficienti e immediate le operazioni di intercettazione dei materiali recuperabili, all’interno della filiera degli operatori che professionalmente si occupano del recupero dell’usato, a ciò debitamente autorizzati dagli enti locali e dalle aziende di igiene urbana.

Risparmi
Lo scenario ottimale immaginato dal rigoroso rispetto della gerarchia europea dei rifiuti, che stabilisce i criteri di priorità nella gestione dei rifiuti, «prevenzione, preparazione per il riutilizzo, riciclaggio, recupero e smaltimento», presuppone lo sviluppo di una efficiente filiera della raccolta differenziata accanto alla valorizzazione economica del riuso, in una economia del riciclo, che portino, prima di una riduzione del conferimento allo smaltimento, a una progressiva riduzione della produzione dei rifiuti con l’avvio dei materiali al riutilizzo immediato. In questa linea, la previsione del cosiddetto «baratto» dei beni usati, ancora funzionanti e che non necessitano di un preliminare trattamento per il riutilizzo, potrà porterà effettivi risparmi di spesa nella gestione del servizio comunale di raccolta, trattamento e smaltimento dei rifiuti urbani, specie ingombranti o pericolosi, generando una riduzione reale della quantità di rifiuti prodotti e smaltiti, oltre a disincentivare le pratiche dell’abbandono incontrollato.

 

 

 


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