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Non spetta alle Regioni fissare limiti più restrittivi per il trattamento dei rifiuti

di Mauro Calabrese

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

In materia di riutilizzo dei rifiuti e in particolare dei fanghi da depurazione in agricoltura, non compete alle Regioni la facoltà di incidere sulle categorie e sulle prescrizioni degli scarti da sottoporre a trattamento, stabilendo limitazioni e condizioni di utilizzazione per le diverse tipologie di fanghi più stringenti di quelli previsti dalla normativa statale.

La sentenza
Il Tar Lombardia, Milano, con la sentenza 29 gennaio 2016, n. 195,  ha accolto il ricorso presentato da una azienda di trattamento, dichiarando l’illegittimità della Deliberazione della Giunta Regionale n. X/2031 del 1 luglio 2014: l’impianto normativo regionale introduce, infatti, precise tabelle contenenti stringenti limitazioni circa le diverse tipologie di fanghi da depurazione di cui è consentito il ritiro e il successivo trattamento quale operazione propedeutica al riutilizzo in agricoltura, individuate con l’indicazione puntuale di determinati Codici CER (Catalogo Europeo dei Rifiuti), delle soglie massime di concentrazione di metalli pesanti e nutrienti ai fini dell’ammissibilità alle operazioni di trattamento, nonché l’indicazione delle specifiche categorie di rifiuti e fanghi di cui è consentita la miscelazione per il trattamento e il riutilizzo.

Fanghi da depurazione
Le Linee guida regionali impugnate, invero, incidono sulle operazioni di trattamento dei rifiuti da parte della ricorrente Azienda agricola, specializzata nei servizi ecologici e ambientali, gestore di un impianto autorizzato dalla Provincia di Pavia per il trattamento di rifiuti speciali non pericolosi, fanghi biologici, da avviare a recupero agronomico. Ricordiamo, infatti, che i fanghi sono i «residui derivanti dai processi di depurazione delle acque reflue provenienti da insediamenti civili e produttivi» (articolo 2 del Dlgs 99/1992), e, come tali, costituiscono rifiuti, in particolare rifiuti speciali, soggetti alle disposizioni della Parte IV del Dlgs 152/2006.

Utilizzo in agricoltura
Ai sensi della Direttiva 86/278/CEE sulla protezione dell'ambiente, in particolare del suolo, nell'utilizzazione dei fanghi di depurazione in agricoltura, recepita in Italia con il Decreto Legislativo 27 gennaio 1992 n.99, non sono direttamente previste limitazioni circa le tipologie dei fanghi ammessi al trattamento e alla miscelazione, ovvero riguardo le soglie di concentrazione di particolari inquinanti, essendo previsto che la relativa valutazione debba farsi per singolo caso e attribuendo alle Regioni, esclusivamente, la facoltà di determinare prescrizioni aggiuntive in relazione alla successiva fase dello spandimento in agricoltura.
Nelle motivazioni del ricorso, si rileva pertanto come attraverso la predeterminazione rigida delle tipologie di rifiuti ritirabili e trattabili, la Regione abbia violato la competenza legislativa esclusiva dello Stato in materia di disciplina generale di gestione dei rifiuti, che riserva alla legislazione centrale, in particolare, l’individuazione degli standards di tutela omogenei su tutto il territorio nazionale.

Competenza esclusiva
Nella materia della tutela dell’ambiente, ricordano i giudici amministrativi, assegnata alla competenza esclusiva dello Stato ai sensi dell’art. 117, secondo comma lett. s) della Costituzione, rientra altresì la disciplina dei rifiuti e in particolare le disposizioni dell’articolo 195 del cosiddetto Codice dell’Ambiente, che demanda alla legislazione nazionale la definizione delle linee guida sui contenuti minimi delle autorizzazioni ambientali previste dal Codice, nonché la determinazione dei limiti di accettabilità e delle caratteristiche chimiche, fisiche e biologiche delle sostanze contenute nei rifiuti, in funzione del concreto utilizzo.


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