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Legittima l'ordinanza che sospende l'attività di gestione di biomasse non autorizzata

di Mauro Calabrese

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

A tutela della salute e dell’incolumità pubblica, il Sindaco può ordinare la sospensione cautelativa di ogni attività produttiva o industriale svolta in assenza di apposita autorizzazione ambientale, in considerazione degli effetti potenzialmente nocivi delle emissioni in atmosfera, anche quando si tratti di attività di deposito, stoccaggio e lavorazione di biomasse vegetali.

Il Tar
Con la sentenza del Tar Umbria del 26 gennaio 2016 n.51il Collegio ha respinto il ricorso presentato dal titolare di uno stabilimento avverso l’ordinanza contingibile e urgente, con la quale il Sindaco aveva disposto la sospensione dell’attività di raccolta, deposito e cippatura di biomasse vegetali, avendo riscontrato, su segnalazione della competente Arpa regionale, l’assenza della prescritta autorizzazione alle emissioni in atmosfera, ai sensi dell’art. 269 Codice dell’Ambiente (Dlgs 152/2006). Nel caso deciso, quindi, il Tar ha ribadito la piena legittimità dei provvedimenti contingibili e urgenti emanati dai Sindaci a tutela della incolumità e della sicurezza della popolazione, sulla scorta dei poteri attribuiti dall’articolo 54, comma 4, del Testo Unico degli Enti Locali (Dlgs 267/2000), non sindacabile, per costante giurisprudenza amministrativa, dai giudici, se non per i vizi di manifesta illogicità, arbitrarietà e irragionevolezza, oltre che macroscopico travisamento dei fatti.

Deposito incontrollato
Con la medesima decisione, il Tribunale regionale ha respinto il ricorso in oggetto nella parte in cui contestava anche il conseguente e successivo provvedimento, con cui la medesima amministrazione comunale aveva ordinato, dopo la sospensione dell’attività, anche la rimozione e l’avvio al recupero degli scarti vegetali stoccati e lavorati nello stabilimento, riscontrando per gli stessi la sussistenza di un deposito incontrollato di rifiuti.

Il ricorso
La ditta ricorrente, lamentava, infatti, il mancato rispetto dei requisiti di legge nell’esercizio dei poteri di ordinanza del Sindaco, non ritenendo sussistente e provata la situazione di di pericolo effettivo e imminente per la salute pubblica, avendo agito l’amministrazione esclusivamente sulla scorta della segnalazione dell’Arpa in merito alla denunciata pericolosità dell’attività esercitata in assenza di autorizzazione ambientale e alla presenza di un deposito incontrollato di rifiuti.
Al contrario, ha sostenuto la ricorrente, oltre a rilevare lo scarso impatto ambientale che le emissioni dell’impianto avrebbero prodotto, l’amministrazione avrebbe dovuto, nell’esercizio dei poteri di ordinanza previsti dal Codice dell’ambiente, rilevare che i materiali incriminati non costituiscono rifiuti, ma sono da inquadrare come sottoprodotti e, comunque esclusi dalla nozione di rifiuto ai sensi del Codice, in quanto costituiti da sfalci e potature di origine vegetale.

Semplificazione amministrativa
Confermata la legittimità dell’ordinanza, il Tribunale amministrativo ha sottolineato la correttezza del rinvio, nella motivazione, agli approfonditi e pertinenti apprezzamenti tecnico-discrezionali condotti dall’Arpa, soggetto competente per la normativa regionale a compiere tali analisi. Infatti, imporre all’amministrazione locale di effettuare nuove, ulteriori e autonome valutazioni, avrebbe costituito un non necessario aggravio del procedimento, peraltro contrario anche ai più recenti indirizzi legislativi che impongono una semplificazione e snellimento dell’azione amministrativa, in particolare in merito ai giudizi di natura tecnico-scientifica.

Ambiti diversi
Proseguendo, la sentenza riconosce anche la diversità dell’ambito di applicazione delle norme che attribuiscono i poteri di ordinanza impiegati dal Sindaco, in quanto l’ordinanza di sospensione in assenza di autorizzazione, ai sensi dell’articolo 54 del Tuel, incide sulla modalità di esercizio dell’attività illegittima, mentre la successiva, di rimozione dei rifiuti depositati ai sensi dell’articolo 192 del Codice dell’Ambiente, riguarda l’oggetto della stessa attività.

Sottoprodotto
Per il Collegio, non coglie nel segno nemmeno la difesa della ricorrente in merito alla natura di sottoprodotti, non di rifiuti, dei materiali depositati, non avendo fornito adeguata prova della inequivoca e certa destinazione degli scarti vegetali trattati a essere impiegati in un successivo processo produttivo, quale condizione richiesta a pena di esclusione dall’art. 184-bis, comma 1, lettera b) del Codice dell’ambiente.

Sfalci e potature

Infine, la sentenza ha respinto anche l’ultima tesi difensiva della ricorrente, circa l’esclusione dei materiali depositati dall’ambito di applicazione della nozione di rifiuti, avendo riscontrato l’Arpa che solo una parte di essi fosse costituita da sfalci e potature, o proveniente da attività agricola o forestale, non pericolosa, «utilizzati in agricoltura, nella selvicoltura o per la produzione di energia da tale biomassa mediante processi o metodi che non danneggiano l’ambiente né mettono in pericolo la salute umana», secondo la definizione della lettera f), comma 1 dell’articolo185 del Codice dell’Ambiente.


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