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Stop ai gazebo se cambiano i vincoli sul decoro urbano

di Pippo Sciscioli

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

È legittimo il regolamento con il quale un Comune, per motivi di decoro urbano e in conformità a un parere dell'organo tutorio previsto allo scopo quale la Soprintendenza ai beni culturali e artistici, motivatamente riveda la sua disciplina per l'occupazione di spazi e aree pubbliche e stabilisca le nuove regole per gazebo e dehors a servizio di pubblici esercizi di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande. E, conseguentemente, faccia decadere le concessioni rilasciate in passato per le quali i relativi titolari non abbiano adeguato le strutture esistenti entro il termine assegnato.
La sentenza n. 118 del 15 gennaio scorso della prima sezione del Tar Palermo, nel dare ragione al Comune trapanese di San Vito Lo Capo, nota meta turistica per la bellezza del suo mare e dei beni culturali, è destinata a far discutere incanalandosi nel solco già sufficientemente arato da prevalente giurisprudenza, secondo cui l'occupazione di strade, marciapiedi, vie e piazze pubbliche da parte di gestori di bar, ristoranti e pizzerie con strutture tipo gazebo e dehors non può essere limitata al semplice pagamento della tassa di occupazione di suolo pubblico ma al più complesso provvedimento di concessione comunale, che andrà rilasciata nel rispetto del relativo regolamento comunale e delle prescrizioni in esso contenute. Sicchè se cambia il regolamento, recante diversi e più stringenti vincoli specie se afferenti la tutela dei luoghi e dei beni pubblici, le autorizzazioni già rilasciate dovranno necessariamente essere adeguate, a pena di decadenza, entro un congruo termine fissato dal Comune stesso.

La vicenda
Nella vicenda specifica decisa dalla sentenza, era accaduto che alcuni proprietari di attività di ristorazione e commerciali aveva impugnato il nuovo regolamento di occupazione di suolo pubblico approvato dal Consiglio comunale di San Vito Lo Capo, redatto sulla base peraltro del parere vincolante e restrittivo della Soprintendenza, che di fatto aveva condotto allo smantellamento di gran parte dei gazebo precedentemente autorizzati ma di fatto impossibili da adeguare alle nuove misure.
Secondo la Soprintendenza, nel tempo si erano create situazioni di forte contrasto tra queste strutture e la qualità dei luoghi, specie del centro storico, creando disarmonie e nocumento al contesto di alto valore paesaggistico sottoposto a tutela dal Codice per il Paesaggio (Dlgs 42/2004).

La decisione
Per il Tar palermitano bene ha operato il Comune essendo il nuovo regolamento immune da vizi di illegittimità, trattandosi di scelte discrezionali e comunque adeguatamente motivate in relazione alla tutela del decoro e dell'arredo urbano.
D'altronde, il fatto che in passato siano state rilasciati analoghi provvedimenti concessori non preclude la possibilità che il Comune riveda in seguito il proprio orientamento e adotti un nuovo strumento regolamentare proprio che, sempre allo scopo di perseguire l'interesse generale della tutela paesaggistica del proprio territorio, fissi misure e condizioni più restrittive per l'assentibilità di strutture mobili a servizio delle attività economiche aventi titolo.
Peraltro, secondo consolidata giurisprudenza, il procedimento di assentibilità di tali strutture intanto sconta l'esigenza di un permesso di costruire, dal punto di vista edilizio, in base all'articolo 3, lettera e.5) del Dpr 380/2001 secondo cui sono consiederate nuove costruzioni «l'installazione di manufatti leggeri, anche prefabbricati, e di strutture di qualsiasi genere», al pari della «realizzazione di depositi di merci o di materiali, la realizzazione di impianti per attività produttive all'aperto ove comportino l'esecuzione di lavori cui consegua la trasformazione permanente del suolo inedificato», in base alla lettera e.7) dello stesso articolo 3. Ma servirà anche l'autorizzazione paesaggistica semplificata ex Dpr 139/2010 se la strada o la piazza del Comune risale ad oltre 70 anni, la presentazione della pratica per i calcoli statici se la struttura supera determinati limiti dimensionali, ed infine la concessione del suolo pubblico.


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