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Permesso di soggiorno, sì alla revoca per attività fraudolenta anche in pendenza di giudizio penale

di Giovanni La Banca

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Quando è accertato che lo straniero al fine di ottenere un permesso di soggiorno ha prodotto in sede procedimentale documentazione falsa attestante il possesso di uno dei requisiti richiesti dalla legge per il rilascio del titolo richiesto, la Pa può negare il rilascio del titolo e revocare quello eventualmente già rilasciato, anche se il giudizio penale relativo al reato di falso non si sia ancora concluso e, pertanto, non sia abbia certezza su chi abbia materialmente commesso la falsificazione.
Lo ha ribadito il Consiglio di Stato con sentenza del 30 dicembre 2015 n. 5880.


Il diniego e revoca del permesso di soggiorno
Il nostro ordinamento sanziona penalmente non solo chi ha materialmente commesso la contraffazione o l'alterazione di documenti, ma anche chi ha soltanto utilizzato documenti contraffatti o alterati al fine di determinare il rilascio di un titolo di soggiorno (articolo 5 comma 8 bis del Dlgs n.286/1998). Per il diniego o la revoca del titolo di soggiorno, inoltre, non è necessario che la falsità degli atti sia dichiarata da una sentenza penale definitiva di condanna in quanto l'autorità amministrativa può procedere ad una autonoma valutazione che, se condotta alla stregua di criteri di ragionevolezza e confortata da idonei elementi di riscontro, non è soggetta al sindacato del giudice amministrativo.
L'accertamento in via amministrativa della fittizietà del rapporto di lavoro, stante la valenza endoprocedimentale delle risultanze di detto accertamento, costituisce comunque elemento idoneo a determinare l'annullamento (o il rigetto) del permesso di soggiorno, a prescindere dall'esito dell'eventuale procedimento penale circa la falsità dei documenti sottesi al rapporto di lavoro, salvo che non sia radicalmente esclusa, in quella sede, la falsificazione dei relativi documenti.
Non può farsi leva sulla condotta precedente dello straniero che abbia svolto, da quando è in Italia, attività lavorativa, dal momento che nel bilanciamento dei contrapposti interessi, è prevalente l'interesse pubblico ad impedire il soggiorno in Italia di soggetti tendenti alla consumazione di condotte fraudolente nei confronti dello Stato ospitante e della sua pubblica amministrazione.

Cause tassativamente ostative del rilascio o del rinnovo
Vi sono cause tassativamente ostative del rilascio o del rinnovo di un permesso di soggiorno: sono le condanne penali, anche non definitive o patteggiate, per talune specie di reati, quali ad esempio i reati in materia di stupefacenti, o contro la libertà sessuale (combinato disposto degli articoli 4, comma 3, e 5, comma 5, del Testo unico sull'immigrazione). Un simile effetto preclusivo non è invece ricollegato dalla legge automaticamente alla "falsità" di un rapporto di lavoro dichiarato,

La condotta dolosamente fraudolenta e il ricongiungimento familiare
Dal momento che la situazione non determina una preclusione tassativa al rilascio del permesso, non vi è motivo per non applicare l'articolo 5, comma 5, del Testo unico dell'immigrazione nella parte in cui dispone che ai fini del rilascio del permesso di soggiorno si tenga conto degli "elementi sopravvenuti" quali, per l'appunto, la stipulazione di un nuovo contratto di lavoro. Bisogna valutare, inoltre, i presupposti per l'applicazione del ricongiungimento familiare: se lo straniero soggiorna in Italia da lungo tempo, convive con due figli positivamente inseriti nell'ambiente nazionale ai fini del rilascio del permesso di soggiorno l'amministrazione deve tenere conto dei legami familiari.

I vizi del provvedimento di diniego
Il provvedimento di revoca è immune dai vizi relativi alla comunicazione dei motivi ostativi all'accoglimento dell'istanza (articolo 10 bis della legge 241/1990) qualora sia palese che l'atto non avrebbe potuto avere un contenuto diverso (articolo 21 octies legge 241/1990). Ciò in special modo nell'ipotesi in cui il ricorrente non ha addotto alcun elemento innovativo rispetto al quadro istruttorio preso in esame dall'amministrazione in grado di modificare l'esito negativo del procedimento di rinnovo del permesso di soggiorno.
La mancata traduzione del provvedimento di diniego non ne determina l'illegittimità, implica soltanto l'eventuale rimessione in termini, rispetto alla difettosa comunicazione, al fine di consentire alla parte di svolgere con compiutezza l'impugnazione contro l'atto sfavorevole del tipo assoggettato all'obbligo di traduzione (articolo 2 comma 6 del Dlgs n.286/1998).


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