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Nasce il «compostaggio di comunità», ma serve un decreto attuativo

di Carla Cimoroni

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Con l’approvazione del Collegato ambientale alla legge di stabilità 2014, il «compostaggio di comunità» trova finalmente una definizione a livello normativo come «compostaggio effettuato collettivamenteda più utenze domestiche e non domestiche della frazione organica dei rifiuti urbani prodotti dalle medesime, al fine dell’utilizzo del compost prodotto da parte delle utenze conferenti» (articolo 38).
Lo stesso articolo estende anche alle utenze non domestiche la pratica dell’autocompostaggio, recependo un’osservazione della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome volta ad ampliare la diffusione della pratica con il relativo eventuale beneficio sulla tariffa rifiuti.

L’autocompostaggio e il compostaggio di comunità
Finora il vuoto normativo aveva creato parecchie incertezze e disparità nell’autorizzazione all’esercizio di tali pratiche (si veda l’articolo pubblicato sul Quotidiano degli Enti locali & Pa). Con le modifiche al Dlgs 152/2006 introdotte dalla nuova Legge si chiarisce che l’autocompostaggio, praticato da utenze domestiche e non domestiche, non necessita di alcun permesso trattandosi di un’attività di riduzione dei rifiuti. Per stabilire i criteri operativi e le procedure autorizzative - comunque semplificate - per il compostaggio di comunità, invece, occorrerà aspettare un decreto attuativo; le attività già autorizzate potranno in ogni caso continuare ad operare fino alla scadenza del provvedimento in vigore.
Nel caso però di impianti di piccola taglia (capacità di trattamento inferiore a 80 tonnellate annue) e soprattutto esercitati da un Gestore unico «da individuare in ambito comunale» - e non collettivamente - le cose saranno più semplici: una volta acquisito il parere dell'Arpa locale e predisposto un regolamento di gestione dell'impianto, possono essere realizzati e posti in esercizio, con Denuncia di inizio di attività, anche in aree agricole (articolo 37). Tipico il caso delle compostiere elettromeccaniche a servizio di un ristretto numero di utenze e gestite dalle aziende di igiene urbana utilizzando il compost prodotto per le aree verdi pubbliche: la nuova norma dovrebbe favorirne la diffusione e l’installazione anche presso gli «ecocentri» comunali.

Le altre novità in materia di rifiuti
Tra le altre novità in materia di rifiuti spiccano: la pubblicazione annuale da parte di Regioni e Province autonome delle informazioni relative non solo a produzione e raccolta, ma anche agli impianti di trattamento e smaltimento (articolo 29); l’addizionale sull’’ecotassa’ per i Comuni che non raggiungono gli obiettivi di raccolta differenziata e la riduzione della stessa per quelli più virtuosi (articolo 32); l’introduzione, ma solo in via sperimentale e su base volontaria, del ‘vuoto a rendere’ (articolo 39); la necessità di criteri tecnici per stabilire quando il trattamento, di cui all’articolo 7 del Dlgs 36/2003, non è necessario ai fini del conferimento in discarica (articolo 48); la possibilità di realizzare all’interno dei centri di raccolta spazi dedicati allo scambio tra privati di beni usati e riutilizzabili e in generale alla prevenzione della produzione di rifiuti (articolo 66).
Anche per molte di queste iniziative l’effettiva realizzazione è rinviata a decreti attuativi o Linee guida che dovranno definire criteri operativi e dettagli procedurali.

L’annoso ritardo nell’emanazione dei decreti attuativi
Purtroppo, come noto, la questione del ritardo nell’emanazione dei provvedimenti attuativi rappresenta una criticità per l’efficacia delle norme, che in alcuni casi rimangono sospese anche per anni. Al 20 dicembre 2015, erano 241 i provvedimenti ancora da adottare riferibili a leggi dei Governi Monti e Letta, mentre il 49% degli atti dell’attuale Governo prevede comunque l’emanazione di decreti attuativi. Di questi non è dato conoscere se e quanti sono stati promulgati nei tempi previsti né per quanti è stato differito il termine.
L’articolo 42 del provvedimento in esame, ad esempio, elimina una scadenza disattesa e non più attuale prevista dalla Legge di stabilità 2014: entro giugno 2014 si sarebbero dovuti stabilire i criteri per la misurazione puntuale dei rifiuti conferiti dagli utenti al servizio pubblico e per la relativa tariffazione. Il nuovo termine è fissato a un anno dall’entrata in vigore del Collegato.
Per il decreto sul «compostaggio di comunità» il termine previsto è di 90 giorni.
Non resta che aspettare e augurarsi che sia rispettato.


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