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Eco-incentivi, legittimo il recupero delle somme se i benefici ambientali non sono reali

di Mauro Calabrese

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

La concessione di risorse pubbliche, sotto forma di incentivi alla commercializzazione di veicoli elettrici, finalizzati al miglioramento della qualità dell’aria e dell’ambiente delle aree metropolitane, consente, anzi impone, alla Amministrazione comunale di procedere, in qualunque tempo, alla verifica della esatta rispondenza delle iniziative finanziate agli obiettivi e agli standards ambientali prefissati, legittimando al recupero delle somme erogate e percepite in maniera indebita.

La Sentenza
Il Consiglio di Stato, Sezione V, con la sentenza 30 dicembre 2015 n. 5863, si è pronunciato sulla legittimità del recupero da parte della municipalità di Roma Capitale dei contributi e incentivi concessi per la commercializzazione di ciclomotori elettrici, nell’ambito delle politiche del Comune per il contrasto all’inquinamento nelle aree urbane.
Il Collegio, confermando la sentenza di primo grado del Tar Lazio, ha respinto il ricorso presentato da una ditta costruttrice e venditrice che, negli anni, aveva beneficiato degli incentivi stanziati dal Comune con la sottoscrizione, avvenuta nel 2000, del Protocollo di intesa per l'erogazione di incentivi finalizzati all'acquisto di ciclomotori elettrici, approvato con Delibera della Giunta del 1999.

Il Protocollo
La vicenda trae origine dalla doverosa e approfondita, come argomentato dal Collegio, verifica successiva del rispetto delle condizioni previste dal Protocollo, sulle cui risultanze il Comune procedeva all’esclusione della ditta ricorrente dall’erogazione dei benefici, avviando le procedure per il recupero di una somma superiore al milione di euro indebitamente percepita a titolo di contributi.
Dalla verifica dell’andamento delle vendite e del rispetto dei requisiti concordati, emergeva, infatti, la mancata realizzazione della prevista rete di 22 stazioni per la ricarica elettrica all’interno dell’anello ferroviario, l’incongruità dei costi di produzione e commercializzazione dei mezzi venduti, rispetto al reale valore di mercato, utilizzati come parametro per la misura dell’incentivo, ma soprattutto la inidoneità degli stessi ciclomotori al raggiungimento degli obiettivi di sicurezza e qualità dell’ambiente stabiliti, come rilevato da una approfondita perizia tecnica condotta dall’Università “La Sapienza” di Roma.

Autotutela amministrativa
Statuendo un principio di rilevante interesse, in particolare alla luce della grave situazione di inquinamento delle aree metropolitane e alla vigilia del varo di importanti misure di contrasto al fenomeno e per il miglioramento della qualità dell’aria, i giudici di Palazzo Spada affermano la piena legittimità, anzi doverosità, della valutazione e revisione da parte dell’Amministrazione del rispetto delle condizioni previste per la concessione di qualunque contribuzione di denaro pubblico, anche sotto forma di incentivo ambientale.

Fondi pubblici
La responsabilità per la corretta gestione delle finanze pubbliche, alla luce delle finalità di protezione della salute e dell’ambiente prefissate dall’Amministrazione concedente, impone pertanto che sia ristabilita la legalità a fronte dell’accertamento dell’indebita percezione degli incentivi, anche agendo in autotutela e nonostante il sacrificio della posizione del privato, senza riconoscimento al medesimo di un legittimo affidamento sulla percezione del contributo, anche a distanza di tempo dalla sua concessione.

Partecipazione al procedimento
Con la pronuncia in esame, i Giudici amministrativi hanno statuito il principio secondo cui la violazione o l’omissione del diritto di partecipazione del soggetto interessato al procedimento amministrativo di cui è destinatario, ai sensi dell’art. 7 della Legge 242/1990, finalizzato all’emanazione di un provvedimento “giusto”, non comporta automaticamente la illegittimità dello stesso, laddove l’esito del procedimento non avrebbe in alcun modo potuto essere diverso e non sia provato che gli interessi privati in conflitto non siano stati adeguatamente valutati e ponderati dall’Amministrazione procedente.

Mancata comunicazione
In conclusione, vista la doverosità dell’azione amministrativa, nella valutazione e verifica dei risultati raggiunti e della stessa idoneità del progetto a conseguire i prefissati risultati ambientali, secondo il Consiglio di Stato, nemmeno la mancata comunicazione preventiva dell’avvio del procedimento amministrativo di recupero delle somme indebitamente corrisposte, comporta automaticamente l’illegittimità del provvedimento finale, dato il carattere doveroso e vincolato dell’azione amministrativa, residuando sul destinatario, comunque, la facoltà di contestarne la correttezza in termini di criteri di calcolo o di fondatezza dell’indebito contestato.


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