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Sarno, per l'alluvione del 1998 arriva l'indennizzo che «azzera» le colpe dello Stato

di Gianni Trovati

Qu indici milioni di euro, e non parliamone più. Quasi 18 anni dopo l'alluvione di Sarno, quando un fiume di fango piombato sul paese dal monte Pizzo d'Alvano soffocò la vita di 137 persone, la manovra approvata ieri alla Camera torna a occuparsi di quella tragedia con uno "scambio" destinato a far discutere. Ai familiari viene offerto, anzi imposto, un rimborso che non può superare i 100mila euro per vittima (la metà rispetto alla strage ferroviaria di Viareggio), e che fa evaporare tutti i processi in corso perché, come recita il comma 458, queste «speciali elargizioni» arrivano «a totale indennizzo della responsabilità civile a carico dello Stato e del Comune di Sarno». Anzi: l'indennizzo, che può superare il tetto dei 100mila euro solo per rimborsare le spese legali documentate dai familiari che si sono rivolti ai giudici, deve tener conto «di quanto eventualmente già percepito a seguito di sentenze».
Già, perché dopo aver perso la battaglia contro il fango le famiglie di Sarno, come quelle di Bracigliano, Siano, Quindici e San Felice a Cancello, hanno dovuto ingaggiarne una con lo Stato, che per due volte le ha portate fino in Cassazione. Nella prima occasione, nel 2010, la Suprema corte ha annullato l'assoluzione dal reato di omicidio colposo per l'allora sindaco decisa dalla Corte d'appello di Salerno, e la seconda volta ha ratificato la condanna a cinque anni stabilita invece a Napoli insieme alla responsabilità civile di Comune, ministero dell'Interno e presidenza del Consiglio.
Esaurito il filone penale, si è dovuto aprire quello civile per ottenere i rimborsi, e proprio qui interviene la legge di Stabilità, solo per Sarno perché qui i rimborsi rischiano di mandare in default il Comune. I soldi, 7,5 milioni all'anno per il 2016 e il 2017, passano dalla Protezione civile ma a gestirli sarà il sindaco attuale, che dovrà «individuare i familiari» a cui assegnare l'indennizzo e «determinare la somma spettante».
Questa autonomia a tutto campo per il Comune, che a sua volta riceve un bonus da due milioni (uno all'anno) a compensazione dei rimborsi pagati per i casi in cui la sentenza è già arrivata, viene limitata solo dall'ordine di "priorità" fissato dalla legge: per primi vengono i coniugi superstiti, poi i figli, terzi i genitori, seguiti da fratelli, sorelle e conviventi ma solo se a carico. Solo ultimi, i conviventi «more uxorio».


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