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Aereo precipitato, la rimozione dei rottami non grava sul proprietario del terreno

di Lorenzo Camarda

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

L’obbligo di rimuovere e smaltire i rottami di un aereo precipitato lungo un volo di linea grava sulla compagnia aerea e non già sul proprietario del terreno su cui l’aereo si abbatte. È quanto si ricava dalla sentenza del Consiglio di Stato, Sezione V, dell’11 dicembre 2015, n. 5662.

Il caso
Oltre trenta anni fa, un DC-9, lungo la rotta Alghero Cagliari, precipita nel Comune di Sarroch (in provincia di Cagliari). I rottami dell’aereo restano sul posto per lungo tempo, senza che alcuno si prenda cura di rimuoverli. Finalmente il 15 luglio 2013, il Comune di Sarroch intima ad una compagnia aerea (subentrata ad altra compagnia aerea, originariamente proprietaria dell’aereo) di procedere alla rimozione e smaltimento dei rottami del DC- 9.
Respinto il ricorso dal Tar Sardegna, la compagnia aerea si appella al Consiglio di Stato. Avendo, secondo l’appellante, il Tar Sardegna:
a)    concentrato tutte le responsabilità sulla compagnia aerea, trascurando le responsabilità dei proprietari del terreno;
b)    non considerato che l’incorporazione di una compagnia aerea in un’altra non poteva comportare anche la trasmissione delle sanzioni amministrative;
c)     non considerato che il mancato preavviso dell’inizio del procedimento (ex articolo 7, L. 241/1990) ha impedito di individuare le responsabilità dei proprietari del terreno sui quali giacevano i rifiuti/rottami dell’aereo;
d)    non considerato la natura dei rottami abbandonati che avrebbero dovuto essere intese come res nullius ed usucapite dai proprietari del terreno.

La decisione
Il Consiglio di Stato, con la sentenza in commento, respinge l’appello della compagnia aerea confermando la decisione del Tar Sardegna.
Circa la censura alla lettera a) è vero che l’articolo 192, comma 3, del Dlgs 152/1996 corresponsabilizza, accanto a chi produce i rifiuti, anche il proprietario del terreno per il mancato recupero e smaltimento degli stessi. Ma è anche vero che la stessa norma prevede che bisogna dimostrare che il proprietario del terreno  sia imputabile a titolo di dolo o colpa. Ora, nel caso all’esame, rileva la peculiarità dell’evento, che fa ritenere insussistente il nesso causale tra la condotta del proprietario dei terreni e il danno.
Circa la censura alla lettera b) l’articolo 192, comma 4 del Dlgs 152/2006 stabilisce che, in materia, “qualora la responsabilità del fatto illecito sia imputabile ad amministratori o rappresentanti di persona giuridica ai sensi e per gli effetti del comma 3, sono tenuti in solido la persona giuridica ed i soggetti che siano subentrati nei diritti della persona stessa secondo le previsioni del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231 in materia di responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni”. Poiché, nel caso all’esame, i rapporti giuridici attivi e passivi non si riferiscono a sanzioni amministrative, bensì a responsabilità conseguenti ad un evidente danno ambientale, la responsabilità cade in capo alla compagnia aerea subentrata.
Circa la censura alla lettera c) rientra tra le deroghe dall’obbligo del preavviso dell’avvio del procedimento (di cui all’articolo 7 della legge 241/1990) in quanto, stante l’evidenza dell’evento, risulta pleonastica la responsabilità in capo alla Società proprietaria del velivolo.
Circa l’ultima censura, nel caso all’esame, vengono meno i presupposti che possono configurare i rottami come res nullius e dare luogo all’usucapione da parte dei proprietari in quanto la giurisprudenza del Consiglio di Stato ha sempre affermato che l’inquinamento dà luogo ad una situazione di carattere permanente che dura fino a quando non ne siano rimosse le cause. Pertanto manca il fattore tempo per poter computare i termini dell’usucapione.


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