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Inquinanti nocivi per la salute, triste primato all'Italia

di Mauro Calabrese

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Le sostanze inquinanti dell’aria sono la prima fonte di rischio ambientale per la salute in Europa e la principale causa della diffusione delle malattie cardiache, problemi respiratori e cancro, responsabili, secondo l’ultima Relazione pubblicata dall'Agenzia europea dell’ambiente (Aea), di oltre 430 000 morti premature in Europa; l’Italia, e in particolare l’area della Pianura Padana, vanta il triste primato.

La Relazione
Pubblicata la Relazione 2015 dell'Agenzia europea dell’ambiente “Qualità dell'aria in Europa”, che fornisce una analisi e una fotografia della situazione della qualità dell’aria, basata su misurazioni e dati provenienti dalle stazioni di monitoraggio ambientale ufficiali di tutta Europa. La Relazione riporta i numeri degli effetti dell’esposizione all’inquinamento sulla salute umana in rapporto con i livelli di emissioni, seguendo i progressi raggiunti negli ultimi dieci anni con l’attuazione delle direttive europee sulla qualità dell’aria, a partire dal 2004.
Dal quadro descritto dalla relazione, emerge come siano stati importanti i progressi raggiunti in Europa sul fronte della riduzione delle emissioni nocive, ma anche come, ancora oggi, una grande parte dei cittadini e degli ecosistemi europei risultano esposti a livelli troppo elevati di inquinanti, che riducono la qualità e l'aspettativa di vita, oltre ad aumentare i costi sanitari e ridurre la produttività, con la perdita di giorni lavorativi in tutti i settori dell'economia, e a compromettere la salubrità dell’ambiente.

Standards OMS
Secondo il documento dell’Agenzia europea dell’ambiente, sono principalmente gli abitanti delle aree metropolitane a essere soggetti ai maggiori rischi, risultando esposti a livelli di inquinanti atmosferici superiori agli standards previsti dalle normative europee, peraltro molto meno stringenti di quelli che l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ritiene pericolosi per la salute.
I maggiori effetti nocivi sulla salute umana derivano, secondo lo studio dell’Aea, dai particolati (PM2,5 e PM10), dall'ozono (O3) e dal biossido di azoto (NO2). In particolare, le stime dell’esposizione a lungo termine al PM2,5 parlano di 432.000 decessi prematuri in Europa solamente nel 2012, a questa macabra contabilità vanno aggiunti le circa 75 mila morti causate dal biossido e le 17 mila provocate dall’eccesso di ozono. Effetti nocivi vanno registrati anche a carico della vita vegetale e degli ecosistemi, nonché per la qualità dell’acqua e del terreno, a causa degli alti livelli di ammoniaca (NH3) e ossido di azoto (NOx) a cui si aggiungono i danni sulle piante causati dall’ozono, che mettono a rischio la protezione della vegetazione e la resa dei terreni agricoli.

Le fonti
Le principali fonti di inquinanti dell’aria sono individuate nel trasporto, in particolare quello su strada, responsabile del 46% delle emissioni di ossidi di azoto, quindi nel riscaldamento degli edifici, nella produzione di energia, nella produzione industriale e, infine, nell’agricoltura.

Gli inquinanti
L’inquinante più rilevante e pericoloso, ricorda la Relazione, è certamente il particolato, specie il PM2,5, composto da particelle che possono penetrare in profondità nei polmoni ed essere causa di patologie cardiovascolari e polmonari oltre ad essere cancerogene. L’87% della popolazione urbana nell'Ue è esposto a questo inquinante con concentrazioni ben superiori ai valori definiti dall'Oms per proteggere la salute umana, assai più rigidi dei limiti stabiliti dalle norme dell'UE in materia di qualità dell'aria. L’Agenzia suggerisce che un rispetto dei valori limite dell'Oms porterebbe a un calo di un terzo delle concentrazioni di PM2,5, ossia 144 000 morti premature in meno rispetto alla situazione attuale.
Ben al di sopra delle soglie limite anche i dati di esposizione dei cittadini europei all’ozono nelle città, le cui concentrazioni danneggiano anche le colture agricole, le foreste e le piante riducendone la velocità di crescita e la resa produttiva.
Per quanto riguarda i livelli di biossido di azoto, causato in massima parte dal traffico veicolare e che colpisce direttamente il sistema respiratorio, quasi il 10% della popolazione europea è stato esposto a concentrazioni superiori ai valori limite fissati dall'Oms e dell’UE, con il 93 % dei superamenti avvenuti in prossimità delle strade. Prosegue la Relazione dell’Aea rilevando l’elevata esposizione della popolazione anche al benzo(a)pirene, inquinante organico cancerogeno che si forma solitamente dalla combustione del legno, le cui concentrazioni sono diffuse soprattutto in Europa centrale e orientale.
Buone notizie, invece, arrivano dai dati riguardanti le emissioni di anidride solforosa (SO2), diminuite in modo significativo, grazie alla stringente normativa dell’Unione che ha imposto l’utilizzo di tecnologie di depurazione delle emissioni e ridotto il contenuto di zolfo nei carburanti. Allo stesso modo, grazie alle normative più severe e ai progressi tecnologici, sono calate notevolmente anche le concentrazioni nell’aria di monossido di carbonio, benzene e metalli pesanti, quali arsenico, cadmio, nichel e piombo, con pochissimi casi di superamento delle soglie limite e dei valori obiettivo fissati dalla normativa Ue.

L’Italia
Il nostro Paese presenta alcuni tra i dati più elevati e preoccupanti per quanto riguarda il superamento dei limiti giornalieri nonché i livelli di concentrazione di inquinanti, in special modo per il particolato, primato condiviso con le regioni industriali dell’est Europa, quali Slovenia, Bulgaria, Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca.

All’Italia spetta, in solitaria, il triste primato delle morti premature causate da inquinamento, con ben 84 mila morti registrate solo nel 2012, delle quali 59 mila causate dalla esposizione a lungo termine alle polveri sottili quali il PM2,5; seguono la Germania e la Francia.

La pianura Padana
L’area della Pianura Padana risulta essere quella più colpita, in particolare per quanto riguarda i livelli di particolato PM2,5, con le zone urbane di Brescia, Monza, Milano, Torino che oltrepassano il limite stabilito dalla normativa Ue di una concentrazione media annua di 25 microgrammi per metro cubo d'aria. Di poco inferiori, seppure non al punto da rassicurare la popolazione, sono poi i livelli raggiunti dalle aree metropolitane di Roma, Firenze, Napoli, Bologna e Cagliari, a fronte di un limite massimo stabilito dai parametri dell’Oms pari a 10 microgrammi per metro cubo.


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