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Il Tar stoppa alle ordinanze del sindaco che limitano la distribuzione di pubblicità

di Pietro Verna

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

È illegittima l'ordinanza sindacale che consente la distribuzione di volantini o altro materiale pubblicitario all'interno delle cassette postali esclusivamente in un solo giorno della settimana, e soltanto in un ristretto arco orario, e che obbliga gli operatori a comunicare anticipatamente alla polizia municipale lo svolgimento dell'attività e le generalità dei soggetti incaricati della distribuzione. È il principio affermato dal giudice amministrativo del Salento, con la sentenza n. 3435/2015, che ha accolto il ricorso proposto da una impresa operante nel settore marketing contro l'ordinanza con la quale il sindaco di Ostuni aveva limitato la consegna di materiale pubblicitario all'interno delle cassette postali al martedì di ogni settimana, nella fascia dalle ore 00,700 alle ore 12,00.

L'indirizzo giurisprudenziale
La sentenza muove dall'indirizzo giurisprudenziale secondo cui la scelta del sistema organizzativo dell'attività pubblicitaria rientra nella strategia aziendale delle imprese sulla quale la Pa «non può incidere con regole che privilegiano la consegna per posta soltanto perché ritenuta meno invasiva» (ex pluris, Tar Lombardia-Brescia, n. 641/2012). Né, l'amministrazione comunale dispone di poteri autorizzatori in materia di distribuzione di materiale pubblicitario, trattandosi di attività essenzialmente libera, come la generalità dei servizi resi da privati ex articolo 10 decreto legislativo 26 marzo 2010 n. 59 (Attuazione della direttiva 2006/123/CE relativa ai servizi nel mercato interno), e tutelata dall'articolo 1 del decreto legge 24 gennaio 2012 n. 1 (Disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività) convertito dalla legge 24 marzo 2012 n. 27 (Tar Lombardia – Brescia, n. 905/2015). Ragione per la quale le prescrizioni dell'ordinanza in narrativa «sono illegittimi per contrasto con i principi della liberalizzazione economica ormai codificati anche nell'ordinamento interno» e, dunque, irragionevolmente limitativi dell'autonomia economica e imprenditoriale degli operatori privati. Senza considerare, infine che la consegna di materiale pubblicitario nella cassetta postale non reca una "concreta lesione" del decoro urbano e dell'igiene pubblica.

I precedenti
Il Collegio salentino si era già pronunciato in materia, con le sentenze nn. 2000/2010e 1730/2011, secondo cui, rispettivamente:
• i disagi derivanti dall'abbandono dei volantini nelle strade e nelle aree pubbliche non sono direttamente ricollegabili all'attività di distribuzione di volantini door to door e, pertanto, «deve ritenersi illegittima ogni confusione tra la nozione di volantinaggio stradale e quella di distribuzione porta a porta del materiale pubblicitario»;
• il fenomeno dell'abbandono incontrollato di depliants pubblicitari dipende dall'atteggiamento di accoglienza o di rifiuto che la popolazione riserva ad un sistema di marketing capillare, per cui la mancanza di elementi atti a ricondurre con elevata probabilità l'effetto dell'imbrattamento delle strade e delle aree pubbliche, «quali la mancata predisposizione di un sistema di controlli sul recapito del materiale pubblicitario nelle cassette postali, si configura quale deficit istruttorio e connota i provvedimenti in chiave di illegittimità» (sentenza n. 1730/2011).
Principi ai quali si è conformata anche la recente sentenza 1288/2014che ha accolto il ricorso proposto contro l'ordinanza del Sindaco di Lizzano (Lecce), nella parte in cui prescriveva che «laddove le cassette postali siano ubicate all'esterno degli immobili, la distribuzione potrà avvenire solo ove tali cassette siano chiuse da ogni lato e dotate di serratura, idonee a contenere per dimensione e quantità dette carte che, al pari dell'altra corrispondenza, non devono essere asportabili da terzi ovvero fuoriuscire o cadere dalle cassette stesse». Disposizione, quest'ultima, che il giudice amministrativo salentino ha ritenuto eccessivamente limitativa, perché sarebbe stato sufficiente non consentire la distribuzione del materiale pubblicitario mediante il suo indistinto abbandono in luoghi pubblici. D'altronde, alle stesse conclusioni è pervenuto il Tar Lombardia – Brescia, secondo cui le cassette postali, anche se collocate all'interno degli spazi privati e negli androni dei condomini, sono la destinazione naturale del materiale pubblicitario da chiunque distribuito, con la conseguenza che soltanto i proprietari o i condomini possono impedire tale tipo di consegna, posizionando una seconda cassetta, purché sulla stessa sia espressamente indicata la funzione di raccoglitore di materiale pubblicitario (sentenza, n. 284/2013).


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