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Sale gioco, il Tar stoppa gli interventi anti-ludopatia dei sindaci

di Mauro Calabrese

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In materia di contrasto alla ludopatia, i Comuni non possono impiegare la propria potestà di pianificazione e regolamentazione edilizia per introdurre nuovi divieti basati sulla distanza per i centri di raccolta di scommesse o estenderli ai locali dotati di slot machine o videolottery, forzando l’interpretazione della normativa statale o regionale in materia di contrasto alla dipendenza dal gioco d’azzardo.

Il fatto
Il Tar Lombardia Milano, con la sentenza n. 2411 del 17 novembre 2015, è intervenuto sulla legittimità del nuovo Regolamento edilizio del Comune di Milano, con particolare riferimento all'articolo 13, comma 7, che prevede esplicitamente, tramite rimando alla disciplina prevista per le sale gioco, il divieto di apertura di sale scommesse in locali che si trovino a una distanza inferiore di 500 metri dai luoghi sensibili individuati dalla disciplina regionale e comunale. In particolare, il Tribunale amministrativo ha accolto il ricorso presentato da un gestore di sale gioco contro l'ordinanza-diffida emessa nei suoi confronti dal Comune di Milano, settore Sportello Unico per l'Edilizia, direzione Interventi edilizi minori, diffidandolo «dall'insediamento e apertura di sala giochi e/o sala scommesse e dalla collocazione di nuove apparecchiature per il gioco d'azzardo lecito».

La ludopatia
Per il Collegio, la propensione al gioco d’azzardo patologico (Gap), normalmente definito “ludopatia”, consiste in una patologia del comportamento paragonabile negli effetti alla tossicodipendenza, a causa degli effetti sulla salute psichica dei soggetti coinvolti, il cui contrasto deve quindi essere inquadrato nell’ambito della tutela della salute, quale diritto dell'individuo e interesse della collettività, affidata, ai sensi degli articoli 32 e 117, comma 3, della Costituzione, alla competenza legislativa concorrente tra Stato e Regioni.

L’imposizione di limiti per la tutela della salute
Stabiliti, quindi, al livello di normativa statale, i principi e criteri direttivi della materia, spetta alla legislazione regionale fissare i limiti precisi per la tutela della salute circa il fenomeno della ludopatia; i Comuni, in via residuale, possono soltanto, nell’ambito della competenza sul governo del territorio, attraverso gli ordinari strumenti urbanistici ed edilizi loro affidati dalle singole Regioni, intervenire in materia di distanza dai luoghi sensibili delle attività di gioco e scommesse, al fine di garantire lo sviluppo dell’ordinata e “salubre” convivenza della comunità di riferimento, ma in presenza di specifiche problematiche emerse sul territorio comunale o in assenza di normativa nazionale e/o regionale.

Prevenzione e contrasto al gioco d’azzardo patologico
Dall’esame della normativa applicabile nel caso concreto, sottolineano i giudici, la Regione Lombardia ha già dettato un’esaustiva normativa di settore con riguardo al contrasto del fenomeno della ludopatia, con l’adozione della Legge regionale n. 8 del 21 ottobre 2013, recante disposizioni finalizzate alla prevenzione e al contrasto di forme di dipendenza dal gioco d'azzardo patologico (Gap), nonché al trattamento e al recupero delle persone che ne sono affette e al supporto delle loro famiglie, fissando precisi limiti distanziometrici. L’articolo 5, comma 1, nel definire la competenza dei Comuni, per tutelare determinate categorie di soggetti maggiormente vulnerabili e per prevenire fenomeni da “Gap”, vieta la nuova collocazione di apparecchi per il gioco d’azzardo lecito in locali che si trovino a una distanza entro il limite massimo di 500 metri, da istituti scolastici di ogni ordine e grado, luoghi di culto, impianti sportivi, strutture residenziali o semiresidenziali operanti in ambito sanitario o socio-sanitario, strutture ricettive per categorie protette, luoghi di aggregazione giovanile e oratori. Inoltre, con la recente Lr n. 11 del 2015, la Lombardia ha provveduto a risolvere ogni dubbio interpretativo circa l’ambito di applicazione dei suddetti limiti distanziometrici, modificando la citata L.R. n. 8/2013, sostituendo, al comma 1 dell'articolo 5, le parole: “la nuova collocazione di apparecchi per il gioco d'azzardo lecito” con la frase: “la nuova installazione di apparecchi per il gioco d'azzardo lecito di cui all'articolo 110, comma 6, del r.d. 773/1931”.

Slot e Vlt
Ai sensi del citato articolo 110, comma 6, del Regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, recante il “Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza”, si considerano, apparecchi idonei per il gioco lecito, innanzitutto quelli, dotati di attestato di conformità alle disposizioni vigenti rilasciato dal ministero dell’Economia e delle finanze – Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato, che si attivano con l’introduzione di una moneta ovvero con appositi strumenti di pagamento elettronico, nei quali insieme con l’elemento aleatorio siano presenti anche elementi di abilità, che consentano al giocatore la possibilità di scegliere, all’avvio o nel corso della partita, la propria strategia di gioco, come le slot machine, note quali Awp (amusement with price) o New Slot. Inoltre, sono considerati lecite le cosiddette videolottery, meglio conosciute con l'acronimo Vlt (Video Lottery Terminal), apparecchiature direttamente collegate alla rete di gioco del concessionario, nelle quali possibile introdurre monete, banconote ovvero ticket cartacei, direttamente emessi dalla postazione di cassa in sala oppure rilasciati in precedenza da altre Vlt all’interno della stessa sala.

Il Regolamento edilizio
Nel caso deciso, il Tar Lombardia ha, pertanto, sindacato la legittimità del nuovo Regolamento edilizio del Comune di Milano, sancendo l’illegittimità del citato articolo 13, comma 7, per mezzo del quale l’amministrazione comunale è intervenuta direttamente nella materia, come detto riservata allo Stato e alla Regione, estendendo l’applicabilità dei limiti distanziometrici imposti dalla normativa regionale, con il divieto di apertura di sale scommesse in locali che si trovino ad una distanza inferiore di 500 metri dai luoghi sensibili individuati dalla disciplina regionale e comunale. Ai sensi del comma 2, del richiamato articolo 5 della Lr n. 8/2013, ai Comuni spetta esclusivamente la possibilità di individuare altri luoghi sensibili, cui applicare detti limiti, tenendo conto dell’impatto dell’installazione delle apparecchiature di gioco lecite sul contesto e sulla sicurezza urbana, sulla viabilità, l’inquinamento acustico e il disturbo della quiete pubblica.

Conclusioni
Pertanto, il Tar Milano, annullando l’ordinanza del Comune e annullando il citato articolo 13, comma 7, del Regolamento edilizio e sanzionando l’intervento del Comune nella materia della ludopatia, riservata alla competenza concorrente Stato-Regione, ha statuito l’incompetenza dei Comuni a imporre, tramite strumenti urbanistici/edilizi, ulteriori limiti distanziometrici all’insediamento di imprese operanti attività di gioco e scommesse rispetto ai cosiddetti luoghi sensibili, laddove la normativa regionale impone simili limiti soltanto per la collocazione dei nuovi apparecchi da gioco di cui all’articolo 110, commi 6 e 7, del Tulps.


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