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Gioco legale, Nicotra: «Si metta mano a materia, servono confini chiari e definiti»

di Emiliano Falconio

Riconoscere il potere di regolamentazione al Comune in materia di gioco pubblico, superando in primo luogo il confine di materia della sicurezza urbana che legittima attualmente solo ordinanze urgenti ex articolo 54 del Tuel; questo al fine di tutelare i diritti dei soggetti più vulnerabili per preservarli dalle implicazioni negative del gioco, anche se lecito. E ancora, attribuire potere di disciplina sussidiaria e di vigilanza agli enti locali, anche attraverso le polizie locali, per tutelare i valori sanciti dagli articoli 118 e 32 della Costituzione. Sono queste le principali richieste che i sindaci sono tornati a fare a Governo e Parlamento nel corso di un seminario che si è svolto ieri l'altro a Roma presso la Sala del Mappamondo della Camera dei deputati.
A rappresentare i primi cittadini, il segretario generale dell'Anci Veronica Nicotra che davanti a parlamentari, operatori di settore e gestori ha ribadito quanto Anci reclama da tempo ovvero la richiesta di aggiornamento della cornice normativa che regola il gioco legale. «Da anni come Anci – ha spiegato Nicotra - ci battiamo per dare soluzione a un tema che riguarda da vicino gli amministratori comunali, tema che oggi è ancora più urgente data la mancata attuazione della norma contenuta nella delega fiscale che costituisce indubbiamente un'occasione mancata».

Le necessità
Il segretario generale Anci, in buona sostanza, ha rimarcato come «allo stato attuale le maggiori incombenze relative al gioco legale ricadono sulle amministrazioni locali. Ci troviamo, infatti, ad affrontare il continuo proliferare delle sale da gioco senza disporre di regole precise circa le effettive competenze in materia di sicurezza urbana e di tutela della salute del cittadino».
«Abbiamo richiamato l'attenzione del legislatore e del governo – ha continuato Nicotra – affinché si metta definitivamente mano a una materia su cui sono proliferati nel tempo diversi interventi giurisprudenziali, testimonianza chiara dell'incertezza normativa in cui opera la seconda industria del Paese».

Che cosa fare
Ed è proprio al massimo organo giuridico che i sindaci guardano, citando le sentenze della Corte Costituzionale che si è pronunciata due volte sulla questione dei casinò (nel 1985 e nel 2001) rilevando come una regolamentazione organica sia necessaria per comporre le "disarmonie" venutesi a creare nel tempo.
Da qui la necessità di una profonda riforma del settore da attuarsi però in modo «netto e dedicato – ha evidenziato ancora il segretario generale Anci - anche per dare risposta ad altri interrogativi e soggetti coinvolti. Difatti una disciplina chiara è anche la conditio sine qua non per permettere agli operatori di settore di operare correttamente, e con le garanzie necessarie, al fine di assicurare al loro lavoro trasparenza e massima legalità». Non ultima, inoltre, la disciplina necessita per Nicotra di «chiarezza normativa e risorse dedicate anche per attuare un serio ed efficace contrasto alla ludopatia, riconosciuta come malattia sociale ma che vede le istituzioni territoriali e le associazioni spesso sole e inermi ad assistere alla trasformazione del gioco da gioia a dolore per migliaia di famiglie».


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