osservatorio anci-ifel

Lotta alla tratta, in commissione antimafia: «Raccordo con sistema protezione asilo per scongiurare possibili abusi»

di Giuseppe Pellicanò

Il raccordo tra il sistema della protezione internazionale per i richiedenti asilo e quello delle vittime della tratta, in modo da garantire risposte lineari ed immediate, scongiurando il pericolo di abusi. Questa l'esigenza principale segnalata dal sindaco di Prato e delegato Anci all'Immigrazione, Matteo Biffoni, nel corso l'audizione che Anci ha svolto davanti la Commissione parlamentare Antimafia, sul tema della lotta alla tratta e alle possibili infiltrazioni criminali all'interno dei flussi migratori.
«Chi è nel percorso dell'asilo, centro Sprar o altre strutture di accoglienza, faccia la sua domanda di asilo. Ma nel momento in cui si accende una lampadina su una ipotesi di sfruttamento e di tratta – evidenzia il delegato all'Immigrazione ci sia la possibilità di reagire in modo immediato. Tutto questo serve ai nostri sindaci ed amministratori perché tali situazioni complicate, se irrisolte, si riverberano principalmente sui territori».
D'altro canto il pericolo che si utilizzi il canale della protezione internazionale per attuare crimini legati allo sfruttamento è più che concreto. Basta pensare a «sfruttamento ed alla tratta delle persone». Una circostanza, più che probabile, visto che «ogni giorno sempre di più – ricorda Biffoni – gli elementi di persecuzione e di violenza che spingono alla fuga si mescolano con quelli economici e di vulnerabilità sociale, fino a una totale confusione di confini tra le assodate definizioni di ‘migrazioni forzate' e ‘migrazioni volontarie'».

Sistemi di protezione e antitratta
Il sindaco di Prato ha ricordato come in Italia è mancato per molto tempo il collegamento tra i sistemi di protezione ed antitratta, pur essendoci dispositivi giuridici mirati. Come «l'articolo 18 del Testo Unico sull'Immigrazione che prevede il rilascio del permesso di soggiorno per consentire allo straniero di sottrarsi alla violenza e ai condizionamenti dell'organizzazione criminale e di partecipare ad un programma di assistenza, a prescindere da una formale denuncia degli sfruttatori e dalla testimonianza in un processo».
Questa situazione si è modificata, innanzitutto con la promulgazione del Dlgs 24/2014 che prevede misure di coordinamento (ed eventuale rinvio) tra amministrazioni che si occupano di tratta e di asilo, l'obbligo di fornire agli stranieri informazioni sulla protezione internazionale e la trasmissione degli atti al questore da parte delle Commissioni territoriali se durante l'esame emergono fondati indizi di tratta.
Ma anche con il Dlgs 18 agosto 2015 n. 142 che dispone che ai richiedenti protezione internazionale identificati come vittime della tratta di esseri umani si applica il programma unico di emersione, assistenza e integrazione sociale previsto dal testo unico sull'Immigrazione.
«Tuttavia – fa notare l'Anci attraverso il suo delegato – è necessario avviare procedure per dare attuazione a tale disposizione, partendo dal nodo problematico dell'identificazione, resa difficoltosa, in un contesto di flussi migratori misti da due fattori».

Criticità operative ed esperienze
Da un lato la mancanza di protocolli condivisi sull'identificazione di vittime di tratta che abbiamo richiesto la protezione internazionale o ne siano titolari; e, dall'altro lato, dalla vergogna e paura di ritorsioni con le quali le vittime della tratta a scopo di sfruttamento sessuale si confronto quotidianamente.
In questo senso, Biffoni ripone buone speranze nella prossima pubblicazione del «Piano Nazionale d'Azione contro la tratta e il grave sfruttamento, primo strumento formalmente riconosciuto per definire strategie pluriennali di intervento per la prevenzione e il contrasto al fenomeno».
Intanto, bisogna far tesoro delle esperienze positive realizzate dai territori, che «grazie al continuo confronto tra operatori del Sistema anti-tratta e i servizi di accoglienza per richiedenti protezione internazionale (incluse le commissioni territoriali) hanno prodotto – ricorda il sindaco di Prato - significative buone prassi rispetto all'emersione e alla protezione delle vittime di tratta che hanno richiesto asilo». Partendo dal protocollo firmato a Torino tra la Commissione territoriale per il riconoscimento della Protezione Internazionale ed il Comune, che prevede l'intervento dell'ente di tutela delle vittime di tratta ogniqualvolta i membri della Commissione ritengano che il richiedente possa essere stato una vittima della tratta. «Un esempio – conclude Biffoni – che vorremmo estendere il più possibile a tutte le realtà territoriali".


© RIPRODUZIONE RISERVATA