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Parchi eolici: «l'effetto selva» non giustifica il no all'autorizzazione unica

di Mauro Calabrese

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Per sostenere legittimamente il provvedimento di diniego da parte della Regione competente della richiesta di autorizzazione unica alla realizzazione di un parco eolico, non è sufficiente allegare un generico pregiudizio al paesaggio dovuto alle interferenze visive prodotte dalla presenza, nella stessa zona, di più impianti, tali da generare un “effetto selva eolico”.

La Sentenza
Il Consiglio di Stato, Sezione IV, Sentenza 3 novembre 2015, n. 5001, annullando la decisione di primo grado del Tar Basilicata, ha accolto il ricorso presentato da una società del settore delle rinnovabili, contro il provvedimento dell’Ufficio energia della Regione che le aveva negato l’autorizzazione unica per la costruzione e l’esercizio di un impianto per la produzione elettrica da fonte eolica.
L’autorizzazione amministrativa, per un parco eolico composto da 11 aerogeneratori, era stata, all’inizio, positivamente giudicata dalla Conferenza dei servizi, alla luce dei pareri favorevoli espressi dal Comitato tecnico regionale per l’ambiente (Ctra) e dalla Soprintendenza per i beni architettonici e paesistici della Basilicata, con l’adozione di indicazioni e prescrizioni che imponevano, però, la riduzione della potenza prevista, con la realizzazione di soli due aerogeneratori, e a condizione che non venisse, nel frattempo, realizzato un analogo progetto, già autorizzato in favore di altra società, per scongiurare il prodursi del cosiddetto “effetto selva”, derivante dalla compresenza di altri impianti eolici già esistenti o già autorizzati.
Una volta che il progetto dell’impianto eolico precedentemente autorizzato è stato realizzato, il competente Ufficio energia della Regione ha preso atto dell’intervenuta efficacia dell’autorizzazione unica accordata, ritenendo impossibile il rispetto di tutte le prescrizioni e condizioni imposte alla richiesta successiva, quindi negando l’autorizzazione unica al secondo parco eolico.

Il parere
La risoluzione della Conferenza dei Servizi, recante le prescrizioni imposte, si è basata principalmente sul parere espresso dalla Soprintendenza, a sua volta richiamante i pareri espressi dall’Ufficio urbanistica e tutela del paesaggio della Regione – Commissione regionale per la tutela del paesaggio, che hanno imposto di condizionare il rilascio dell’autorizzazione unica richiesta alla mancata realizzazione, nella medesima zona, di altro impianto eolico, alla luce di non meglio specificati “criteri generali” di tutela del paesaggio, in area vincolata soggetta all’incidenza di più parchi eolici.
I giudici di Palazzo Spada, pur riconoscendo la discrezionalità della Soprintendenza nell’adottare criteri generali per la valutazione delle fattispecie sottoposte al suo esame, dimostrando particolare cautela nel valutare di compresenza di diversi impianti a carico di una medesima area paesaggisticamente tutelata, hanno sanzionato l’arresto, espresso dal medesimo parere, a una valutazione superficiale, definita “tipica”, dell’incidenza visiva sul paesaggio generata, in ogni caso, dall’effetto selva prodotto da due parchi eolici, senza valutare le specifiche caratteristiche della singola vicenda.

La promozione delle rinnovabili
Per il Collegio, alla luce delle disposizioni di favore di cui al Dlgs .387/2003, recante “Attuazione della direttiva 2001/77/CE relativa alla promozione dell'energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell'elettricità”, ai fini della valutazione della richiesta di autorizzazione unica, è necessaria, al contrario, una congrua analisi del caso concreto, per non produrre una “irragionevole limitazione” alla installazione di un impianto di produzione di energie alternative.
In particolare, la compresenza di due o più impianti eolici nello stesso territorio, di cui correttamente si deve tenere conto, non viene considerata di per sé ostativa all’installazione di un nuovo analogo impianto ai sensi delle “Linee guida per l’autorizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili” contenute nel Dm Sviluppo Economico del 10 settembre 2010, emanato ai sensi del citato Dlgs n. 387/2004.

Le misure di mitigazione
A stigmatizzare il superficiale parere della Soprintendenza, prosegue la sentenza del Consiglio di Stato, concorre la circostanza che i citati pareri, nelle more, sono stati peraltro considerati superati dal Ctra competente, in successivo parere del tutto trascurato, a seguito della proposta di modifica progettuale, presentata da parte della società richiedente, volta proprio a evitare le interferenze visive, attraverso la delocalizzazione dei due aereogeneratori autorizzati in altra zona.


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