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La Provincia risarcisce anche gli incidenti causati dal capriolo

di Machina Grifeo Francesco

La Cassazione detta i criteri per definire il riparto di responsabilità tra gli enti territoriali nella «complessa e delicata materia» del risarcimento dei danni derivanti dall'attraversamento stradale di animali selvatici. E chiarisce che bisogna identificare, anche sulla base della normativa regionale, quale sia l'amministrazione cui in concreto sono stati affidati i poteri di gestione della fauna e del territorio, invece di ricercare un «astratto riparto di compiti».

La vicenda
Applicando questo criterio, la Suprema corte (con la sentenza n. 22886/2015, depositata ieri) ha respinto il ricorso della provincia di Siena contro la sentenza del tribunale di Montepulciano che l'aveva condannata a risarcire 1.800 euro per i danni provocati da un capriolo ad una autovettura in transito da Chianciano Terme a Sant'Albino. Al termine di una accurata ricostruzione della normativa nazionale e soprattutto regionale, la Cassazione ha infatti stabilito che la provincia era effettivamente titolare di un potere di gestione e controllo della zona. Per cui l'ha ritenuta responsabile dell'assenza di segnali stradali che indicassero il pericolo di transito di animali selvatici. Segnaletica, prosegue la sentenza, tanto più necessaria visto che la zona era stata di recente oggetto di un ripopolamento faunistico sotto il controllo dell'ente.

La responsabilità della Provincia
La sentenza chiarisce poi che la Provincia poteva assolvere tale compito o «direttamente o affidandolo ai Comuni per i tratti di loro competenza», ma che comunque su di essa incombeva un obbligo informativo. Non avendo dunque «ottemperato in alcun modo a tale preciso dovere», l'amministrazione è incorsa nella responsabilità extracontrattuale prevista dell'articolo 2043 codice civile, non essendo applicabili alla fauna selvatica le regole generali previste per il danno cagionato da animali di proprietà (2052 c.c.).

Il precedente giurisprudenziale
La Cassazione, dunque, supera il precedente orientamento che riteneva le Regioni sempre responsabili, e adotta il diverso indirizzo, inaugurato con la sentenza n. 80/2010 pronunciata con riguardo alla regione Marche, che privilegia il criterio di «effettività». Secondo questa linea, infatti, «la responsabilità aquiliana per i danni a terzi deve essere imputata all'ente, sia esso Regione, Provincia, Ente Parco, Federazione o Associazione, etc., a cui siano stati concretamente affidati, nel singolo caso, i poteri di amministrazione del territorio e di gestione della fauna ivi insediata, con autonomia decisionale sufficiente». Sulla stessa direttrice sono poi seguite altre decisioni riguardanti la regione Calabria (26197/2011), il Piemonte (21395/2014), l'Abruzzo (12808/2015). Del resto, prosegue la sentenza l'attribuzione della responsabilità all'ente territorialmente inferiore «trova oggi un sicuro ancoraggio nella Costituzione, dove il principio di sussidiarietà è ormai a tutti gli effetti riconosciuto».


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